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Sud Sudan: allarme di Fao e Wfp, paese stritolato tra guerra e siccità

Sud Sudan

GIUBA, 6 APRILE – Sud Sudan stretto fra violenze interne e fenomeni meteorologici che acuiscono la carestia. Il nuovo allarme è stato lanciato dalle due agenzie delle Nazioni Unite: la FAO e il Programma Alimentare Mondiale (WFP), in un rapporto sulla produzione agricola del paese africano frutto della Missione di Valutazione della Produzione e della Sicurezza Alimentare.

Le piogge insufficienti hanno ulteriormente ridotto la produzione agricola, contribuendo a un deficit di cereali di 381.000 tonnellate – il 53% superiore rispetto al 2015 – e hanno aggravato la già grave carenza di cibo. I prezzi dei cereali sono saliti di quasi cinque volte dall’inizio dello scorso anno, fattore che rende sempre più difficile per le persone avere sufficiente cibo da mangiare. Secondo il rapporto la crisi in Sud Sudan è caratterizzata da allarmanti livelli di fame. Circa 5,8 milioni di persone – vale a dire quasi la metà della popolazione del paese – non sanno con certezza da dove verrà il prossimo pasto, mentre il tasso di grave insicurezza alimentare ha ormai raggiunto il 12%, il doppio di un anno fa.

images[1] LA SITUAZIONE

“Il Sud Sudan sta affrontando una miscela letale di conflitto, difficoltà economiche e scarse piogge. L’insieme di questi fattori sta facendo peggiorare la situazione e temiamo che il numero di affamati andrà sempre più aumentando e che la malnutrizione aumenterà”, ha detto il Direttore del WFP Joyce Luma. “Questo rapporto mette in chiaro che il miglioramento della situazione alimentare richiede una risoluzione pacifica del conflitto”. “L’insicurezza alimentare si è diffusa in aree precedentemente considerate relativamente stabili, mettendo in evidenza l’impatto cumulativo di conflitto, crisi economica e shock climatici”, gli ha fatto eco Serge Tissot, Rappresentante della FAO in Sud Sudan.

Il deficit di cereali del Sud Sudan è dovuto principalmente alle scarse precipitazioni in zone degli stati di Bahr el-Ghazal e Equatoria e dell’interruzione forzata delle attività agricole causata dall’aggravamento della situazione di sicurezza nel paese. Le famiglie in Sud Sudan sono costrette a far fronte all’aumento dei prezzi dei cereali, causati dall’effetto combinato di una forte svalutazione della moneta locale e di costi di trasporto più elevati. I collegamenti tra le zone di produzione cerealicola – soprattutto negli stati suddetti  – e i mercati principali sono diventati estremamente difficili a causa dell’aumentata situazione d’insicurezza, della proliferazione di posti di blocco e delle tasse esorbitanti applicate ai trasportatori lungo le rotte commerciali principali.

“Nonostante l’enorme potenziale per la produzione agricola – oltre il 90% del territorio del Sud Sudan è arabile – solo il 4,5% dei terreni disponibili era coltivato quando il paese ottenne l’indipendenza nel 2011”, ha fatto notare Tissot. “Ora, dopo oltre due anni di guerra civile, questa percentuale è significativamente diminuita a causa dell’insicurezza diffusa, dei danni ai beni agricoli e delle limitazioni ai metodi agricoli tradizionali “, ha continuato Tissot. “Eppure, la produzione agricola è possibile nelle zone stabili all’interno degli stati colpiti dai conflitti, ed è più importante che mai.  Le comunità non possono fare affidamento sul mercato o sull’erogazione di aiuti alimentari e quindi devono produrre cibo da sé”, ha aggiunto. “La FAO sta lavorando con i contadini, i pescatori e i pastori, per fornire loro kit di sostentamento di emergenza, sementi, attrezzi, supporto alla salute animale e formazione”.

COSA FARE

Sud Sudan

Un villaggio nel Sud Sudan

Il rapporto contiene una serie di raccomandazioni per un’azione immediata per affrontare la fame, rafforzare la produzione alimentare interna e ridurre il deficit alimentare nel 2016 e nel prossimo anno. Quello che è più urgente è la necessità di un miglioramento immediato della sicurezza in tutto il paese. Inoltre, le agenzie come il WFP, la FAO e le organizzazioni partner, hanno bisogno di accesso duraturo e di risorse per fornire cibo, assistenza mirata e sostentamento alle famiglie più vulnerabili nelle zone con i livelli più alti d’insicurezza alimentare, soprattutto in alcune parti dell’Alto Nilo e dell’ Eastern Equatoria.
Laddove opportuno, è necessaria la fornitura di mezzi di sussistenza – come sementi e attrezzi – per consentire alle comunità di produrre il proprio cibo, e così resistere alle perturbazioni del mercato. Migliorare l’accesso delle persone a cibo ricco di micronutrienti e di proteine potrebbe essere realizzato attraverso la distribuzione di kit e l’uso di buoni per la nutrizione da essere scambiati con verdure, pesce e latte di provenienza locale. Altre raccomandazioni sono: sostenere la stagione agricola 2016 in tutto il Sud Sudan, garantendo l’accesso ai fattori di produzione agricoli e ittici; rafforzare le scuole sul campo per agricoltori e pastori; espandere le campagne veterinarie per mantenere il bestiame in buona salute; e, nelle zone colpite dal conflitto, aiutare a ristabilire le condizioni di vita, ogni qual volta possibile, aiutando nella preparazione del terreno e nell’accesso ai mezzi di produzione agricoli.

Nel 2016, la FAO e il WFP, insieme con i loro partner, sosterranno gli sforzi che mirano ad aumentare la disponibilità di cibo, rafforzare i mezzi di sussistenza e costruire la resilienza. Nel documento Appello Umanitario 2016, la FAO ha richiesto 45 milioni di dollari per aiutare 2,8 milioni di persone con sementi, attrezzi e altri fattori di produzione per la produzione di cibo, per mantenere il bestiame in salute, e rafforzare gli sforzi del governo per aumentare la sicurezza alimentare. Al momento attuale, il deficit di finanziamenti ammonta a 16,1 milioni di dollari. Il WFP prevede di fornire nel 2016 assistenza alimentare e supporto nutrizionale specializzato a circa 3 milioni di persone in Sud Sudan, ma ha una carenza di finanziamenti di 241 milioni per i prossimi sei mesi.

(@ novellatop , 6 aprile 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts