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Ban lancia Global Compact su migranti; AbuZayd, credito a Italia per salvare vite

piattaforma verso summit di settembre alla vigilia dell'Assemblea Generale

Madre siriana col bambino (Ph. Alessandro Penso per UNHCR)

Di Anna Serafini

NEW YORK, 9 MAGGIO – Dall’affrontare le ‪cause‬ delle migrazioni all’assistere ‪rifugiati‬ e ‪migranti‬ in ‪viaggio‬ e alle ‪frontiere‬, il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha chiesto di “prendere misure immediate per garantire una maggiore ‪condivisione‬ di responsabilità”, suggerendo agli Stati membri la possibilità di ammettere almeno il 10 per cento dei rifugiati globali ogni anno.

In un rapporto intitolato “In Safety and Dignity: addressing large movements of refugees and migrants” pubblicato oggi al Palazzo di Vetro, nella giornata dell’Europa in cui l’Empire State Building si e’ illuminato nei colori della bandiera europea, Ban ha chiesto di sviluppare un piano per migliorare la governance internazionale delle ‪migrazioni‬ e ha annunciato il lancio di una campagna ‪antixenofobia‬, mentre l’UNHCR lavorerà a un “esauriente piano di risposta all’emergenza rifugiati” per garantire un approccio  prevedibile‬. L’Onu mira anche a includere l’International Organization for Migration nel sistema delle ‪NazioniUnite‬. “Apprezziamo quello che Canada, Germania, Libano, Iran, Pakistan e Tanzania, tra gli altri, hanno fatto. Grazie ‪all’Italia‬ per il suo esempio”, ha detto Karen AbuZayd, Consigliera speciale del Segretario generale per il vertice sulle migrazioni del prossimo settembre.

Sicurezza e dignità sono le parole chiave assieme a un nuovo hashtag #UN4refugeesandmigrants. “Gli Stati membri hanno la responsabilità di assicurare che le loro procedure alla frontiera proteggano i diritti umani e siano conformi al diritto internazionale del rifugiato, oltre ad essere sensibili ai bisogni particolari di donne, bambini e altri che possono essere particolarmente a rischio” perche’ “questo è il momento di costruire ponti, non muri, tra le persone”. Il rapporto pubblicato oggi costituirà la piattaforma del summit del 19 settembre alla vigilia dell’Assemblea Generale.

Con 244 milioni di rifugiati e migranti internazionali, e 40 milioni di sfollati interni, un aumento rispettivamente del 41 e dell’89 per cento dal 2000, “non stiamo parlando solo di Siria o l’Europa” [in cui l’introduzione dei controlli alle frontiere, la creazione di recinzioni e muri dividono la zona Schengen], ha detto Karen AbuZayd. La consigliera speciale ha sottolineato che la dimensione della relazione è “globale “, come la “questione” in sé, ed è per questo che, situazioni specifiche come Idomeni o il Brennero non sono menzionate.

Il rapporto fornisce una serie di raccomandazioni per rafforzare le risposte e la cooperazione a livello regionale e internazionale, ribadendo che la sicurezza, la dignità e i diritti umani di “tutti coloro che lasciano i loro paesi, indipendentemente dal loro status migratorio” devono essere rispettati. Si invitano inoltre gli Stati membri ad adottare due Global Compact: uno sulla condivisione delle responsabilità rispetto ai rifugiati, riconoscendo, come ha detto Ban, che “i Paesi di primo arrivo non dovrebbero essere lasciati da soli ad assumersi le richieste”, l’altro su una migrazione sicura, regolare e ordinata.

Il Global compact sulla condivisione delle responsabilità rispetto ai rifugiati si basa sulla Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati, sul Protocollo del 1967 e altri strumenti internazionali. “Chiediamo ai Paesi ad attuare la Convenzione sui rifugiati del 1951 con più forza, e alle nazioni che non l’hanno ancora firmata di farlo”, ha spiegato l’ex commissario generale dell’Unrwa, precisando che in quanto “Compacts” tali documenti (quello sui rifugiati e quello sulla migrazione) non costituiscono un insieme di leggi, ma vanno a rafforzare” quelle esistenti.

Il rapporto include anche la richiesta di “scioglimento delle riserve”, di “garantire il principio di non respingimento e il divieto di espulsione collettiva” e di prendere “misure immediate per garantire una maggiore condivisione delle responsabilità rispetto ai rifugiati al fine di salvaguardare i loro diritti e garantire che l’impatto della loro fuga non sia sostenuto in maniera sproporzionata da determinati Paesi e regioni, soltanto in virtù della vicinanza ai Paesi di origine”.

L’UNHCR realizzerà un esauriente piano di risposta alle crisi dei rifugiati, che gli Stati membri sono invitati a sostenere, in collaborazione con la società civile e attori internazionali, per essere in grado di fornire una risposta “prevedibile ed equa” in situazioni di emergenza. “Fornire spazi di reinsediamento o altre vie legali per l’ammissione di almeno il 10 per cento della popolazione mondiale di rifugiati ogni anno. Investire nella riconciliazione e nella ricostruzione (nei paesi di origine, ndr) per rendere possibile ai rifugiati di tornare a casa volontariamente, in sicurezza e dignità. Prevedere opportunità significative per soluzioni locali e l’accesso ai servizi di base” sono alcune delle soluzioni proposte. Agli Stati, inoltre, viene chiesto di definire il loro contributo – di natura finanziaria o in natura, assistenza tecnica, misure legali o politiche, personale, luoghi di reinsediamento o altre strade per l’ammissione di rifugiati – in “modo tempestivo” e “proporzionato” alle esigenze dei rifugiati e alle proprie capacità. Risorse finanziarie devono essere mobilitate per rispondere ai bisogni umanitari dei rifugiati e sostenere le istituzioni locali e nazionali, quando si registra un principio di movimento (fondi di sviluppo).

Il Global Compact per una migrazione sicura, regolare e ordinata, che gli Stati sono chiamati a sviluppare e adottare nel corso di una conferenza intergovernativa sulla migrazione internazionale nel 2018, invita a costruire un “meccanismo rafforzato di cooperazione tra gli Stati”. Mira a creare maggiori opportunità per una migrazione sicura e regolare, prevedendo, tra altre strade, la mobilità per motivi di lavoro, il ricongiungimento familiare, i programmi relativi all’istruzione. Le opportunità migratorie devono “comportare il reclutamento etico dei migranti, la riduzione dei costi della migrazione, la facilitazione del flusso di rimesse e aumentare la produttività, migliorando il trasferimento di competenze e conoscenze, nonché il riconoscimento reciproco di competenze e trasferibilità dei profitti”.

Particolare attenzione deve essere rivolta agli Stati fragili, tra i quali quelli soggetti a condizioni climatiche estreme: i migranti in condizioni di vulnerabilità vanno inclusi nei quadri di risposta umanitaria e di sviluppo, suggerisce il rapporto. “Accolgo con favore le iniziative adottate da alcuni Stati membri per riconoscere che ad alcuni migranti vulnerabili, pur non essendo rifugiati, sia garantita, come minimo, una protezione temporanea prima del rimpatrio”, ha detto Ban, riferendo che “più di venti Stati membri hanno sviluppato una legislazione e delle politiche nazionali atte a concedere protezione temporanea o di altra natura ai migranti quando i loro paesi di origine stiano sperimentano disastri naturali o gravi agitazioni di ordine pubblico”.

Sostenere le capacità delle comunità e degli enti locali, investire nella raccolta dei dati disaggregati per riferimenti futuri, “rafforzare il rapporto giuridico tra le Nazioni Unite e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni” portando l’OIM nella sfera dell’Onu sono altri punti toccati. Tale inclusione “integrerebbe maggiormente” i temi migratori nel lavoro dei meccanismi umanitari e per lo sviluppo delle Nazioni Unite, in considerazione del fatto che l’OIM conta 162 Stati membri, è presente in circa 150 paesi con oltre 8.000 operatori.

Definendo i movimenti di persone “un fenomeno tipicamente globale”, il capo delle Nazioni Unite ha sottolineato che “lungi dall’essere una minaccia, i rifugiati e migranti contribuiscono alla crescita e lo sviluppo dei Paesi di accoglienza, così come dei loro Paesi di origine”. Nel suo rapporto, Ban ha annunciato la decisione di avviare una campagna globale guidata dalle Nazioni Unite per contrastare la xenofobia, che favorisca i contatti personali tra le comunità ospitanti e i migranti e i rifugiati. L’obiettivo è quello di passare dai “tossici discorsi xenofobi e spesso razzisti” a un approccio non discriminatorio e inclusivo, da realizzare a livello nazionale in collaborazione con diversi attori, che vanno dalle organizzazioni della società civile al settore privato. A tal fine, il capo delle Nazioni Unite ha sottolineato che “i leader politici e delle comunità hanno la responsabilità politica di parlare apertamente contro la discriminazione e l’intolleranza, e contrastare coloro che cercano di conquistare voti cavalcando la paura e dividendo”.

Politiche nazionali di inclusione che garantiscano l’accesso all’istruzione, a cure mediche e all’occupazione devono essere elaborati per promuovere l’inserimento dei rifugiati e dei migranti col permesso di rimanere nello Stato, prosegue il rapporto, sottolineando la necessità di una “cooperazione rafforzata” tra gli attori internazionali dello sviluppo e umanitari per garantire che il Paese e le autorità locali ricevano il sostegno di cui hanno bisogno”.

Per quanto riguarda l’inclusione, un esempio positivo è “il Canada, che ha accolto 25mila rifugiati l’anno scorso e ha dimostrato quanto sia migliorata l’economia del Paese una volta integrati. Con il lancio del ‘fellowship programme’, si è visto che ci sono più famiglie [disposte a ricevere rifugiati] e non abbastanza rifugiati”, ha detto AbuZayd, citando anche i casi di  “Germania, la Tanzania, l’Iran, il Pakistan, con i rifugiati provenienti soprattutto da Afghanistan, e Libano, che ospita un milione di rifugiati con una popolazione di 4 milioni – è un vero e proprio eroe”.

La consigliera speciale ha aggiunto che credito va anche all’Italia per “l’esempio dato ad altri Paesi che hanno incontrato difficoltà”, e le “tante cose che ha fatto”, dall’aver “ricevuto nuove persone” all’aver “salvato vite umane in mare”.

Un altro punto toccato dalla relazione: proteggere le persone in viaggio e alle frontiere. “Esorto gli Stati membri a impegnarsi a lavorare insieme con gli altri Stati membri, organismi regionali e agenzie internazionali, tra cui l’UNODC, per intensificare gli sforzi per perseguire i trafficanti di essere umani e garantire protezione e assistenza ai migranti e rifugiati vittime di tratta” , ha scritto Ban, ricordano “l’imperativo umanitario: salvare prima e chiedere poi”.

Dopo aver espresso “preoccupazione per la crescente tendenza degli Stati membri di erigere recinzioni e muri e la corrispondente tendenza a criminalizzare l’immigrazione irregolare”, il Segretario generale dell’ONU ha chiesto ai Paesi di “rivedere le politiche di gestione delle frontiere e le politiche di detenzione per garantire che i diritti umani di tutti coloro che arrivano siano in linea con gli standard internazionali, (oltre a) prendere in considerazione alternative alla detenzione di rifugiati e migranti e garantire che i bambini, per una questione di principio, non siano mai detenuti ai fini del controllo dell’immigrazione”.

“Devono essere affrontate” le ragioni alla base del movimento di rifugiati, sfollati e (in molti casi) migranti – criminalità, violenza, conflitti, persecuzioni, insicurezza, discriminazione, disastri e il degrado ambientali,  povertà -, dal momento che le persone hanno il diritto di rimanere o tornare alle proprie case, ha sostenuto Ban. “Ciò richiede il rispetto degli impegni che gli Stati membri hanno fatto nel corso degli anni. Non abbiamo bisogno di nuovi elenchi di raccomandazioni. Ciò che è urgente, invece, è la mobilitazione della volontà politica e delle risorse per attuare ciò che la comunità internazionale ha già deciso”.

“Affrontare tali cause significherà meno movimenti”, ha osservato AbuZayd, sottolineando che lo spirito dietro tale indirizzo “non è prevenire il movimento di migranti e rifugiati, ma dare loro una scelta: la maggior parte di loro vorrebbe rimanere a casa. Dovrebbe essere consentita loro la possibilità di scegliere e di poter rimanere”. (@annaaserafini)

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1 Comment on Ban lancia Global Compact su migranti; AbuZayd, credito a Italia per salvare vite

  1. Dianna // 09/05/2016 at 11:50 pm //

    In the spirit of choice for migrants: does freedom of choice and all the rights listed above apply to citizens of the destination countries? Do citizens of member countrie have the same right to choose if, and how many migrants, they wish to support with their tax money? Do communities have the right to who lives among them and on what conditions? Why do UN bureacrats believe they have a right to decide that some people have only rights while others have only obligations?

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