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Giovani italiani all’Onu, Mauro Puzzo dal Sud Sudan: “Con UNMISS tutelo i diritti umani”

Unico italiano a Bor: "Ovunque io vada, cerco di portare alta la bandiera italiana”

NEW YORK / BOR, 13 Maggio 2016 – “Come operatore del diritto sono consapevole delle responsabilità particolari che abbiamo nella protezione e promozione dei diritti umani: se nel mio piccolo posso dare un contributo al raggiungimento di questi obiettivi, sono ripagato di tutti i sacrifici che faccio”. Mauro Puzzo, 29 anni, Human Rights Officer in Sud Sudan con la missione Onu UNMISS, non riesce a descrivere il suo lavoro, la sua storia, il suo percorso alle Nazioni Unite senza rifarsi, con naturalezza e passione, a dei concetti che sono evidentemente la sua motivazione: “diritto”, “giustizia”, “diritti umani”, “i più deboli”.

Laurea in giurisprudenza alla Luiss di Roma, avvocato abilitato alla professione, specializzazione in diritto internazionale penale all’Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminale (ISISC), la prima esperienza internazionale è a Washington DC all’istituto no profit “The Protection Project” con focus sui diritti umani, in particolare sulla tratta di persone.

Nel 2014 l’esperienza in Gambia con UN Youth Volunteer: “Ho collaborato con UNDP (il programma Onu per lo sviluppo, ndr) sul tema dell’accesso alla giustizia e offerto assistenza tecnica alla National Agency for Legal Aid”, racconta. Il rientro in Italia ed è già ora di ripartire per il Sud Sudan. A Bor, nello Stato di Jonglei si occupa di “investigare, monitorare e documentare le violazioni dei diritti umani, un lavoro che richiede uno sforzo fisico e mentale notevole”.

Di questa esperienza iniziata quasi un anno fa (giugno 2015), una delle attività più interessanti consiste “nell’andare in villaggi remoti ed isolati in elicottero, dormire anche due o tre notti in tenda per osservare la situazione dei diritti umani ed eventualmente esaminare incidenti, con la protezione dei caschi blu”.

Dell’Italia e della sua Siracusa ha “nostalgia”. Da unico italiano a Bor, racconta a OnuItalia,  “sento la responsabilità di dover rappresentare il mio Paese: ovunque io vada, cerco di portare alta la bandiera italiana”. (@annaaserafini)

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