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Liberta’ religiosa: focus all’ONU su atrocita’ Iraq e Siria

NEW YORK, 29 APRILE – L’80% degli atti di discriminazione religiosa nel mondo sono oggi contro i cristiani, secondo un dato dell’International Society for Human Rights alla base della conferenza che si è tenuta alle Nazioni Unite in apertura del Congresso Internazionale sulla libertà religiosa. Inaugurata dall’arcivescovo Bernardito Auza e dall’ambasciatore Ufuk Gokcen, rispettivamente osservatori permanenti della Santa Sede e dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica presso l’ONU, la riunione è proseguita per tutta la mattinata in un crescendo di testimonianze sulle atrocità di massa, gli esodi forzati, gli abusi sessuali e i crimini contro l’umanità perpetrati in particolare in Iraq e Siria da parte delle milizie dell’Isis/Daesh contro cristiani, yazidi, sciiti e altre minoranze. “Un vero e proprio genocidio”, si e’ detto, che richiede la fine del silenzio, una presa di coscienza internazionale con assunzione di responsabilità e azioni coerenti per contrastarlo.

Nella prima parte sono intervenuti Carl A. Anderson, presidente dell’americana Knights of Columbus, la più grande confraternita caritativa cattolica, lo svedese Lars Adaktusson, parlamentare europeo promotore della Risoluzione dello scorso febbraio sugli omicidi di massa delle minoranze religiose da parte dell’Isis, Thomas Farr, direttore del Religious Freedom Project all’Università di Berkeley: hanno messo in evidenza la sistematicità delle persecuzioni, le detenzioni arbitrarie, le pressioni a convertirsi, le violenze fisiche e psicologiche, gli abusi sessuali, le uccisioni e il disprezzo della vita di cristiani e yazidi, come è successo in Iraq e in Siria.

L’assistenza alle vittime che sono riuscite a fuggire è fondamentale ma non basta. Farr, in particolare, ha chiesto che sia esplicitata, anche in ambito ecclesiale, la necessità della “guerra giusta” contro l’Isis perche’ “il genocidio richiede una doverosa ed efficace reazione della comunità internazionale”. Occorre però essere coscienti che, anche sconfiggendolo, rimarranno i molti problemi da risolvere: quelli geopolitici e quelli relativi alle difficoltà economiche, povertà, giustizia sociale, istruzione, good governance, sicurezza, ritorno e integrazione degli sfollati, libertà di movimento eccetera. Non c’è alcuna soluzione facile da proporre ma non si può non fare nulla: occorre agire e fin d’ora pensare al dopo Isis.

Nella seconda parte si sono ascoltate testimonianze dall’Iraq e Siria e dalla Nigeria sulle persecuzioni dell’Isis e di Boko Haram. Carl e Marsha Mueller, genitori di Kayla, la volontaria rapita dall’Isis ad Aleppo nel 2013 e rimasta uccisa dai bombardamenti, padre Douglas Al Bazi, rapito dall’Isis a Baghdad, torturato e poi rilasciato, suor Maria de Guadalupe, in Siria dagli inizi della guerra e attualmente ad Aleppo, il vescovo Joseph Danlami Bagobiri della Nigeria. Nelle due aree geografiche sono comuni la crudeltà dei miliziani e la decimazione delle comunità cristiane. Da tutti, il grido alla comunità internazionale perché agisca.

Toccante, con momenti di alta commozione, è stata la terza parte con la testimonianze sofferta di una ragazza yazida di quindici anni ed altri interventi sugli abusi e crimini contro le donne. Samia Sleman aveva 13 anni quando è stata catturata dall’Isis a Hardan, poco a nord del monte Sinjar, con tanti altri yazidi. Gli uomini e le donne poco piacevoli venivano uccisi. Le più giovani e le bambine, anche di 7-8 anni, hanno subito cose orribili. Jackeline Isaac, vicepresidente dell’ong umanitaria Roads of Success (ROS), ha conosciuto nel suo lavoro molti casi di donne siriane rapite o fatte prigioniere, usate come merce di scambio, violate, torturate, uccise. Kirsten Evans, esperta in diritti umani e religione nelle politiche globali e Ellisa von Joeden-Frogey hanno evidenziato come la violenza sessuale è divenuta parte integrante del genocidio. La violenza riproduttiva si perpetua nei figli generati a seguito degli stupri. La violenza psicologica arriva fino ai bambini obbligati ad assistere alle violenze sulle loro madri. La conclusione e la richiesta torna ad essere la stessa: i genocidio obbliga ad adottare una risposta adeguata; occorre fermare l’Isis; e ocorre farlo sul serio. (@OnuItalia)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts