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Giovani italiani all’Onu, Mafalda Marchioro: “All’UNDP per il New Deal. Il mio sogno è l’Africa”

NEW YORK, 20 Maggio 2016 – Al nostro appuntamento arriva con un vestito di una designer del Ghana, comprato a un mercatino africano a Londra, “ma tutto il mio guardaroba è così”. Sulla bocca e nello sguardo l’emozione di un film visto il giorno prima al Brooklyn Academy of Music, “La noire de…”, del senegalese Ousmane Sembéne, uno dei registi e sceneggiatori più cari al popolo africano. Premio Jean Vigo 1966, la pellicola in bianco e nero, “50 anni dopo la sua presentazione, è ancora attuale: parla di colonialismo, immigrazione, identità africana… ci sono scene stupende e tanto simbolismo”. Mafalda Marchioro, classe 1980, veneziana, consulente UNDP, ha l’Africa addosso.

Al Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo è arrivata a gennaio 2015 come “New Deal Specialist”. Il New Deal for engagement in fragile States è “un nuovo modo di lavorare nei Paesi fragili, di distribuire e gestire gli aiuti allo sviluppo in Paesi che hanno conosciuto conflitto e fragilità”, spiega con l’orgoglio di chi si occupa di promuoverne l’attuazione. Il documento realizzato insieme ai Paesi donatori copre i 20 stati membri del g7+, sparsi tra Africa, Asia, Caraibi, Pacifico, tra i più ricchi in termini di risorse minerarie, eppure tra i meno sviluppati. “Io mi occupo soprattutto dei Paesi francofoni, molti di questi sono in Africa, come la Guinea, il Togo, il Congo, la Repubblica Centrafricana, e di Paesi anglofoni come l’Afghanistan, la Somalia, la Sierra Leone”, racconta, sottolineando che il suo focus è soprattutto africano.

Un dettaglio che è la sua storia. Dopo la laurea da interprete a Trieste, l’illuminazione: i documenti che interpreta le piacciono di più del lavoro per cui aveva studiato, quindi il master in diritti umani alla SOAS di Londra che si occupa di Asia e Africa. Una passione che sentiva “già da ragazzina” e che l’ha accompagnata prima allo stage all’UNHCR pure nella capitale inglese, poi nell’Ong War child con cui ha fatto tappa in Congo. Infine l’esperienza all’Overseas Development Institute e l’approdo all’UNDP a New York.

Ma il “sogno”, dice Mafalda, non è la Grande Mela ma l’Africa, sempre affianco delle Nazioni Unite e “lavorare in the field, a contatto con la gente e i governi”: “Sento che nel mondo ci sono disparità enormi. Lavorare per l’Onu per me è un modo per cercare di migliorare la situazione in altri Paesi”. (@annaaserafini)

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