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Soroptimist e avanzamento delle donne. De Franciscis: “Formazione e collaborazioni con le istituzioni”

Foto, Soroptimist. Dibattito sull'importanza della formazione femminile. #CSW60

(Di Anna Serafini)

Formazione. Ruota attorno a questo obiettivo la testimonianza portata dal Soroptimist alla Commissione sulla Condizione delle donne (CSW60) dal 14 al 24 marzo all’Onu. Anche quest’anno, l’associazione femminile che a livello internazionale si compone di 80mila socie da 130 Paesi ha partecipato all’evento sulla valorizzazione delle donne che ha richiamato a New York 8mila rappresentanti da tutto il mondo e quasi mille organizzazioni non governative. «Eravamo portatrici di due messaggi principali: “Educate to Lead” che è collegato con un progetto concreto per ricostruire scuole in Nepal; e “Educate to eliminate Violence against Women”», riferisce Maria Elisabetta de Franciscis, presidente del Soroptimist International d’Europa (SIE).

bianco e parità di genere

Soroptimist alla CSW60. Evento su parità di genere e “white ribbon”

«Alcune nostre socie sono riuscite ad organizzare eventi paralleli». In generale, «abbiamo seguito quanti più eventi trattassero in qualche modo di queste tematiche, da White Ribbon (la Campagna del Fiocco bianco contro la violenza sulle donne, ndr) a Trafficking (tratta di esseri umani, con le donne ridotte a vittime di sfruttamento sessuale o lavoro forzato)», spiega de Franciscis.

Con lei e le 78 socie della rappresentanza Soroptimist International, anche Elena Trombetta, Segretaria del Club di Como. «Aver partecipato al CSW60 offre l’esposizione più globale alle problematiche di nostra pertinenza. Come Soroptimist Italia avremmo voluto poter presentare alcuni dei nostri “successi” nella collaborazione con le istituzioni che è divenuta un tratto distintivo proprio del Soroptimist Italia, che in qualche modo ne segna la continuità di azione ed il successo», continua la presidente SIE.

La promozione dei diritti umani, l’avanzamento della condizione femminile, la parità di genere nella formazione e nel mondo del lavoro, la diffusione di una cultura contro la violenza alle donne sono temi ai quali lavora l’organizzazione presente in Italia con 147 club e 5700 iscritte: «Negli ultimi anni, in Italia il Soroptimist si è fatto parte attiva nella realizzazione delle aule di ascolto per i minori, maschi e femmine, vittime di violenza (oltre 60). Ha stipulato un protocollo con il MIUR per la formazione degli insegnanti sulla questione di genere nelle scuole ed un protocollo con Unioncamere per una offerta formativa alle donne. Ha sostenuto l’introduzione del “codice rosa bianca” presso i pronto soccorsi». Si tratta di una rete che unisce Asl, procure, forze dell’ordine e associazioni di volontariato per intervenire con tempestività a tutela delle vittime di violenza.

Ma in agenda ci sono anche la promozione delle «opportunità lavorative per le donne, che specie in questa epoca di crisi sono le prime a subirne le conseguenze ma spesso le più disponibili a “reinventarsi” attraverso percorsi di formazione» e la realizzazione delle “stanze tutte per sé” presso le caserme dell’Arma dei Carabinieri per la raccolta di denunce di violenza subita. «A quanto mi risulta è la prima volta che il Comando generale dell’Arma ha dato istruzioni specifiche in collaborazione con un’associazione come la nostra», racconta de Franciscis.

Nel suo biennio di presidenza SIE, in linea con la dimensione internazionale, mira a portar avanti il tema della formazione per migranti e rifugiate, offrire rifugi e formazione alle vittime di violenza, incoraggiare le ragazze agli studi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), «un bacino lavorativo nel quale le donne sono ancora troppo poche e troppo poco considerate. Alcune eccellenze come la prof. Fabiola Gianotti (CERN Ginevra) sono eccezioni nel panorama italiano in STEM».

Maria Elisabetta de Franciscis

Maria Elisabetta de Franciscis

La verifica della strada fatta si farà a luglio 2017, in Italia, per la precisione a Firenze presso la Fortezza del Basso, dove si radunerà il 21° congresso della Federazione europea: «Sono attese 1500 socie, ma SIE ne conta oltre 34mila in totale».

Eppure, «è incredibile scoprire come in alcune occasioni possa essere difficile anche contribuire al bene comune», ammette De Franciscis, sottolineando «l’importanza degli sforzi profusi da associazioni come la nostra che si avvalgono del contributo delle proprie socie e non attingono a risorse pubbliche, ma anzi in certi casi fanno fronte alle difficoltà della finanza pubblica». (@annaaserafini)

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