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Corridoi umanitari: il 4 aprile un primo bilancio del progetto “modello”

L’appuntamento è alle 15 in via dell’Umiltà 83/c, presso la sede della Stampa Estera

ROMA, 1 Aprile 2016 – Che i corridoi umanitari possano essere un modello replicabile da altri Stati lo ha detto a più riprese anche il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, da ultimo il 30 marzo alla Conferenza di Alto livello dell’Onu sui rifugiati siriani a Ginevra. Lunedì, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, faranno un primo punto dell’operazione, promossa con la Tavola Valdese e sostenuta dal governo italiano.

Dal 4 febbraio, quando la piccola Falak, una bambina siriana con un occhio perso per un tumore e l’altro a rischio è arrivata a Roma con la sua famiglia nell’ambito del progetto, altri 93 rifugiati in condizione di vulnerabilità hanno raggiunto l’Italia grazie ai visti umanitari rilasciati a seguito dell’accordo dei tre promotori con i Ministeri degli Esteri e dell’Interni siglato a dicembre.

Il progetto pilota, che consente a donne sole con bambini, vittime potenziali della tratta di essere umani, anziani, persone affette da disabilità o serie patologie, e soggetti riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati di arrivare in Italia in sicurezza evitando i tragici viaggi della morte, prevede l’arrivo di un migliaio di rifugiati in due anni dal Libano, dal Marocco e dall’Etiopia.

Una volta in Italia, riceveranno accoglienza e cure, come già dimostrato dai casi di Falak e del giovane Diya, oltre a partecipare a programmi di integrazione che comprendono corsi di lingua, progetti di avviamento al lavoro o iscrizione scolastica.

L’appuntamento è alle 15 in via dell’Umiltà 83/c, presso la sede della Stampa Estera.
(@annaaserafini)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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