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Libertà di stampa in pericolo ovunque: oggi la Giornata mondiale per il diritto all’informazione

libertà di stampa

ROMA, 3 MAGGIO – Informazione in pericolo in molti paesi, giornalisti in difficoltà, libertà di stampa ”in brutale regressione’” (sono parole contenute nel recente rapporto di Reporters sans Frontieres) quasi ovunque.
Oggi si celebra la Giornata mondiale della Libertà di stampa e il quadro per il diritto all’informazione non è dei migliori.  Un diritto che va difeso poiché anche in Europa quotidianamente giornalisti e operatori dell’informazione vengono minacciati, censurati, intimiditi, attaccati per impedire la diffusione di notizie sgradite.
La prima giornata dedicata a questo tema fu nel 1993, per rinverdire l’attenzione sull’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Nel 1991 in quella data a Windhoek, capitale della Namibia, ci fu la dichiarazione universale dell’Onu con la quale si inserì la libertà di accesso ai mezzi di comunicazione tra i diritti umani. libertà di stampa
L’appuntamento giunge a pochi giorni dalla presentazione del tradizionale rapporto annuale di RsF con la classifica sul grado di libertà di stampa nei diversi paesi del mondo. Ancora una volta l’Italia non brilla. Il nostro Paese scende di ben quattro posizioni dalla 73esima del 2015 alla 77esima del 2016 (su un totale di 180 Paesi). L’Italia è tra gli ultimi Paesi della Ue, seguita soltanto da Grecia, Cipro e Bulgaria.
Gli Stati Uniti si trovano al 49esimo posto (in calo di tre posizioni), la Russia al 152esimo, appena davanti alla Libia (154). I Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti sono risultati invece l’Eritrea (180esimo posto), la Corea del Nord (179), il Turkmenistan (178) e la Siria (177).

Dei 180 Paesi esaminati nel rapporto, la Finlandia continua ad essere quello in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono migliori ed in cima alla classifica dal 2010. In Italia nei primi dieci mesi del 2014 si sono verificati 43 casi di aggressione fisica e sette casi di incendio doloso a case o auto di giornalisti. Tra le cause che hanno fatto peggiorare il livello di libertà di stampa – secondo RsF- viene citato il fatto che “fra i 30 e i 50 giornalisti” sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato. E’ singolare vedere che il Burkina Faso e Niger (46esimo e 47esimo posto) siano posizionate davanti all’Italia.

In generale – sottolinea il rapporto – la situazione è in peggioramento in tutto il mondo: il rapporto parla di “una regressione brutale” della libertà di stampa nel 2014, conseguenza in particolare delle operazioni terroristiche dello Stato islamico e di Boko Haram e in generale dell’aumento dei conflitti armati. L’indicatore generale, che misura il livello delle violazioni della libertà di informazione, è arrivato a 3.719 punti, quasi l’8% in più rispetto al 2014 e il 10% in più se paragonato al 2013. “Il peggioramento più grave riguarda l’Unione europea e i Balcani. Pesa l’interferenza dei governi sui media con particolare riferimento alla Unione Europea. Ciò è dovuto alla concentrazione della proprietà dei mezzi di informazione in poche mani e nell’assenza di trasparenza sui proprietari”. Inoltre “la Ue non ha regole sulla distribuzione degli aiuti di Stato ai media”. Nel rapporto si parla anche del controllo dei mezzi di informazione che nelle aree di conflitto è diventato un vero e proprio strumento di guerra: in particolare lo Stato islamico sta usando i media come uno strumento di propaganda e di reclutamento. Alla luce di questi dati l’iniziativa sulla libertà di stampa in Italia assume un significato ancora più specifico.

Città teatro degli eventi principali quest’anno è Helsinki, dove l’Unesco organizza una conferenza sull’argomento.
Quanto all’Europa, si segnala il progetto European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF), che riunisce diversi soggetti europei impegnati nel campo della libertà dei media. Ne è capofila la Media Foundation Sparkasse Leipzig e al suo fianco vi sono Osservatorio Balcani e Caucaso e i suoi 13 media media partner; Ossigeno per l’informazione (Roma); South East Europe Media Organisation (Vienna); Journalismfund.eu (Bruxelles); Institute of European Media Law (Saarbrücken).
In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, Amnesty International ha acceso dal canto suo i riflettori su nove casi di giornalisti perseguitati, minacciati, imprigionati e torturati nel brutale intento di schiacciare la libertà di espressione. “In ogni parte del mondo, giornalisti vengono arrestati arbitrariamente, imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani. Vengono incarcerati o persino uccisi per aver rivolto domande che mettono in imbarazzo chi è al potere o per aver assunto una posizione che non coincide con quella ufficiale”, dice Anna Neistat, direttrice per la ricerca di Amnesty International.

Gul e Dundar

Gul e Dundar

“I nove messi in luce da Amnesty International fanno parte di centinaia di casi che meritano di essere indagati in modo trasparente affinché i responsabili delle violazioni dei diritti umani nei loro confronti siano chiamati a risponderne e i giornalisti possano svolgere il loro lavoro senza timore di subire rappresaglie”,  ha aggiunto Neistat. Le nove situazioni sono:

Mahmoud Abu Zeid, fotogiornalista egiziano noto come Shawkan, 

Baba Wame, Rodrigue Tongue e Félix Ebolé Bola del Camerun,

Anabel Flores Salazar, Messico,

Somyot Prueksakasemsuk, Thailandia

angola

Sedrick de Carvalho

Sedrick de Carvalho e Domingo da Cruz, Angola

Druklo, Cina, Conosciuto con lo pseudonimo Shokjang,

Khadija Ismayilova, Azerbaigian,

Esdras Ndukimana, Burundi, corrispondente per l’agenzia France Presse e per Radio France Internationale,

Can Dundar ed Erdem Gul, Turchia

La rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini da parte ha affermato che ”Nel diritto alla libertà di opinione e di espressione rientra la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni. Si tratta di una componente essenziale della governance e dello sviluppo democratici. I cittadini devono essere pienamente informati per essere in grado di farsi un’opinione e di partecipare a processi decisionali che incidono sulla loro vita”.  Secondo Mogherini ”assicurare l’accesso alle informazioni può favorire la promozione della giustizia e del risarcimento, particolarmente dopo periodi di gravi violazioni dei diritti umani”…L’Ue ”è costantemente impegnata nella promozione e nella protezione della libertà di opinione e di espressione in tutto il mondo, non solo offline ma anche in relazione al cyberspazio e ad altre tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come evidenziato dall’adozione, nel 2014, degli orientamenti in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline”.

(@novellatop,  3 maggio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts