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Kenya: un falò di 105 tonnellate di avorio, bruciano i proventi dei bracconieri

Avorio, Kenya

NAIROBI, 2 MAGGIO – E’ stato definito il rogo più grande del pianeta. Certamente per i bracconieri africani è stato quello più ”doloroso”: oltre 105 tonnellate di avorio, che sono costate la vita di 6.000-7.000 elefanti, e oltre una tonnellata e mezza di corni di rinoceronte confiscati al mercato illegale sono stati bruciati nel Nairobi National Park, in Kenya. Il governo di Nairobi ha voluto  così confermare la sua politica di contrasto al bracconaggio dei pachidermi che in quest’ottica diventerà certamente meno remunerativa per il traffico illegale. Secondo i critici tuttavia si sarebbero poturi utilizzare i proventi della vendita dell’avorio per mettere in atto una lotta più efficace.

Quello appena avvenuto è il 34/mo rogo di avorio confiscato e il maggiore mai avvenuto nella storia recente e circa 1.000 ospiti hanno assistito a quella che è diventata una vera e propria cerimonia cerimonia. L’evento è sostenuto dal Kenya Wildlife Service (KWS) e Stop Ivory, insieme all’Africa Wildlife Foundation, Save the Elephants e molte altre organizzazioni.

Il rogo d'avorio

Il rogo d’avorio

Secondo i dati forniti da Cites, l’agenzia dell’Onu per la protezione della natura e della fauna selvatica che ha recentemente dedicato agli elefanti il World Wildlife Day,  nel 2015 almeno 20 elefanti africani sono stati abbattuti e impossessarsi del loro avorio. Quanto al corno di rinoceronte, la strage per ottenere quello che in Asia è considerato un prezioso aiuto in medicina orientale e un valido afrodisiaco, ha ridotto gli esemplari ancora in vita a pochissime unità.

Per il WWF, il messaggio che si è voluto trasmettere è molto chiaro: il traffico illegale di prodotti di natura come avorio, corni, pelli di animali protetti come tigri e scimmie, deve essere contrastato con tutte le forze e soprattutto deve essere scoraggiato l’acquisto di prodotti che provengono dal mercato nero di natura. Eliminare gli stock di avorio confiscato è anche un deterrente contro il possibile commercio illegale di questo materiale intercettato dai controlli e dalle indagini portate avanti dal governo africano.
I dati in possesso del  WWF sono ancora più allarmanti di quelli forniti da Cites: i branchi di elefanti continuano ad essere decimati dal bracconaggio per il commercio di avorio, ogni anno spariscono sotto i colpi di fucile oltre 30.000 elefanti africani, mentre il commercio di corni di rinoceronte sta portando alla rapida estinzione questi animali simbolo. Nella Repubblica Democratica del Congo la popolazione di elefanti è scesa a meno di 20.000 capi dai circa 200.000 degli anni ’60. Altre aree ‘critiche’ per gli elefanti sono l’Africa centrale, la Tanzania (60% di perdite in 5 anni) e il Mozambico (50% in 5 anni).

Il primo evento del genere avvenne nel 1989 proprio in Kenya: all’epoca vennero bruciate 11.000 tonnellate di avorio grezzo. Altri roghi sono avvenuti in vari paesi tra cui Taiwan, Zambia, in Giappone, Gabon , Filippine Stati Uniti, Cina, Francia, Ciad, Belgio, Repubblica del Congo e in Italia all’inizio di aprile, quando è stata bruciata una tonnellata di avorio nel cuore di Roma.

Avorio sequestrato

Avorio sequestrato

”I roghi di avorio ovviamente non sostituiscono gli sforzi necessari sul campo per contrastare il bracconaggio e i crimini di natura, ma rappresentano comunque una buona occasione per lanciare al livello globale un messaggio simbolico sullo sforzo che alcuni governi, soprattutto africani, stanno facendo per fermare la distruzione delle popolazioni di elefanti e rinoceronti – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione WWF Italia –  Fermare il bracconaggi si può: il Nepal, ad esempio, ha dimostrato che con un impegno sistematico e coordinato si può arrivare a bracconaggio -zero, come è accaduto per il rinoceronte dal 2011 in quel paese. Le comunità sono la prima ‘linea difensiva’ contro la perdita di natura, a cui deve seguire il sostegno dei governi e il rafforzamento  ed equipaggiamento delle guardie locali. Solo una risposta globale può fermare la piaga mondiale dei crimini di natura. Da metà  maggio sarà proprio un’area africana la protagonista della nostra battaglia di conservazione scelta per festeggiare i 50 anni di WWF in Italia”. Il WWF è impegnato nella  lotta ai crimini di natura al livello mondiale sia con il proprio ufficio TRAFFIC, che indaga sul commercio illegale di specie protette, sia con progetti di conservazione e tutela. In più di 50 anni di lavoro il WWF ha speso quasi 12 miliardi di dollari in 13.000 progetti di conservazione

Il bracconaggio è una piaga mondiale: decine di migliaia di animali ogni giorno muoiono sotto i colpi di fucili, trappole, lacci, veleni. Il commercio delle loro pelli e di parte dei loro corpi li condanna a maltrattamenti o li fa morire fra sofferenze atroci. Il giro di affari legato al commercio illegale di natura nel mondo vale oltre 23 miliardi di dollari l’anno. I crimini di natura, soprattutto in Africa, alimentano anche guerre e terrorismo, fenomeni che colpiscono ancora le popolazioni locali, private della loro risorsa primaria, la natura, sia della loro libertà e sicurezza. La lotta al bracconaggio è una delle priorità mondiali segnalate anche dall’ONU in una recente dichiarazione congiunta con organismi di security mondiale.

(@novellatop,  2 maggio  2016)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts