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Cooperazione: Sergi, “bene il bando ma le Ong si aspettavano di più”

(di Nino Sergi**)

ROMA, 22 MAGGIO – Il 26 maggio ci sarà l’Info Day sul primo bando pubblico per le organizzazioni non profit dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Le organizzazioni della società civile, che la recente legge 125/2014  ha riconosciuto soggetti di sviluppo nell’ampia gamma delle loro specifictà, avranno modo di confrontarsi con l’Agenzia sul bando e sulle procedure per il finanziamento dei progetti di sviluppo e su quelle in fase di definiziaone relative agli “interventi internazionali di emergenza umanitaria” e alle iniziative per promuovere “l’educazione, la sensibilizzazione e la partecipazione di tutti i cittadini alla solidarietà internazionale, alla cooperazione intrenazionale e allo sviluppo sostenibile”.

Il bando, approvato dal Comitato Congunto il 10 maggio scorso, mette a disposizione “22,5 milioni di euro per il finanziamento delle prime rate delle iniziative di sviluppo approvate, a valere sulle risorse 2016”. Le iniziative possono essere proposte da tutte le organizzazioni della società civile che sono iscritte nell’apposito elenco pubblico “a seguito della verifica delle competenze e dell’esperienza acquisita nella cooperazione allo sviluppo”, come stabilito  dalla legge. Nel bando sono considerate “di prevalente interesse”, e quindi valutate con punteggio favorevole, le iniziative che comprendano azioni riguardanti: le migrazioni, l’innovazione sociale per la governance dei servizi pubblici e dei beni comuni, l’inclusive business, il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela e la corretta gestione delle risorse naturali, il rafforzamento delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni della società civile e la promozione del loro ruolo come attori dei processi di sviluppo. Una concept note dovrà essere inviata entro  21 giorni dalla data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta ufficiale.

Le iniziative dovranno realizarsi nei paesi prioritari stabiliti dal documento di programmazione triennale e di indirizzo ma saranno ammessi progetti in altre aree per una quota non superiore al 15% del totale. All’Africa Sub Sahariana andrà il 40%, al Bacino del Mediterraneo e al Medio Oriente il 30%, ai Balcani il 5%, all’America Latina e ai Caraibi il 5%, all’Asia il 5%. La prossima programmazione triennale (che sarà presentata all’approvazione del Consiglio dei Ministri tra qualche settimana, in linea con gli anni passati ma in ritardo rispetto al 31 marzo fissato dalla legge 125) dovrebbe ampliare i paesi prioritari, in particolare in Africa e Medio Oriente. Saranno favorite le iniziative che coinvolgono come partner altri soggetti di cooperazione riconosciuti dalla legge, non profit e profit, privati e pubblici, che siano “in possesso di una specifica expertise coerente con le azioni e gli obiettivi previsti”.

Il contributo dall’AICS non potrà superare il 75% del costo totale dell’iniziativa, con una partecipazione monetaria di almeno il 10% da parte dei proponenti e partner coinvolti. L’ammontare del contributo annuale non supererà 500.000 euro per iniziativa e sarà possibile presentare al massimo due proposte come capofila e ulteriori due come partner; si seguiranno inoltre le procedure per la concessione dei contributi approvate dal Comitato congiunto. La lista delle concept note valutate ammissibili sarà pubblicata sul sito web dell’AICS. Da quel momento ed entro cinquanta giorni i proponenti sono invitati a presentare la proposta completa al fine della valutazione finale.

Per le Ong e le altre organizzazioni non profit della società civile l’attesa è stata molto lunga. La fase di passaggio tra la gestione della DGCS, Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo e quella dell’Agenzia (che ha preso inizio il primo gennaio 2016), ha fatto sì che il 2015 si sia chiuso senza bando per le iniziative 2016. Il ritardo di ben sei mesi ha provocato conseguenze sui progetti programmati, in particolare quelli che richiedono continuità in settori quali la sanità, l’educazione, l’agricoltura, la trasmissione di know how. Come sempre, il non profit ha fatto miracoli per garantire tale continuità, ma a scapito talvolta di attività altrettanto valide. Non è certo ciò che ha voluto il legislatore con la nuova legge 125.

Si conta ora su una definitiva ripresa della regolarità che, soprattutto dopo le carenze e incertezze di bilancio dei recenti anni passati, permetta una maggiore sicurezza nelle programmazioni, in un quadro di priorità, qualità ed efficacia degli interventi. Nell’Info Day del 26 maggio potranno essere valutati e discussi alcuni punti del bando e dei relativi allegati che sembrano ancora appesantire, con troppe richieste e garanzie burocratiche, la primaria azione di cooperazione allo sviluppo. Eppure tutti, dai legislatori ai funzionari addetti, hanno auspicato che con la costituzione dell’Agenzia l’iter burocratico divenisse snello e semplificato, pur con le massime garanzie di trasparenza e controllo.

Nonostante l’aggiunta di 2,5 milioni alla prima ipotesi di 20 milioni di euro a valere sul 2016, questo bando lascia l’amaro in bocca perché è rimasto nella media, già molto insufficiente, degli scorsi anni, senza tener conto che la legge 125 ha dato spazio a tanti nuovi soggetti non profit. Il bando premia le aggregazioni che inseriscono questi soggetti nell’elaborazione e realizzazione delle iniziative, in particolare quelli con ancora insufficiente esperienza nella cooperazione allo sviluppo, ma non destina risorse adeguate a rendere possibile ed efficace questo allargamento. Il Parlamento si era espresso, già anni fa e con l’accordo degli Esteri, su una quota del 10% da destinare a progetti e iniziative delle Ong a valere sui fondi a disposizione della DGCS, ora dell’Agenzia. Veniva cioè riconosciuto il valore dell’azione non governativa, perseverante, diffusa  sul territorio fino ‘all’ultimo miglio’ e finalizzata a ‘non lasciare indietro nessuno’. Riconoscimento più volte attestato dalla stessa DGCS, dai ministri degli Esteri e, ripetutamente, dal presidente del Consiglio.

Le organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione allo sviluppo si sarebbero aspettate, anche grazie al consistente aumento dei fondi stabilito nella legge di stabilità e di bilancio per ogni anno del triennio 2016-2018, che fosse da subito garantita la quota del 10% (pari a circa 40 milioni di euro) per poi giungere progressivamente ad almeno il 30%, dato l’ampliamento ai nuovi soggetti: dalle Onlus, alle organizzazioni di commercio equo e solidale, della finanza etica e del microcredito, alle associazioni delle comunità di immigrati, alle imprese cooperative e sociali, alle fondazioni, alle associazioni di promozione sociale, alle organizzazioni di volontariato. Tutte realtà  che potranno arricchire di nuove competenze, conoscenze e forti partenariati la cooperazione italiana allo sviluppo. Occorrerebbe un deciso cambiamento di rotta nel ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ridia alle organizzazioni della società civile, con l’ampiamento delle risorse per le iniziative da loro promosse, quel riconoscimento che a parole non manca mai.

**Nino Sergi e’ presidente emerito di Intersos e policy advisor di Link 2007

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