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#WorldRefugeeDay, Ban: “Ogni mese 500 morti, come due aerei transatlantici”

Nel mondo 65,3 milioni di rifugiati, uno ogni 113 persone. Dina Kawar (Giordania): “Il mondo metta in campo più risorse”. Aperta la mostra sui “Rifugiati”

NEW YORK, 20 Giugno 2016 – “500 persone annegano ogni mese” nel tentativo di fuggire dalla violenza e dalla persecuzione che affligge il proprio Paese: un numero che “equivale a due aerei transatlantici pieni che si schiantano in mare” nello stesso lasso di tempo. Nella giornata mondiale del rifugiato, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon usa un’immagine chiara, immediata, per questo forte per descrivere il dramma degli uomini, donne, bambini e anziani che perdono la vita ogni mese nelle traversate: la loro sorte è diventata quasi una routine, “un’occorrenza giornaliera o mensile”, che in quanto tale sembra passare in secondo piano ed “è molto triste”, sottolinea il capo dell’Organizzazione.

“Quando un aeroplano si schianta, diventa una notizia mondiale per molti giorni, ma due aeroplani al mese si schiantano, questo non ha la stessa rilevanza”, continua Ban, di ritorno da Lesbo, “uno degli epicentri della crisi” dei migranti e rifugiati. Nell’isola greca che guarda alla Turchia ha incontrato la guardia costiera, gli scout e i volontari che con la popolazione locale aiutano “i sopravvissuti ai naufragi e all’ipotermia”, i figli orfani di genitori e i genitori orfani di figli.

L’occasione è data dall’apertura della mostra sui “Rifugiati” (Refugees), al Palazzo di Vetro per i prossimi tre mesi. Un’esposizione che attraverso fotografie, un singolare “portale dorato” e la realtà virtuale mira a presentare senza mediazioni il vero volto di un dramma la cui dimensione è stata rivista al rialzo: 65,3 milioni di persone (non 60 milioni come si era registrato fino ad oggi) cercano protezione e futuro in un Paese diverso da quello di origine, soprattutto per scappare al terrorismo e alla guerra e dare speranza ai propri figli.

“Il buon cuore e la generosità degli giordani hanno permesso a 1,3 milioni di siriani di essere ospiti nel nostro Paese”, commenta Dina Kawar, ambasciatrice alle Nazioni Unite della Giordania, il Paese con cui la mostra costruisce un ponte, collegando Manhattan, l’Onu e i suoi visitatori con i rifugiati siriani nel campo di Zaatari.

“Grazie all’aiuto di molti Paesi e delle agenzie Onu, siamo in grado di rispondere a molti bisogni dei rifugiati”, continua la diplomatica, spronando la comunità internazionale a fare di più e mettere in campo più risorse. “Il mondo aiuti i Paesi in prima linea come la Giordania, che accoglie il 20% di rifugiati globali, e il Libano: se questi Paesi riescono a prendersi cura dei rifugiati, aiutano l’Europa ad avere meno ingressi e il mondo in generale a dover affrontare meno problemi”, sottolinea Kawar, annunciando la chiusura del suo mandato come rappresentante permanente (ma continuerà a vestire il ruolo fino alla nomina del successore).

“Refugees” sarà visitabile fino a settembre, mese in cui il tema dei rifugiati sarà ancora al centro del dibattito internazionale con la riunione di alto livello sulle grandi migrazioni voluta dal segretario generale dell’Onu. In calendario il 19, vigilia dell’apertura del dibattito in Assemblea Generale, l’appuntamento mira a unire i leader del mondo su un “global compact” che affronti in maniera coesa e coerente la crisi dei migranti e rifugiati, nel rispetto e a difesa della loro “Dignità e sicurezza”. (@annaaserafini)

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