Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Zacchiroli (ECCAR): un secolo fa a Ellis Island immigrati gestiti “tecnicamente” meglio di oggi

Il consigliere bolognese del Pd, ora chiamato da Renzi a Palazzo Chigi, sarà lunedì all’UNESCO a Parigi per un convegno su “Città, migranti e accoglienza”

Un'immagine degli immigrati arrivati a Ellis Island, negli Stati Uniti

(Di Francesca Morandi)

BOLOGNA, 7 MAGGIO  – “Gli immigrati, tra i quali molti italiani, che sbarcavano negli anni Venti del ‘900 a Ellis Island negli Stati Uniti, erano gestiti ‘tecnicamente’ meglio di quelli che oggi, nel 2016, arrivano in Europa”. Lo afferma Benedetto Zacchiroli, presidente di ECCAR (Coalizione Europea di città contro il razzismo), che lunedì parteciperà alla tavola rotonda “Città accoglienti per i rifugiati: promuovere l’inclusione e la protezione dei diritti”, organizzata dall’UNESCO a Parigi. Al convegno interverranno anche la Direttrice Generale dell’UNESCO, Irina Bokova, e Marianna Vardinoyannis, filatropa greca e ambasciatrice di buona volontà dell’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di Cultura e Istruzione.

“Porteremo al convegno dell’UNESCO la nostra esperienza in 127 città europee”, dice a OnuItalia.com Zacchiroli, già consigliere comunale del Pd e Assessore metropolitano allo Sviluppo economico, chiamato nei giorni scorsi dal premier Matteo Renzi a far parte del suo staff a Palazzo Chigi. “Anche a Roma manterrò la mia carica di presidente dell’ECCAR, come ha chiesto lo stesso Renzi al sindaco di Bologna Virginio Merola, a conferma di quanto l’attuale governo consideri importante questa iniziativa lanciata dall’UNESCO nel 2004, con l’appoggio dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, per fermare la xenofobia”.

 

Benedetto Zacchiroli

Benedetto Zacchiroli

Presidente Zacchiroli, cosa intende quando afferma che un secolo fa a Ellis Island l’immigrazione era gestita “tecnicamente” meglio di oggi?

“Oggi nel Mediterraneo non c’è un punto preciso in cui l’azione tecnica possa focalizzare sforzi e risorse, nonostante l’encomiabile lavoro delle Marine Militari che risentono tuttavia dell’emergenzialità della situazione. Oggi le cosidette ‘carrette del mare’ sbarcano direttamente sulle spiagge italiane e greche mentre a Ellis Island le navi arrivavano in un porto, completamente attrezzato per gestire i flussi di migranti, che venivano identificati, visitati, vaccinati, … Certamente a Ellis Island non arrivavano i ‘barconi’ e non c’erano scafisti, oggi la situazione nella sponda Sud dell’Europa è molto complessa, ma bisogna concentrare gli sforzi in pochi punti precisi. L’Europa deve mettere in campo al più presto gli hotspot, strutture allestite per identificare i migranti, che permettano la loro dislocazione su tutto il territorio europeo. Intanto a livello locale ‘buone pratiche’ possono essere messe in atto senza costi enormi: penso a un progetto in corso a Bologna dove il Comune propone di allungare gli orari delle biblioteche affinché diventino punti di socialità per i migranti”.

Nel 2015 è aumentato drasticamente il numero dei rifugiati giunti illegalmente in Europa: sono un milione i migranti arrivati via mare lo scorso anno. Di fronte a flussi così massici e rapidi, come le nostre città possono favorire l’integrazione?

“Le amministrazioni locali possono fare molto, ad esempio, sul fronte della scolarizzazione. Penso al progetto avviato dall’Università di Bologna che offre ai rifugiati la possibilità di continuare a studiare gratuitamente. Considerando l’elevato numero di minori non accompagnati giunti in Italia e Europa, ritengo fondamentale puntare sulla loro istruzione, oltre che provvedere ai loro bisogni primari, è un primo passo per includerli nelle nostre comunità. Tanti Comuni stanno inoltre collaborando con i responsabili delle comunità religiose locali, inclusi tanti imam, per creare canali di dialogo per avvicinare i diversi gruppi, smontando pregiudizi e favorendo realtà di convivenza. C’è poi il lavoro prezioso delle onlus, come ‘Mondo donna’, nata vent’anni fa con l’obiettivo di creare servizi di accoglienza per donne immigrate, alle quali propone lavori, ad esempio, come sarte”.

Ai governi locali mancano spesso le risorse per far fronte all’emergenza immigrazione. Che fare?

“Rispondere alle criticità legate all’attuale crisi dei migranti richiede uno sforzo enorme, a tutti i livelli, ma ritengo che sul territorio possa fare di più un assistente sociale, che guarda negli occhi i rifugiati e incontra la loro umanità, o un buon assessore alle Politiche Sociali, piuttosto che un Capo di Stato o di governo. Indubbiamente su questi ultimi pesano decisioni cruciali, come l’introduzione delle quote obbligatorie dei richiedenti asilo che i 28 Paesi della UE dovrebbero suddividersi, che mi auguro si concretizzino al più presto. E’ senz’altro vero che gli Enti locali sono in profondo affanno di fronte alla crisi ma la causa è da ricercarsi in un’Unione europea ‘ingolfata’ da interessi nazionali. Se calcoliamo il milione di migranti arrivati sul suolo europeo nel 2015, essi corrispondono allo 0.5% della popolazione dei 28 Stati comunitari. Non si può allora parlare di ‘invasione’, ma di concentrazione dei flussi di migranti solo in alcuni Paesi europei. Questo è il vero nodo del problema”.

(@francesmorand, 7 maggio 2016)

The following two tabs change content below.

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts