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Il cambiamento climatico, minaccia a pace e sicurezza. La comunità internazionale guarda ai SIDS

Conferenza all’International Peace Institute (IPI) è stata organizzata in collaborazione con Italia all'Onu e Security Council Report

(Di Anna Serafini)

NEW YORK, 21 APRILE – “Pioniere nella creazione di partnership con molti Stati membri, in particolare quelli più vulnerabili, per promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici”, l’Italia sostiene le SIDS da anni, anche prima del 2007, quando le Nazioni Unite hanno iniziato a discutere il problema riconoscendo il legame tra cambiamento climatico e sicurezza, ha sottolineato l’ambasciatore Sebastiano Cardi, aprendo un incontro su “L’impatto dei cambiamenti climatici in pace e sicurezza internazionale” organizzato dall’International Peace Institute (IPI) in collaborazione con il Security Council Report e la Rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite.

L’appuntamento, in vista della cerimonia convocata dal segretario generale Ban Ki-moon il 22 aprile per la firma della accordo raggiunto a Parigi nell’ambito di COP21, ha fatto il punto sulle iniziative in corso per contrastare i cambiamenti climatici e raccogliere spunti per potenziali nuove strategie e politiche. Particolarmente sensibili a tale fenomeno sono proprio le piccole isole in via di sviluppo.

Il contributo italiano basato su “interesse e competenza”.

“L’Italia ha da tempo interesse nel tentare di capire e contrastare il cambiamento climatico” e “vanta un know-how di lunga durata nella definizione delle strategie e degli strumenti tecnologici per affrontare l’aumento in atto del livello degli oceani e dei mari”, ha dichiarato Cardi.  Con 8.300 chilometri di litorali e molte isole, l’Italia è stata colpita dal riscaldamento globale e dall’innalzamento del livello del mare, ha subito inondazioni e lo scioglimento dei ghiacciai, valanghe e frane nelle regioni montuose e collinari. Un altro esempio è rappresentato dall’alta marea che periodicamente minaccia il sito UNESCO di Venezia.

“La nostra laguna ha una agenda simile a quella dei SIDS”, il primo ministro Renzi aveva riassunto lo scorso ottobre, accogliendo a Venezia rappresentanti da 40 Stati per discutere di cambiamento climatico e innalzamento del livello del mare. Il 12 aprile, sei aziende italiane hanno presentato alle Nazioni Unite tecnologie d’avanguardia per contrastare o prevenire gli effetti nocivi del cambiamento climatico. Da pesci robot alle barriere mobili del Mose, da sistemi di monitoraggio in tempo reale di inondazioni, frane, incendi e ai satelliti innovative, tali modelli possono essere replicati e attuati in contesti analoghi.

Nabarro

David Nabarro, consigliere speciale del Segretario generale sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

“Il cambiamento climatico è un moltiplicatore di minacce”, comporta scarsità di cibo e acqua, generando  conflitto, ha dichiarato David Nabarro, consigliere speciale del Segretario generale sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ricordando i risultati della 5° relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (2014). “Minaccia la capacità del governo di soddisfare le esigenze delle cittadini”, il che potrebbe generare conflitti e disastri umanitari, così come incrementare i flussi migratori. Inoltre, il cambiamento climatico ha “un impatto diretto sull’integrità territoriale e la sopravvivenza”, ha osservato Nabarro concludendo che il fenomeno “è un problema di pace e sicurezza, soprattutto nei SIDS”.

Mentre l’Agenda 2030 e l’accordo di Parigi spingono politicamente tutte le istituzioni a guardare al cambiamento climatico come interconnesso con la pace, la sicurezza, i diritti umani e la giustizia sociale, “non dobbiamo solo festeggiare la firma dell’accordo di COP21, ma integrare le azioni per il clima in una più ampia politica di sviluppo”, ha aggiunto il consigliere speciale. Dopo “mitigazione” – la parola chiave utilizzata al COP21 – “adattamento e resilienza” sono sfide centrali: devono essere sviluppate infrastrutture e sistemi agricoli ed energetici che rispondano in modo efficace alla minaccia del clima, facendo ricorso a fondi privati e pubblici, ha sostenuto Nabarro.

Infografica del prof. Gerrard

Infografica del prof. Gerrard

Scientificamente parlando... “Se continuassimo con le politiche in atto, nel 2100 [le temperature derivate dalle emissioni globali di gas serra] sarebbero comprese tra i 3,3 e i 3,9 ° C. Quando consideriamo gli impegni presi a Parigi, i contributi promessi stabiliti a livello nazionale nazionale, si arriva a circa 2,7 ° C: la maggior parte dei SIDS non esisterebbero più, con grandi parti del mondo distaccate”, ha dichiarato il professor Michael B. Gerrard, Direttore presso il Sabin Center for Climate Change Law alla Columbia Law School. “Per raggiungere l’obiettivo 1,5-2°C, abbiamo bisogno di assorbire più gas serra dall’atmosfera di quanto ne rilasciamo”. Per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e ridurre le emissioni, i $ 100 miliardi all’anno entro il 2020, promessi a Copenaghen del 2009 “non sono lontamente abbastanza”: le sole azioni di adattamento necessitano di almeno $ 300 miliardi, ha sottolineato il professore. Per Gerrard, inoltre, come conseguenza del cambiamento climatico la migrazione – “un preambolo dell’accordo di Parigi” – potrebbe essere diverse volte la grandezza registrata negli ultimi due anni.

“Il nostro futuro non dipende da noi”. Parlando di “un sentimento di impotenza”, il rappresentante permanente di Palau alle Nazioni Unite – una delle isole più vulnerabili e il cui progetto di “oasi marina” da anni ha ricevuto l’appoggio anche finanziario dell’Italia – ha ricordato quando la popolazione fu evacuata in un’altra isola durante la guerra (poi le venne concesso di tornare): “Quando si perde la propria terra, si perde tutto ciò che è collegato ad essa: abbiamo ancora quella terra? Dobbiamo ancora diritto a pescare?” “Il nostro futuro dipende dalla quantità di denaro che verrà messo a disposizione [dalla comunità internazionale per affrontare il cambiamento climatico], dalla buona volontà di molti, e dalla capacità del Consiglio di Sicurezza”, ha sottolineato l’ambasciatore Caleb Tyndale Okauchi Otto. (@annaaserafini)

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