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Renzi all’Onu: Decalogo sull’ambiente e sostegno alla candidatura italiana

Battaglia difficile per consiglio di sicurezza, "avversari temibili", ma Italia non ha paura

(di Arturo Zampaglione)

NEW YORK, 21 APRILE – A pochi giorni dal fallimento del referendum sulle trivelle – che gli italiani, secondo Matteo Renzi, hanno giudicato come “un referendum sbagliato” – il premier è arrivato al Palazzo di vetro per la firma del trattato sull’ambiente concluso a Parigi nel dicembre scorso e per rilanciare le posizioni del suo governo: che sono pragmatiche e non legate a un “ambientalismo ideologico”.

“L’Italia è già leader in Europa nelle energie rinnovabili”, ha ricordato Renzi in una conferenza stampa nella sede della missione italiana presso l’Onu. E mentre si chiede all’Onu, anche dopo il successo di Parigi, un maggior impegno in questa direzione, il governo italiano intende collegare gli sforzi sull’ambiente a un modello di sviluppo, secondo un “decalogo” che Renzi ha illustrato punto per punto.

Arrivato dal Messico in mezzo alla notte tra mercoledì e giovedì, il premier ha approfittato della visita a New York anche per sostenere la candidatura dell’Italia a un seggio non-permanente al Consiglio di sicurezza nel biennio 2017-2018. “E’ una battaglia difficile, contro avversari molto qualificati e temibili come la Svezia e l’Olanda, ma la stiamo giocando con impegno e non abbiamo certo paura”, ha osservato Renzi, che ha fatto i complimenti ai diplomatici italiani impegnati nella elezione. Il presidente del consiglio parteciperà a una decina di incontri bilaterali con paesi membri dell’Onu, dal Niger alle Isole Marshall. A tutti, ricorderà i motivi che rendono molto solida la candidatura italiana: dalle battaglie per l’emancipazione femminile alla leadership nel peacekeeping, dalle iniziative per la riforma del consiglio di sicurezza al rinnovato slancio della cooperazione italiana dopo la legge approvata dal parlamento, dalla mobilitazione per i rifugiati al ruolo geopolitico nel Mediterraneo.

Renzi ha insistito anche sulla novità di quel che chiama il “corridoio Sud” della politica estera italiana: cioè una attenzione particolare rivolta all’Africa, al suo sviluppo economico e alle sue potenzialità energetiche. In particolare queste ultime andrebbero affiancate, anche a livello europeo, e come obiettivo strategico di diversificazione delle fonti e attenzione ai temi dello sviluppo, a quel “corridoio Est-Ovest” su cui fanno perno le importazioni di petrolio russo.

Al primo punto del decalogo ambientale di Renzi ci sono gli investimenti nell’eolico, con un’attenzione particolare alle tecnologie italiane. Al secondo figura l’energia solare, dove l’Italia è già leader, ma che ora deve sganciarsi dalla droga degli incentivi pubblici. Al terzo c’è l’impegno a livello europeo per le concessioni legate all’energia idroelettrica, al quarto il geotermico (anche se nessuno si fa troppe illusioni sulle potenzialità), al quinto la diffusione dei contatori digitali in cui l’Enel eccelle e che, da un lato serviranno ai consumatori per avere più controllo sui consumi, dall’altro offriranno grandi possibilità di lavoro a un esercito di elettricisti e artigiani.

Al sesto posto del decalogo renziano c’è poi il miglioramento dell’efficienza energetica delle case popolari, al settimo il rinnovo del vecchissimo parco-autobus e la decuplicazione delle colonnine per caricare le auto elettriche, che devono passare da 2mila a20mila. Agli ultimi tre punti, gli sforzi per la raffinazione verde, le biomasse e la forestazione.

(@zampaglione)

 

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Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza).

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About Arturo Zampaglione

Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza). Contact: Website | More Posts