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Caso Regeni, sale tensione. Egitto verso invio in Italia di una delegazione, e la presentatrice si scusa

Amnesty International denuncia violenze e repressione da parte del Cairo

La famiglia regeni

ROMA, 27 APRILE – Il caso Regeni registra in questi giorni un ulteriore aumento della tensione, tra repressione in Egitto, nuovi arresti, e ulteriori versioni della vicenda che ha condotto alla morte del giovane italiano al Cairo. La diffusione della notizia dell’arresto di Ahmed Abdullah,  presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong che sta offrendo attività di consulenza ai legali dei genitori di Giulio, ha causato ”grande angoscia” nella famiglia e ha aperto una ulteriore crepa nella fiducia che si possa giungere a trovare la verità sull’assassinio del ricercatore. L’Italia con il ministro Gentiloni ha affermato che “Se qualcuno pensa che il trascorrere del tempo farà modificare la posizione del governo italiano, se si pensa che con il trascorrere del tempo rinunceremo a chiedere e pretendere la verità sull’omicidio di Giulio Regeni, chi lo pensa si sbaglia”, mentre Amnesty International  punta il dito contro la repressione egiziana. Secondo l’organizzazione almeno 238 persone, tra cui attivisti e giornalisti locali e stranieri, sono state arrestate in varie città dell’Egitto il 25 aprile, giorno in cui si celebra il ritiro nel 1982 di Israele dalla penisola del Sinai.

Regeni

Ahmed Abdullah

Il massiccio spiegamento di forze e mezzi di sicurezza ha di fatto impedito lo svolgimento delle manifestazioni pacifiche indette per protestare contro la cessione di due isole del mar Rosso all’Arabia Saudita, una decisione che secondo molti gruppi della società civile egiziana è stata presa in modo incostituzionale e privo di trasparenza.
Almeno altre 90 persone erano state arrestate tra il 21 e il 24 aprile. Gli arrestati dovranno rispondere di varie accuse, tra cui reati contro la sicurezza nazionale e violazioni della legge antiterrorismo e della legge sulle proteste.
Tra le persone arrestate figurano la nota attivista Sanaa Seif e l’avvocato Malek Adly oltre ad Ahmed Abdullah, il quale è stato prelevato nella sua abitazione nella notte tra il 24 e il 25 aprile dalle Forze speciali. È accusato di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, adesione a un gruppo ”terroristico” e promozione del ”terrorismo”. Amnesty aggiunge che il 22 aprile era stato arrestato Haytham Mohammedein, avvocato e portavoce del Movimento rivoluzionario socialista. È stato tenuto bendato durante gli interrogatori e portato dopo più di 24 ore di fronte a un giudice, che ne ha convalidato la detenzione per altri 15 giorni con le accuse di ”adesione al gruppo fuorilegge della Fratellanza musulmana”, ”tentativo di rovesciare il governo” e ”convocazione di proteste contro la ridefinizione della frontiera marittima del paese”.

Amnesty International ha sollecitato le autorità egiziane a rispettare il diritto di manifestazione pacifica e la libertà di espressione e a rilasciare tutte le persone arrestate per aver manifestato in forma pacifica. ”La brutale repressione di fronte alla quale ci troviamo, al Cairo e in altri governatorati – aggiunge la ong – sembra essere il risultato di quanto annunciato di recente dal ministro degli interni che ha detto ‘risponderemo con la massima fermezza e risolutezza a qualsiasi azione che possa turbare la sicurezza pubblica’. Questa dichiarazione – proseguono gli attivisti – fa seguito a quella del presidente Abdul Fattah Al Sisi secondo il quale alcuni gruppi che starebbero mettendo a rischio la pubblica sicurezza saranno fermati da polizia e forze armate”. Regeni
In questo clima di tensione e indignazione – lo stesso Foreign Office di Londra si è detto “insoddisfatto” della mancanza di progressi da parte delle autorità egiziane nelle indagini – una delegazione della commissione parlamentare Affari esteri dell’Egitto sta pianificando una visita a Roma per ripulire “l’immagine stereotipata” del paese arabo che si è diffusa all’estero dopo l’omicidio di Regeni. A renderlo noto il deputato Mohamed Anwar Sadat, presidente della commissione, secondo quanto riferisce il sito internet dell’emittente radiotelevisiva statale “Ertu”. I membri della commissione incontreranno nel frattempo gli investigatori egiziani, i funzionari della sicurezza, i pubblici ministeri e le organizzazioni della società civile per colloqui sulla vicenda del ricercatore italiano. La visita al Parlamento italiano, ha detto Sadat, rientrerebbe in una sorta di tour che vedrà i deputati egiziani alla Commissione africana dei diritti dell’uomo, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani di Ginevra, al Parlamento europeo e al Congresso degli Stati Uniti, sempre con l’obiettivo di difendere l’immagine del paese.

Il ministero degli Esteri britannico ha reso noto che il governo britannico ha esortato l’Egitto a considerare “ogni possibile scenario” per quanto riguarda l’assassino del ricercatore italiano, compreso che dietro la sua morte ci siano le agenzie di sicurezza egiziane. E ha risposto a una petizione che chiede al governo del Regno Unito di garantire che venga effettuata un’indagine completa sulla morte di Regeni. La petizione ha già superato il numero minimo di firme necessarie per ottenere una risposta del governo e al momento si trova a quota 11.360 firme.  “A seguito di consultazioni con il governo italiano, abbiamo sollevato la questione dell’omicidio di Regeni con le autorità egiziane in diverse occasioni. In queste conversazioni, abbiamo chiesto un’indagine completa e trasparente e la piena cooperazione con gli investigatori italiani”, ha dichiarato Londra.

Rgeni

La presentatrice Rania Yassin

Passo indietro infine per la  presentatrice egiziana Rania Yassin che ha offeso Regeni dicendo, nel corso del programma al-Hadath al-Youm, sulla tv al-Hadath: “All’inizio sentivo pietà nei suoi riguardi, ma adesso basta! Che andasse al diavolo”. Si è scusata affermando: “Non volevo offendere il giovane italiano né il popolo italiano”. Secondo la Yassin le sue parole sono state “estrapolate” da un discorso più ampio e date in pasto ai social media. “Con il mio discorso – ha spiegato al sito egiziano Dotmsr, che le ha chiesto un commento sulla vicenda – intendevo che sono arrabbiata per l’escalation della crisi tra Italia ed Egitto, ma non ce l’ho con Regeni come persona”. Affermando di aver ricevuto “insulti su Twitter contenuti in messaggi arrivati dall’Italia”, la Yassin ha infine affermato di considerare “impossibile che gli apparati di sicurezza possano aver torturato e gettato sul ciglio di una strada un giovane”.

(@novellatop, 27 aprile  2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts