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Palmira, i robot e le stampanti 3D delle italiane TorArt e D-Shape aiutano a ricostruire l’arco

L'iniziativa dell'Institute of Digital Archaeology in collaborazione con l'UNESCO, l'universita' di Oxford, il Museo del Futuro di Dubai e il governo degli Emirati Arabi Uniti inizia a partire da delle immagini in 3D

I robot della TorArt riproducono l'arco di Palmira

NEW YORK, 31 Marzo 2016 – Save the date: 19 aprile, Trafalgar Square, Londra. Una riproduzione dell’arco trionfale di Palmira, distrutto lo scorso anno dallo Stato Islamico, verrà esposta nell’iconica piazza della capitale britannica. Nel frattempo, prosegue la valutazione dei danni al sito romano nella città siriana da parte della comunità archeologica internazionale, dall’Hermitage di San Pietroburgo agli esperti italiani dei “caschi blu per la cultura”. La replica, che dopo Londra sarà presentata a New York, è stata creata seguendo un modello 3D computerizzato da dei robot-“scultori” a Carrara, città celebre per le cave di pregiato marmo. Il 70% del materiale utilizzato (blocchi marmorei e pietra arenaria) verrà dal comune toscano o dalle Alpi.

L’iniziativa dell’Institute of Digital Archaeology in collaborazione con l’UNESCO, l’università di Oxford, il Museo del Futuro di Dubai e il governo degli Emirati Arabi Uniti si basa su un progetto di documentazione fotografica, “the Million Image Database”: fotografi volontari hanno scattato (e continuano a produrre) milioni di immagini in 3D dei siti a rischio in tutto il Medioriente e il Nord Africa. Soltanto dall’inizio  dell’anno, infatti, oltre 5mila fotocamere 3D sono state distribuite per ampliare l’archivio digitale.

Immagini dell’arco sono state scattate prima della distruzione per mano dell’ISIS, permettendo la creazione di un modello computerizzato. Il file è stato poi inviato a Carrara, dove i robot di TorArt, azienda specializzata nel campo della robotica e della scultura, in collaborazione con la “D-Shape” di Cascine di Buti, Pisa, produttrice di stampanti 3D, stanno completando la riproduzione in scala ridotta.

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“Questo è il momento che aspettavamo”, Roger Michael, fondatore e direttore esecutivo dell’Institute of Digital Archaeology, ha detto al New York Times in vista dell’esposizione a Londra: “Ogni volta che resuscitiamo dalle macerie uno di questi monumenti, diamo scacco al messaggio di paura e di ignoranza che i jihadisti cercano di diffondere. Se loro distruggono, noi ricostruiamo. Se distruggono di nuovo, noi ricostruiamo di nuovo”.

Riconoscendo che una riproduzione non potrà mai rimpiazzare l’originale, Alexy Karenowska, responsabile tecnologica del progetto ha spiegato che “l’idea è di attirare l’attenzione sul fatto che la ricostruzione è in corso, e provare quel che la tecnologia può fare per qualcosa che tocca tutti noi”.

La replica a grandezza naturale verrà prodotta una volta che il progetto si sposterà in Siria. L’iniziativa è la prima nel suo genere per scopo e scala, dicono i promotori, riferendo che ulteriori copie verranno realizzate nel 2016 e nel 2017. (@alebal, @annaaserafini)

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