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Dezzi Bardeschi (UNESCO): ecco come proteggiamo il patrimonio culturale della Libia in guerra

Coordinatrice programma UNESCO in Libia, “cultura ha ruolo chiave in situazioni crisi", è "terapia per società civile"

Leptis Magna (Libia)

(Di Francesca Morandi)

IL CAIRO – “In un momento chiave per la Libia, la cultura può avere un ruolo nel rilanciare le diverse identità del Paese in un’ottica di unità nazionale e di riconciliazione”. Nonostante la guerra civile e l’avanzata dell’ISIS nello Stato nordafricano, dove il fragile governo del premier libico Fayez Al Sarraj stenta a trovare consenso, Chiara Dezzi Bardeschi, Coordinatrice del programma culturale dell’UNESCO in Libia, spiega a OnuItalia.com che “a Tunisi si sono riuniti esponenti di tutto il Paese, per elaborare un piano d’azione prioritario globale a tutela del patrimonio culturale della Libia: un segno che la cultura ha un ruolo chiave anche in situazioni di crisi ed emergenza”.

 Un training per la tutela del patrimonio archeologico organizzato da UNSMIL-UNESCO a Leptis Magna, in Libia

Un training per la tutela del patrimonio archeologico organizzato da UNSMIL-UNESCO a Leptis Magna, in Libia

Dezzi Bardeschi offre un punto di vista nuovo dal quale guardare alla Libia, oggi nota per conflitti e immigrazione clandestina, ma che è anche un territorio con “un patrimonio storico millenario, sia materialmente costruito che espresso attraverso valori culturali, creatività e tradizioni orali affascinanti”. Un tesoro da preservare con i “molteplici strumenti con i quali opera l’Agenzia dell’ONU per la Tutela del Patrimonio Culturale”, precisa la docente di Protezione dei siti archeologici presso il Politecnico di Milano e già Consulente tecnico-culturale per UNESCO e UNDP in Iraq, Egitto, Sudan, Siria, Emirati Arabi Uniti e Kuwait.

Dott.ssa Dezzi Bardeschi, ci fa un esempio di come la cultura in un Paese devastato come la Libia può essere mezzo di pacificazione?

“La cultura può avere un valore terapeutico e merita senza dubbio di essere inserita anche in programmi umanitari: anzi il suo ruolo è decisivo. Nel corso della riunione internazionale di esperti che si è tenuta a Tunisi all’inizio di maggio, insieme alle istituzioni culturali libiche abbiamo studiato la possibilità di mettere in opera azioni prioritarie nei prossimi mesi per rilanciare la cultura in Libia. Non abbiamo solo guardato ad interventi prioritarti per la protezione urgente in sito del patrimonio materiale, ma anche al valore aggregante e societario della cultura nel senso piu’ ampio, ad esempio con la promozione di interventi volti alla tutela di beni culturali condivisi libici anche immateriali, come tradizioni orali, usanze e competenze artigianali. In questo senso l’efficacia dei programmi è anche ricercata nelle parti coinvolte, non solo tecnici e professionisti del settore culturale, ma anche un pubblico più ampio, la società civile, e soprattutto i giovani, che più di altri vengono segnati nel profondo dai conflitti che vivono e il loro ruolo è determinante per il futuro del Paese. Ad esempio, nel dicembre 2014 abbiamo lanciato un seminario-pilota di formazione che ha coinvolto artisti libici di diverse generazioni, giovani e professionisti del Dipartimento delle antichità della Libia per dare loro strumenti per promuovere attività culturali e creative attraverso la ‘scrittura partecipativa’, la rivitalizzazione di tradizioni orali, la musica tradizionale e rappresentazioni teatrali, promuovendo eventi di  condivisione del bagaglio storico-artistico della Libia, anche al fine di avviare, una volta rientrati in Libia, attività culturali para-scolastiche che possano favorire percorsi di sinergia tra gruppi etnici diversi in Libia, dove le tribù sono centinaia (tebu, tuareg, amazigh e così via…) e le tensioni tra esse hanno contribuito alla frammentazione del Paese. Queste attività sono anche rivolte a produrre un impiego del tempo di qualità  per tanti giovani che si trovano, a causa della guerra, sradicati dalle loro case ed ospitati in edifici pubblici, come scuole: e questo succede soprattutto in centri urbani di rilievo, come Bengasi e Tripoli, dove il numero degli sfollati è il più alto del paese. Fin dagli eventi associati alla rivoluzione del 2011 nel lavoro dell’UNESCO è emersa, tuttavia, una particolarità in Libia, ovvero la forte partecipazione della società civile nella cura del proprio patrimonio culturale: alcuni siti sono stati protetti da comunità locali e volontari. Il Paese ha un patrimonio ricchissimo, penso, per citarne solo alcuni, ai siti archeologici millenari di Cirene, Leptis Magna e Sabratha, già patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, c’è poi l’antica città di Gadames e il sito di Tadrat Acacus, dove ci sono migliaia di incisioni su roccia, raffiguranti animali e natura, datate tra 12mila anni prima di Cristo e il 100 D.C.”. Ma c’e’ anche un patrimonio, meno noto, quello delle citta’ storiche moderne e dei paesaggi culturali.

Sabratha (Libia)

Sabratha (Libia)

Lei era presente al convegno che si è tenuto a Tunisi all’inizio di maggio finalizzato a elaborare un’azione globale a tutela del patrimonio culturale della Libia. Cosa ci dice?

“Ci tengo a evidenziare l’enorme partecipazione al workshop: in una Libia frammentata in una profonda crisi, è stato notevole e molto promettente vedere seduti a un tavolo a Tunisi esponenti di tutto il Paese: di Tripoli, Bengasi, Cirene, Leptis Magna, Sabratha, Gadames, Ghat … segno che la cultura unisce. La “tre giorni” è stata organizzata da UNESCO, ICCROM (Centro Internazionale per lo Studio e la Restaurazione della Proprietà Culturale), con partner istituzionali come il Dipartimento libico delle Antichità ed i suoi uffici territoriali (Sabratha, Leptis Magna, Cirene, Tripoli, Bengasi…), oltre ai partner instituzionali internazionali, quali ICOM (Concilio internazionale dei Musei), UNITAR-UNOSAT (Il programma ONU per la raccolta di dati attraverso i satelliti) e INTERPOL. L’Ambasciata USA in Libia ha fornito ampio supporto e finanziamenti e vasta è stata la collaborazione di numerosi enti internazionali come la Banca Mondiale e il Prince Claus Fund. Oltre al Diparitmento delle Antichita’ della Libia, il convegno ha poi messo insieme piu’ di 30 partecipanti di istituzioni libiche a vari livelli, rappresentanti delle municipalità, soprattutto quelle che ospitano siti iscritti sulla lista UNESCO del patrimonio monidiale, i rappresentanti della polizia turistica, il Direttorato delle Dogane, il Centro delle tradizioni orali di Sabha, nel sud del paese, che si occupa di Patrimonio Immateriale, l’Autorità delle città storiche, oltre a rappresentanti di associazioni culturali libiche e gli scouts … A chiudere il convegno è stato l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per la Libia Martin Kobler, che ha sottolineato l’importanza del ruolo della cultura come chiave di riconciliazione e della tutela  del Patrimonio culturale”.

Quali temi sono emersi ?

“Ci siamo focalizzati su 4 aree per tutelare l’immenso patrimonio libico: i siti archeologici, i musei e le collezioni, inclusi gli archivi, la protezione urbana, e la tutela del patrimonio immateriale. Le istituzioni libiche hanno presentato lo stato della situazione nel paese, i danni e i rischi imminenti. Noi dell’UNESCO abbiamo presentato i risultati di due progetti interconnessi avviati dal 2011, uno finanziato dal governo italiano, l’altro da quello libico. Attaraverso questi due progetti, il programma dell’UNESCO si è incentrato sul rafforzamento delle capacità istituzionali nel Paese e sulla formazione tecnica del personale, soprattutto finalizzata nel campo della tutela del patrimonio culturale. In particolare i corsi hanno mirato alla preparazione dei partecipanti in materia di mitigazione dei rischi, di messa in sicurezza di siti e musei, anche con operazioni di evacuazione tempestiva di collezioni a rischio in luoghi securizzati, ad interventi di conservazione preventiva in sito.  Attarverso questi cicli di formazione, lo scopo è stato anche quello di creare piattaforme operative di crisi con le municipalità libiche, la polizia turistica e le dogane, oltre alle soprintendenze, universita’ ed istituti di ricerca, volte al pronto intervento, identificazione e recupero di beni illecitamente acquisiti ed esportati. E questo nell’ambito della convenzioni UNESCO del 1954 e soprattutto 1970. La polizia investigativa e le dogane sono infatti in prima linea nel bloccare l’uscita dal Paese di opere d’arte e reperti trafugati. I risultati sono stati soddisfacenti: abbiamo formato oltre 350 persone, 200 nel settore della prevenzione e lotta contro il traffico illegale, nel campo della polizia turistica e dogane, con cicli di formazione tenuti a Tripoli, Sabratha e Cirene, che hanno incluso anche la messa a punto delle procedure da attuare per l’identificazione, la denuncia e la ricerca dei beni identificati come scomparsi o rubati, fino al recupero.

Reperti archeologici a Tadrart Acacus in Libia

Reperti archeologici a Tadrart Acacus in Libia

Un altro fronte molto importante sul quale abbiamo operato è stato quello della messa in sicurezzza del patrimonio culturale e della mitigazione dei rischi anche di fronte alla minaccia dell’avanzata dello Stato islamico (ISIS). In collaborazione con il Dipartimento libico delle Antichità abbiamo predisposto piani di intervento immediato nel caso di emergenze. I musei libici sono chiusi ma, in caso di minacce, è necessario migliorare la messa in sicurezza delle collezioni, che vanno spostate in depositi sicuritizzati. Evacuazioni che vanno fatte con rapidità ma anche con accuratezza in quanto, se l’opera di impacchettamento e etichettatura non è effettuata con precisione, si rischia di perdere infomraizoni idetificative e fondamentali o anche di fare danni. Per esempio, nel caso d’incendio, dove la messa in salvo delle vite umane è sempre la priorità, tuttavia è necessario conoscere anche accortezze e misure per evitare che durante queste operazioni si aggravino involontariamente le condizioni del patrimonio gia’ danneggiato dal fuoco: per esempio, usando consistentemente l’acqua per spengere il fuoco si arriva anche come effetto collaterale ad causare danni irreparabili ad alcune tipologie di reperti. Anche nella rimozione delle macerie bisogna agire con competenza, in quanto il rischio è di perdere pezzi artistico-storici preziosi. La collaborazione dunque di esperti del settore culturale con le unita’ della protezione civile e’ dunque nodale per mitigare danni al patirmonio culturale”.

Gadames (Libia)

Gadames (Libia)

Ci sono siti che in Libia rischiano di essere distrutti come la città siriana di Palmira, dove reperti millenari di inestimabile valore sono stati fatti saltare in aria con esplosivi dai terroristi?

“Al momento la situazione in Libia non è della portata di quanto accaduto a Palmira, anche se ci sono luoghi particolarmente a rischio, come quelli ubicati in aree remote del Paese, che ha un territorio vastissimo. Per questo, con l’ausilio dell’UNITAR l’UNESCO ha predisposto un programma-pilota per il monitoraggio satellitare di alcuni siti culturali, tra cui quelli di Sabratha, Leptis Magna, Cirene, Tholmetha e Ain Melfa nel Sud-est della Libia, una zona particolarmente a rischio. Ci sono tuttavia siti a rischio per la protratta incuria, come per esempio a Silin, in Tripolitania, dove la copertura in cemento a protezione dei magnifici pavimenti musivi e decorazioni parietali delle terme è recentemente crollata. Oggi il rischio maggiore è quello del traffico illecito di reperti e opere d’arte. Già nel corso del 2015 sono emersi nel mercato oggetti sottratti illegalmente, che sono stati bloccati alle dogane, come bassorilievi e statue funerarie, mote delle quali datate al II secolo d.C., provenienti dalla Cirenaica. L’UNESCO lavorando con il Dipartimento delle antichita’ della Libia, INTERPOL, i Carabinieri,  ICOM, le dogane e le polizie specializatte, ha gia’ contribuito all’identificazione e restituzione di alcuni di questi rperti alla Libia”. (@francesmorandi, 31 maggio 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts