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Papa Francesco, dopo Lampedusa, un nuovo “possibile viaggio” tra i profughi in Grecia

ROMA, 5 Aprile 2016 – Un “possibile viaggio” ad aprile porterebbe papa Francesco tra i migranti e i rifugiati in Grecia, dove ne sono sbarcati centinaia di migliaia negli ultimi anni e da cui ieri sono iniziati i primi rimpatri nel quadro dell’accordo Ue-Turchia. “Esistono contatti con autorità civili e religiose”, ha commentato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, frenando sul luogo e sulla data, anche se secondo le indiscrezioni dei media di Atene basate su una nota del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa greca e rilanciate dall’informazione italiana, la visita potrebbe essere a Lesbo il 15 aprile.

“Al momento tali decisioni non sono ancora state prese”, ribadisce Lombardi, ma un viaggio del pontefice argentino nell’isola che è diventata uno dei simboli della tragica crisi dei rifugiati appare in linea con la decisione di effettuare nell’Anno santo della Misericordia “trasferte mensili” in luoghi della sofferenza, e coerente con i messaggi inviati da Bergoglio sin dai primi mesi della sua salita al soglio petrino.

Fu a Lampedusa, altro luogo dell’accoglienza, il primo viaggio del suo pontificato: nell’isola nel cuore del Mediterraneo fece tappa nel luglio 2013. Prima il lancio in mare di una corona di fiori in ricordo degli uomini, delle donne e dei bambini inghiottiti dal mare, poi la messa nel campo sportivo Arena, quando parlò di “responsabilità fraterna”, in opposizione alla “globalizzazione dell’indifferenza”.

Ma non bisogna guardare tanto indietro per cogliere la testimonianza di Francesco. Protagonisti della lavanda dei piedi di Giovedì Santo (24 marzo) sono stati dei profughi. Quattro cattolici, tre copti, tre musulmani e uno di religione indù, più una volontaria italiana. La messa in “Coena Domini” con gli 892 migranti, ospiti del Centro Accoglienza per Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, e i 114 operatori della struttura. A tre giorni dagli attentati di Bruxelles, “un gesto di guerra, di distruzione, noi qui abbiamo diverse religioni e culture, ma con questo gesto diciamo che siamo fratelli e vogliamo vivere in pace”, aveva affermato il Pontefice. (@annaaserafini)

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