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#IamSyrian, Wfp lancia campagna per ‘metterci la faccia’

Siria Foto:WFP/Dina El-Kassaby

ROMA,  30 MAGGIO – Il World Food Programme ha pensato di chiedere a coloro che stanno lavorando in modo solidale nel quadro del dramma siriano di ”metterci la faccia” e ha lanciato la campagna #IamSyrian per dare alle persone l’opportunità di mostrare la loro solidarietà con la sofferenza di milioni di siriani sfollati in Siria e rifugiati fuori dal paese, raccontando la propria esperienza.

Questa è la storia di Essame, volontario con la Mezzaluna Rossa arabo-siriana (SARC).

Siria

Essame alla guida dell’ambulanza Foto:WFP/Dina El-Kassaby

”Mi chiamo Essame Al Saman. Sono un figlio, un marito, e presto sarò anche padre.
Mio padre e la sua famiglia sono rifugiati. Sono venuti in Siria nel 1948, quando sono stati costretti a lasciare la Palestina. I siriani li hanno accolti quando non avevano un altro posto dove andare.
Poi, quando ero un adolescente, centinaia di libanesi sono arrivati in Siria per scappare dalla guerra in Libano. La Siria era un rifugio sicuro per loro. Era il 2006, ed è stato quando ho cominciato il mio lavoro da volontario con la Mezzaluna Rossa arabo-siriana (SARC). Da allora sono stato coordinatore per il soccorso umanitario per la SARC ad Homs, ma non avrei  mai immaginato che avrei aiutato i siriani.
Il ricordo più intenso che ho dei miei 10 anni con SARC risale al 2014, quando abbiamo evacuato dei civili e fornito cibo per la prima volta nella città vecchia di Homs. Era una missione congiunta con il World Food Programme, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e altre agenzie ONU. Anche se eravamo in mezzo a spari e colpi di mortaio, siamo andati avanti.
Le persone erano intrappolate da oltre 300 giorni, senza cibo o medicine. Quella missione è stata un punto di svolta nella risposta umanitaria in Siria. Quando abbiamo dovuto attraversare il fronte, un mix di adrenalina, determinazione e preghiere ci ha protetto, un sacco di preghiere…I colpi dei mortai ci piovevano addosso, e per tre ore ci siamo nascosti in un bunker, senza sapere se ne saremmo mai usciti”.

Gli ultimi cinque anni sono stati duri. Quando vivi in guerra, impari quanto sia fragile e preziosa la vita e che ti può essere portata via in un soffio. Fare il volontario con SARC mi dà uno scopo. Oggi, siamo parte di un meccanismo che manda avanti la Siria ed è una cosa che non abbandonerò mai”.

@novellatop,  30 maggio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts