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Giovani italiani all’Onu, Federica Scala: “Senza il diritto non c’è sviluppo”

NEW YORK, 10 Giugno 2016 – “Un paio di giorni fa un avvocato di origini africane mi raccontava la storia di una donna che aveva una terra che lavorava sia per il sostentamento della propria famiglia sia per una piccola attività economica e che ha perso a seguito della morte del marito. Purtroppo da un punto di vista legale non era possibile fare testamento e quindi far passare il diritto di proprietà di questa terra dal marito alla moglie, quindi questa terra è stata portata via a questa povera donna. Ora non è nelle condizioni di poter continuare a sostenere i suoi figli e la propria comunità”. Federica Scala, classe 1983, romana, a New York come Legal Officer all’International Development Law Organization (IDLO), si rifà a questa storia per raccontare il perché della sua scelta di lavorare in campo internazionale: “Senza legal framework, senza il diritto non è possibile arrivare allo sviluppo. Senza il rispetto dei diritti umani non c’è alcun tipo di sviluppo”.

La laurea in giurisprudenza Federica la conquista alla LUISS nel 2009, realizzando il sogno di bambina: “Avevo sei anni quando ho detto ai miei genitori che volevo studiare legge. Ho mantenuto la promessa”. Dopo l’esperienza in uno studio legale, capisce che “i confini nazionali erano un po’ stretti” per lei e frequenta un master in relazioni internazionali alla SIOI.

Fa domanda per uno stage alla Rappresentanza italiana all’Onu a New York, l’esperienza che le ha confermato che quella internazionale era la sua strada. Torna in Italia, lavora al ministero degli Affari Esteri, per riapprodare a New York nel 2012 con UNDESA, il Dipartimento delle Nazioni Unite degli Affari economici e sociali e sfociare dopo qualche mese nell’Ufficio dell’Osservatore Permanente dell’IDLO presso le Nazioni Unite.

Oggi, come Legal officer, si occupa delle questioni legali legate alle politiche internazionali. In particolare dal suo arrivo nell’Organizzazione per il diritto dello sviluppo, “la sintesi” di quello in cui crede, lavora sulle negoziazioni legate all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’obiettivo è continuare a fare ciò che ama, cioè “promuovere i valori della giustizia e dei diritti umani”, in un contesto che rientra sotto il cappello Onu, mantenendo ferma la convinzione che “il diritto non è un risultato dello sviluppo di un Paese, ma qualcosa che consente a un Paese di crescere e svilupparsi, che noi tutti dobbiamo caldeggiare e proteggere”. (@annaaserafini)

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