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Migrazioni: rotta balcanica, parole e foto per raccontare il viaggio

Gorizia Photo Livio Senigalliesi

ROMA, 4 MAGGIO – Ci vuole qualcuno che possa testimoniare, per non minimizzare né dimenticare ciò che continua ad accadere sulla ‘rotta balcanica’ delle migrazioni dopo le chiusure dei confini e i respingimenti decisi da molti paesi.  Qualcuno che possa documentare, con parole e fotografie, le condizioni delle migliaia di persone che si assiepano ai fianchi di un’Europa che non le vuole. ‘Cronache di ordinario razzismo’ pubblica sul suo sito la  testimonianza di Hasnain, raccolta dal fotoreporter Livio Senigalliesi e da Denis Vorobyov all’interno del campo profughi di Gorizia, gestito da Medici senza Frontiere.balkan route

”I sentieri della ‘Balkan Route’ sono seminati di ossa umane”, dice Hasnain in una testimonianza carica di dolore, che ripercorre una storia ”fatta di violenze subite nel suo Paese e di soprusi inauditi sofferti lungo la rotta balcanica”. Una rotta percorsa da ingiustizie, violenze, torture – sì, torture, come le marchiature a fuoco che i due reporter hanno visto con i loro occhi e documentato con delle fotografie. ”E’ tutto talmente grave e scioccante che sembra venuto da un incubo notturno, da un film degli orrori. Ma invece è tutto vero” scrive Senigalliesi. Contro tutto questo occorre levare ogni voce; soprattutto dar voce ai protagonisti, ai migranti, affinché prendano la parola e cessino di essere considerati soggetti passivi. Contro tutto questo è importante creare un movimento comune: come stanno facendo tante persone, ”volontari liberi indipendenti e dalla parte dei profughi”, sottolinea Senigalliesi, invitando tutti e tutte e dare una mano: ”Una nuova Europa si costruisce dalla base con sentimenti antirazzisti e di solidarietà”.

‘Cronache’ segnala i resoconti del viaggio condotto da  Senigalliesi e Vorobyov nell’ambito del progetto Inside the Balkan Route, e aggiunge che è possibile leggere altri resoconti e altre voci, e visionare le fotografie, seguendo il profilo facebook di Livio Senigalliesi. Ecco il racconto dell’ultima tappa del viaggio.

 

Livio Senigalliesi

Livio Senigalliesi

GORIZIA, ULTIMA PUNTATA di Livio Senigalliesi e Denis Vorobyov

”Siamo nel campo profughi di Gorizia, gestito da Medici senza Frontiere, dove vengono assistiti i reduci della ‘Balkan Route’, la terribile marcia forzata che porta i profughi dalla Grecia al cuore dell’Europa. Fino a pochi mesi fa le mete più ambite erano la Germania e la Svezia ma da quando Macedonia e Ungheria hanno bloccato i confini, quelli che ce la fanno ad arrivare in fondo sono pochissimi. Nel campo di Gorizia scatto fotografie, raccolgo storie e in compagnia di Denis – film director e mio impareggiabile scudiero – produciamo le ultime immagini e interviste del documentario. Hasnain si avvicina e dice a bassa voce: ‘Good morning Sir, I should talk with you. I want to tell you my story’. Ci sediamo in disparte ed inizio a prendere nota sul mio taccuino.

Quella di Hasnain è una storia dolorosa fatta di violenze subite nel suo Paese e di soprusi inauditi sofferti lungo la rotta balcanica. ‘Quando siamo arrivati in Bulgaria è stata dura. Tutti i poliziotti sono corrotti: se hai soldi per pagare vai avanti oppure ti picchiano a sangue e ti sbattono in prigione finché la tua famiglia non paga una tangente alla polizia. Un nostro compagno è stato gravemente ferito ad una gamba dai poliziotti perché non aveva soldi per pagare. Alcuni di noi l’hanno aiutato nella marcia nei boschi ed ha continuato con noi finché ha potuto. Le ferite si sono infettate, non avevamo medicine ed è morto. Poi ho saputo che i trafficanti hanno chiesto alla famiglia un riscatto di 5000 $ per riavere il suo corpo. Durante il viaggio ho visto tanti cadaveri abbandonati. I sentieri della ‘Balkan Route’ sono seminati di ossa umane’. Per fortuna qui a Gorizia ci sono i volontari dell’associazione ‘Insieme con voi’ ed il team di MSF che fornisce a questi profughi tutto il supporto di cui hanno bisogno: una mensa, un campo di containers ben attrezzato con 35 letti e mediatori culturali che comprendono la lingua ed i traumi che i migranti hanno subito durante il viaggio che li ha portati a chiedere asilo in Italia.

Jannick Juillot, capo progetto di MSF a Gorizia dice ”Quando abbiamo aperto le nostre attività il 22 dicembre 2015 la situazione umanitaria dei rifugiati giunti a Gorizia era emergenziale. Abbiamo coperto un bisogno essenziale dal punto di vista medico e logistico. Ora i nostri containers offrono una comoda ospitalità. Resteremo qui fino a quando sarà necessario”. Questa è l’ultima puntata amici miei. Torniamo a Milano. Rimane l’amarezza per tutte le ingiustizie che migliaia di persone hanno dovuto subire sotto i nostri occhi. I bambini nati nelle tende, le sedie a rotelle dei disabili spinte lungo la massicciata dei treni, i tentativi di sfondare i reticolati, le bastonate e l’odore acre dei gas lacrimogeni….Non potremo mai dimenticare le varie tappe di questo calvario, da Lesbos a Idomeni fino al Muro posto tra Serbia e Ungheria. Una moltitudine di ‘sommersi’ attende una risposta da un’Europa sorda alle loro urla di dolore e una richiesta di giustizia e di asilo. Tornare a casa – per noi che una casa l’abbiamo – da’ gioia ed al tempo stesso una profonda tristezza.

Gorizia

Gorizia – Photo Livio Senigalliesi

Io e Denis abbiamo dato l’anima in queste settimane per documentare e capire. Ora viene forse la parte più complicata: preparare il libro e montare il documentario. La sfida continua perché quello che abbiamo visto e sentito deve raggiungere il maggior numero di persone affinché si abbia coscienza del Male che donne, bambini e uomini devono subire ogni giorno lontano dai nostri occhi e dai nostri cuori. Sono certo che si aprirà una nuova rotta. Noi NON smetteremo di seguire l’evoluzione dei fatti e mantenere i contatti con tutti quelli che abbiamo conosciuto. Un grazie di cuore a tutti i team di MSF che lungo la rotta ci hanno dato notizie e supporto logistico. E un grazie al rescue team di Sea-Watch / Lesbos. Noi ci abbiamo messo tutta la passione e l’esperienza per raggiungere zone poco note e dare voce ai migranti. Questo era lo scopo di INSIDE THE BALKAN ROUTE. Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno seguito e a quelli che hanno creduto in noi e ci hanno dato il loro sostegno”.

(@novellatop,  4 maggio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts