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Consorzio Associazioni con Mozambico: 16 anni di impegno trentino

Numerosi i progetti di cooperazione nati sulla base delle esigenze manifestate dalle autorità locali. Coprono vari settori: istruzione, salute, sociale, agricoltura, microcredito, pianificazione territoriale e comunicazione

Progetto rifiuti solidi urbani

Di Anna Serafini

NEW YORK/TRENTO, 13 MAGGIO – Non ha fatto in tempo ad avviare il progetto per la gestione dei rifiuti solidi urbani, che a poco più di un mese dal lancio dell’attività, sta già pensando all’elaborazione di un altro progetto per il potenziamento della filiera del latte, oltre alle iniziative già in atto che coprono “varie espressioni della società” non solo a Caia, ma in tutta la provincia di Sofala: è l’evoluzione 2.0, come la definisce il presidente Paolo Rosatti, del Consorzio Associazioni con il Mozambico, dal 2000 un ponte tra il Trentino e il Mozambico.

Cinque associazioni – Associazione Promozione Infanzia Bisognosa del Mondo Impoverito (APIBIMI), A Scuola di Solidarietà, CUAMM Medici con l’Africa, Movimento Laici America Latina (MLAL), ACCRI Cultura di solidarietà fra popoli –, tutte basate in Trentino. Un “tavolo” di donatori, “principalmente la Provincia autonoma di Trento e privati trentini” e partner. Da 16 anni il CAM porta avanti nel Paese africano progetti di cooperazione che coprono i settori dell’istruzione, della salute, del sociale, dell’agricoltura, del microcredito, della pianificazione territoriale e della comunicazione nel quadro del programma “Il Mozambico in Trentino – Il Trentino in Mozambico”.

“Il legame tra il Trentino e il Mozambico è molto forte e risale a quando dei missionari trentini sono arrivati in Mozambico nel primo dopoguerra. Dopo la guerra civile, gli accordi di pace raggiunti col contributo del mediatore Mario Raffaelli, delegato dal governo italiano a seguire la trattativa, già sottosegretario agli Esteri e deputato trentino. Da questi fatti il Trentino ha imparato a conoscere il Mozambico”, spiega Rosatti, sottolineando che ad oggi c’è “un vero e proprio accordo politico” tra la provincia autonoma di Trento e quella di Sofala, che porta in Trentino diversi mozambicani con cui organizziamo, “in un’ottica di scambio”, iniziative culturali rivolte alla popolazione trentina per la promozione di una “visione inter-etnica” e di “apertura”.

La storia di CAM si intreccia con le Nazioni Unite

“L’UNOPS, l’ufficio Onu che si occupa dei servizi per i progetti e i programmi di sviluppo umano a livello locale, cercava attori italiani per un partenariato di cooperazione decentrato in Mozambico”. Rosatti fece una proposta alla provincia di Trento, che accettò di farne parte: nacque così la realtà del Consorzio, le cui attività vennero portate avanti “con UNOPS per un paio d’anni. Una volta finita l’esperienza con UNOPS, siamo andati avanti grazie ai finanziamenti soprattutto della Provincia Autonoma di Trento”.

Dal microcredito all’ospedale: obiettivo sostenibilità

“Un progetto è riuscito quando dopo dieci anni funziona ancora”, una valutazione che si misura in termini di “effetti e sostenibilità, che vuol dire anche rilascio alla popolazione locale: se non viene raggiunta, poi tutto crolla in breve tempo”, argomenta Rosatti citando l’esempio del progetto “Microcredito Caia”. Avviato dieci anni fa con la concessione di credito alle famiglie più in difficoltà nella cittadina mozambicana, è stato replicato a Marromeu e “nel 2010 abbiamo aperto a Sena una Banca di microcredito in collaborazione con l’agenzia di sviluppo locale Gapi”, racconta con orgoglio: “Questa Caixa Financeira si autofinanzia e produce utili interessanti che rinvestiamo in microcredito e altri progetti”.

Come quello sociale degli “Esolinhas”, gli asili per i bambini delle famiglie in difficoltà, orfani o semiorfani, che prevede affianco, ad attività ludiche, attività prescolari, tra cui l’insegnamento di basi di portoghese, lingua ufficiale.

La realtà di Caia, dove sono per la maggior parte incentrati i progetti di CAM, è “molto arretrata e povera” anche se “negli ultimi 16 anni le cose sono cambiate, ma non solo per merito nostro”, sottolinea il presidente di CAM. “C’è ancora un grande analfabetismo, oltre il 40%. Ci sono problemi di trasporto, Beira, capitale della provincia di Sofala è a 400 chilometri di distanza”, insieme ai servizi lì collocati. “Dopo la guerra civile non c’era un bovino, ora ce ne sono 4mila. Il 50% della popolazione non ha accesso ad acqua che noi considereremmo potabile”. Per far fronte a questa crisi, il Consorzio ha creato “innumerevoli pozzi”, “collaborato alla progettazione e organizzazione all’acquedotto”, e avviato “un grande lavoro” con il corso di idraulica dell’università di Trento riguardante “il monitoraggio e la mappatura di tutti pozzi sul territorio e la verifica della salubrità dell’acqua”. Poi c’è il progetto della “Radio Comunitaria” che “fa informazione ma anche formazione, dalla semina alla prevenzione delle malattie come il colera, raggiungendo 150mila persone e fette della popolazione a cui altrimenti non sarebbe possibile arrivare”.

In quella cittadina a 8 ore di macchina dalla capitale, CAM in collaborazione con altri soggetti, tra cui CUAMM, ha aperto un ospedale diventato a quattro anni dall’inaugurazione un punto di riferimento per il distretto di Caia e quelli limitrofi: “Prima i malati venivano ospitati in tende”. La dottoressa Alessandra Cattani ci è stata per due anni e ha formato tecnici di chirurgia locali.

La gestione dei rifiuti solidi urbani, “un problema enorme in Africa”

Ma il progetto più recente, iniziato a marzo, in collaborazione con Ting Group, è quello di supporto tecnico per la gestione dei rifiuti solidi urbani al comune di Beira, seconda città del Mozambico. L’evoluzione 2.0 di cui parla il Consorzio indica proprio un allargamento della fornitura di servizi oltre Caia. “La gestione dei rifiuti è un problema enorme in tutta l’Africa”,  riferisce Rosatti: “Pensiamo di cominciare qui e di ripetere il progetto in altre città”. “La soluzione che abbiamo individuato ha alla base la raccolta di dati sulla tipologia e la quantità dei rifiuti prodotti su cui costruire un piano. Un’ingegnera vicentina ha già iniziato le attività sul posto con due tecnici mozambicani”, racconta Isacco Rama, coordinatore esecutivo del progetto.

“E’ emersa una forte debolezza del comune, dotato di poche risorse umane, economiche e strutture inadeguate a fronte di 600mila abitanti. Non conosce il quadro di produzione dei rifiuti, le classi merceologiche e la produzione pro-capite, il che già impedisce di pianificare il trasporto”, spiega Rama, per il quale oltre queste conoscenze e relativi dati, manca anche un quadro normativo completo e una municipalizzata: “La città cresce e la discarica non è controllata”.

Ma tutto ha inizio da una richiesta d’aiuto dal posto, sottolinea il coordinatore del progetto: “A novembre 2014 ci ha fatto visita in Trentino una delegazione mozambicana guidata dalla ministra dell’Amministrazione Statale Carmelita Namashulua che ci ha proposto di dare una mano”.

“I progetti nascono dalle esigenze espresse dalle autorità locali. Ci considerano uno di loro”

Gli fa eco Rosatti: “Le esigenze ci vengono presentate dalle autorità locali, noi cerchiamo di rispondere alle loro richieste”. Un impegno che viene apprezzato “CAM è considerata un’istituzione, una presenza scontata: Quando ci sono le sedute di governo per la programmazione economica, ci invitano a partecipare come consulenti stabili. Abbiamo anche collaborato alla redazione del piano distrettuale di uso della terra”. Una “affinità” che c’è anche con la popolazione.

Una motivazione umanitaria

“Quello che ci spinge ad andare avanti in questo momento”, racconta il presidente del Consorzio, “è sapere che, promuovendo lo sviluppo, stiamo collaborando per riuscire ad evitare tante migrazioni epocali, con i problemi e drammi che stiamo vedendo”. (@annaaserafini)

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