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Sotto gli alberi di Etiopia con Amref le donne imparano la salute familiare e sessuale

Tante donne stanno crescendo e riconquistando il loro posto nella società grazie anche al Progetto Asure

Etiopia

ETIOPIA, BUSH,  21 GIUGNO  2016 – L’appuntamento è sotto un albero, il caffé è quasi pronto e le donne scherzano sedute a terra, formando un cerchio. E’ solo uno dei tanti alberi che nella parte meridionale dell’Etiopia ospita gruppi di donne pronte a parlare di contraccezione, pianificazione famigliare, violenza di genere e di tutto ciò che può servire a prendersi il posto che si meritano nella società.

Amref, organizzazione umanitaria che da anni si occupa di Africa e di salute,  racconta le esperienze sul campo dei suoi operatori, nel tentativo di dare concretezza ad un difficile lavoro che si svolge a tanti chilometri di distanza e che, non così raramente, regala anche successi e soddisfazioni. In Etiopia uno dei progetti si occupa proprio di donne, dell’essenza stessa di genere e della loro collocazione sociale. Un posto da protagoniste in un paese dai tassi di crescita demografica tra i più alti al mondo e in un’Africa che registrerà, da oggi al 2050, l’aumento demografico più consistente di ogni altra regione del mondo. Si prevede che la popolazione sarà più del doppio dell’attuale, aumentando dagli attuali 1,1 miliardi ad almeno 2,4 miliardi entro il 2050. La salute delle donne e dei bambini, le risorse di acqua e il bisogno di cure e assistenza medica, rileva Amref, rischiano di essere messe ancora più a rischio da questa forte crescita demografica.

Etiopia

Una madre col figlio

Verso quei gruppetti di donne, all’ombra degli alberi dell’Etiopia, si muove l’esercito della salute di altrettanti giovani formati per parlare di salute sessuale. Hanno taccuini pieni di informazioni e l’orgoglio di lavorare per il bene del proprio popolo.
L’esordio è con una domanda. L’operatrice di Amref chiede ”quanti figli credete sia normale che una donna abbia”. Risponde una, ma interpreta il sentimento di tutte: ”Quattro”. L’operatrice allora tira fuori un foglio e prova a snocciolare dei numeri: ”Secondo questa scelta nel giro di 40 anni ognuna di voi avrà quattro figli e 16 nipoti. Moltiplicato per ognuna di voi 20, nello spazio di due generazioni si avranno 400 tra nipoti e figli”. L’operatrice si ferma un attimo e poi chiede: ”Pensate che questa comunità possa supportare tutto questo?”. Una domanda che sembra interrogare non solo le donne, ma anche la realtà che le circonda. Capanne come case, centri sanitari e fonti d’acqua pulita raggiungibili solo dopo ore e ore di cammino. La risposta non ha bisogno di una portavoce questa volta. Tutte sembrano convinte che la loro terra non potrebbe farcela.

Allenare la consapevolezza non basta. Arriva il momento di aprire il taccuino. Tra i vari appunti dell’operatrice, formata per preparare le donne della sua stessa comunità, anche qualcuno pratico. ”Come operatore sanitario devi saper consigliare e incoraggiare i giovani ad adottare i seguenti comportamenti sani: imparare ad usare i preservativi. Si dovrebbe mostrare l’uso corretto del preservativo nelle sessioni di formazione legate alle infezioni sessualmente trasmissibili, in incontri individuali o di gruppo. Nelle scuole, presso il presidio sanitario o nella comunità”.

Le donne che ascoltano ora, dovranno, domani, consigliare altre ragazze della propria comunità e allora, l’operatrice suggerisce di andare nelle scuole. Gli studi dimostrano che l’educazione alla salute riproduttiva nelle scuole è collegato a cambiamenti positivi, come l’iniziazione sessuale ritardata, una frequenza più bassa di rapporti sessuali, un minor numero di partner sessuali e maggiore uso di contraccettivi. L’educazione tra pari aiuta il giovane a ottenere informazioni chiare su questioni delicate come il comportamento sessuale, la salute riproduttiva, le malattie sessualmente trasmissibili tra cui l’HIV. Si rompono norme culturali e tabù. Il taccuino riporta ”che si può usare anche il teatro e la messa in scena per coinvolgere i ragazzi”.Etiopia

Violenza e pratiche dannose sono gli altri punti trattati. ”Coinvolgere i ragazzi e gli uomini nella lotta contro le violenze di genere avrà un effetto duraturo. Per questo qualsiasi tentativo di eliminare la violenza senza il loro impegno non avrà successo. Utile è anche coinvolgere le donne proponendole e preparandole a diventare leader dei comitati per la salute delle comunità. Un altro modo per contribuire a prevenire la violenza di genere consiste nell’organizzare momenti di conversazione comunitaria. La conversazione di comunità è un processo in cui i membri delle diverse comunità, inclusi i leader, si riuniscono, discutono a proposito delle loro preoccupazioni e utilizzando le proprie capacità per raggiungere soluzioni condivise per attuare il cambiamento”. E ancora ”se le persone nella vostra comunità hanno subito qualche genere di pratica dannosa e sono disposte a parlare con voi, potete aiutarle con l’ascolto in un modo empatico e non giudicante. Si può offrire anche assistenza medica, ma è necessario fare riferimento a un livello superiore di servizi sanitari per un miglior supporto psicosociale e assistenza medica”.

Se nel taccuino l’operatrice Amref ha una serie di appunti e consigli da dare alle donne etiopi  in testa ha obiettivi ambiziosi. Il Governo vuole migliorare le condizioni di sviluppo della propria gente. L’Etiopia è il secondo Paese più popoloso dell’Africa, con una crescita annua del Pil del 7%. Entro il 2030 vuole raggiungere gli obiettivi mondiali di sviluppo con un impegno importante sulla salute materna, neonatale, infantile e riproduttiva. L”’esercito della salute” questo lo sa e ha in mente diverse sfide per migliorare gli indicatori di salute del Paese. Far passare dal 29 al 59% la presenza dei contraccettivi e ridurre dal 12 al 5% le gravidanze tra adolescenti nelle zone di Gamogofa, Wolayta e Segen. Tutto entro il 2020, questo è il termine che ci si è dati con il progetto ‘Asure’. Un partenariato tra Amref e Christian Aid, che coordina l’Associazione di Sostegno alle Donne (Women Support Association-WSA) e il Forum per lo Sviluppo e il Dialogo Interreligioso Etiope (Ethiopian Interfaith Forum for Dialogue and Development-EIFDDA), e si sviluppa attraverso tre elementi: il rafforzamento del sistema sanitario locale, lo sviluppo delle capacità di sostegno e comunicazione delle organizzazioni della società civile locali, e il livello di sostegno al progetto fornito dalle reti religiose locali. Amref Health Africa è incaricato del primo elemento, mentre Christian Aid e la WSA gestiscono il secondo aspetto, e Christian Aid e la EIFDAA il terzo. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea ed Intesa San Paolo.

EtiopiaIntanto accanto alle lezioni di salute sessuale le donne che si riuniscono sono incoraggiate a risparmiare delle piccole cifre che consegnano alla responsabile del gruppo. E’ per questo motivo che Belaynesha ha preso coraggio e si è fatta prestare 900 birr (45 euro) dal gruppo per poter comprare piccole quantità di frutta, verdure, ortaggi all’ingrosso per poi rivenderli nel suo quartiere e nel mercato in centro, dove ha una bancarella più grande. Gli accordi sono che deve ripagare il debito entro 4 mesi, e crede fermamente di farcela. Dopo di che il capitale che le permetterà di integrare col proprio lavoro il reddito del marito sarà tutto suo. Resterà nel gruppo e continuerà comunque a contribuirvi perché ha capito che è solo pensando a se stesse ed organizzandosi per conto proprio che le donne potranno avere la tranquillità di poter tirare su la famiglia. E anche perché lavorare, sognare e programmare insieme, rispettando i rituali del caffé che sempre si offre agli ospiti, è una cosa che mette allegria a tutte.

All’ombra degli alberi d’Etiopia l’operatrice Amref chiude il taccuino dopo lezioni di salute sessuale e risparmio e se ne va, lasciando un gruppo di donne più forte e indipendente col quale tornare a lavorare a breve, per rafforzare ancora le basi della loro crescita.

(@novellatop,  21 giugno 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts