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Mortalità materna, OMS: -44% in 25 anni, un caso su 4 legato a cause indirette

Italia nella top ten mondiale dei Paesi con i tassi più bassi

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Ginevra, 2 maggio 2016 – Nel mondo più di un quarto dei decessi materni è dovuto a cause indirette rispetto alla maternità (ad esempio diabete di tipo 2 e ipertensione), condizioni spesso preesistenti all’inizio della gravidanza.

È quanto rivela uno studio pubblicato oggi in un’edizione speciale del Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e condotto da esperti in Messico e negli Stati Uniti, secondo cui, se da una parte nei Paesi a reddito medio-basso il numero delle donne che muoiono per condizioni correlate alla gravidanza e al parto è diminuito rispetto a 10 anni fa, cresce il rischio che le malattie non trasmissibili possano compromettere i recenti progressi compiuti per il miglioramento della sopravvivenza materna.

“Per ridurre i decessi materni dovuti a cause indirette, gli specialisti in ostetricia e gli altri operatori sanitari che assistono le donne durante la gravidanza e il post partum devono essere formati per prendersi cura della salute della donna in modo olistico e non solo della sua gravidanza”, ha dichiarato la Dott.ssa Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini presso l’OMS, che ha aggiunto: “La nuova Strategia Globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti (2016-2030) propone ai governi alcune azioni chiave che è possibile intraprendere per porre fine a tutte le cause evitabili di mortalità materna”.

Il decesso materno (ovvero la morte della donna durante la gravidanza, il parto o nei 42 giorni dopo tale evento) è un parametro importante del livello di sviluppo di un Paese ed è indicativo dell’efficienza del sistema sanitario.  A livello globale, negli ultimi 25 anni, quasi 11 milioni di donne hanno perso la vita per dare alla luce il loro bambino o per complicanze durante la gravidanza, una cifra pari agli abitanti di Londra e Berlino.

Tuttavia, secondo le stime OMS, la mortalità materna si è ridotta di quasi il 44% negli ultimi 25 anni, passando dalle 532 mila vittime del 1990 a 303 di quest’anno, con un rapporto globale stimato di 216 morti materne ogni 100 mila nascite, in netto calo rispetto al 1990 in cui erano 385. La riduzione drastica della mortalità materna è avvenuta anche in Italia, che si colloca nella top ten mondiale dei Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna.

I decessi materni diretti dipendono da complicanze ostetriche che insorgono durante la gravidanza e il parto. I decessi materni indiretti sono il risultato di patologie spesso preesistenti che peggiorano con la gravidanza, ad esempio le malattie non trasmissibili, come il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari, e le malattie infettive e parassitarie, come l’infezione da HIV, la tubercolosi, l’epatite, l’influenza o la malaria.

Lo studio va ad aggiungersi alle crescenti evidenze della “transizione ostetrica”, termine coniato di recente per descrivere il passaggio della mortalità materna da cause dirette a cause indirette.

“I programmi per la salute materna – spiega Flavia Bustreo – tendono a concentrarsi sulla preparazione di personale qualificato per la nascita e sull’offerta dell’assistenza ostetrica di emergenza, nonché su quanto avviene durante il parto. C’è stato un enorme miglioramento da questo punto di vista nei Paesi a reddito medio-basso, cosa che ha ridotto la mortalità materna in tutto il mondo. Ma la grande maggioranza dei decessi materni dovuti a cause indirette non può essere evitata con questi interventi concentrati sul parto”.

Secondo il Vice Direttore Generale dell’OMS, i governi e la comunità internazionale continuano a investire in sistemi di registrazione dello stato civile per garantire che ogni decesso materno venga conteggiato e che per ogni caso venga registrata la causa corretta della morte. Alcuni sistemi specializzati, come quelli di sorveglianza e risposta dei decessi materni nonché le indagini confidenziali, sono in grado di fornire informazioni cruciali sugli eventi che hanno portato al decesso della donna e consentono di identificare i miglioramenti che occorre mettere in atto urgentemente per impedire future morti.  Tra queste vi sono il rafforzamento del personale sanitario e un aumento degli sforzi per garantire la copertura universale di servizi sanitari essenziali, tra cui la diagnosi e il trattamento prima della gravidanza di malattie non trasmissibili e dei relativi fattori di rischio (ad es. l’obesità).

Il nuovo studio sulla mortalità materna fa parte di una speciale raccolta di articoli pubblicati nell’edizione di maggio del Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicata alle nuove evidenze e alle lezioni fondamentali che negli ultimi 15 anni sono scaturite dall’impegno profuso per ridurre i decessi di madri, bambini e adolescenti.

La raccolta di articoli giunge al momento opportuno poiché molti Paesi stanno iniziando a implementare la strategia globale, che mira a evitare i decessi e migliorare nel complesso la salute e il benessere.

Lo studio messicano evidenzia la necessità che i servizi sanitari destinati alle madri, ai neonati e ai bambini siano messi a punto per far fronte a nuove sfide, come la minaccia emergente per la salute materna costituita dalle malattie non trasmissibili. (@Onuitalia)

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