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In Africa albini vittime di violenze e superstizioni, Onu vuole sradicarle

In Malawi i casi di attacchi agli albini scatenano un dibattito sulla pena di morte

Albinismo

DAR ES SALAAM, 22 GIUGNO – Retaggi  antichi, superstizioni, violenze: in Africa orientale la persecuzione delle persone affette da albinismo ha origini molto antiche e deriva dalla stregoneria. In paesi come la Tanzania, il Malawi e il Burundi, l’albinismo è storicamente stato visto come una maledizione o punizione divina, secondo studi concordanti.Albinismo
Le organizzazioni per i diritti umani e hanno fatto molti passi in avanti  per reprimere gli attacchi e le uccisioni di persone con albinismo. Ora però la vera sfida è cambiare la percezione pubblica. Nell’ultimo anno e mezzo, le autorità del Malawi hanno registrato l’omicidio di 18 albini e il rapimento di altri cinque, anche se le organizzazioni per i diritti umani temono che il numero reale sia probabilmente maggiore. Questo avviene anche in altri paesi, tra cui la Tanzania.
Per questo motivo le Nazioni Unite hanno patrocinato il Forum sull’albinismo che si è tenuto dal 17 al 19 di giugno a Dar es Salaam, in Tanzania. Il forum, cui hanno partecipato 28 paesi africani,  ha avuto l’obiettivo di mettere a punto misure specifiche per affrontare gli attacchi e le discriminazione cui sono soggette le persone con albinismo. Il messaggio che il Forum ha voluto trasmettere è stato ”le persone con albinismo non portano fortuna o sfortuna, né sono sovrumane. Vogliono solo essere trattate come tutti gli altri”. Infatti, le persone con albinismo che vivono nella regione subsahariana si trovano ad affrontare alcune delle forme più estreme di violazioni dei diritti umani: attacchi fisici e amputazioni dei loro arti avvengono come conseguenza di un retaggio antico alimentato ancora da credenze erronee in cui le parti del corpo di una persona albina possano essere utilizzate in pozioni magiche e in pratiche di stregoneria. La maggior parte delle vittime sono donne e bambini.

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Image by © FINBARR O’REILLY/Reuters/Corbis

La scelta della Tanzania è stata altamente simbolica, perché è stato il primo Paese in cui sono stati riscontrati i primi attacchi nei confronti di persone albine.
Frattanto un dibattito in Malawi sta dividendo le autorità, in merito ai crimini commessi a scapito degli albini africani: pena di morte sì o no? Nonostante il ministro dell’Informazione, Patricia Kaliati, abbia escluso l’applicazione della pena di morte per le persone che uccidono gli albini, il funzionario parlamentare Bon Kalindo, ha invitato i legislatori ad istituire pene più severe, rinnovando l’appello per la pena di morte e ottenendo il sostegno di diversi membri del parlamento.
”l Malawi non vorrebbe mai violare i diritti umani”, ha detto Kaliati. L’applicazione della pena di morte, contro gli assassini di persone affette da albinismo, è una normativa che andrebbe contro i diritti umani, pertanto inapplicabile. Madalitso Kazombo, un membro dell’opposizione, invece, ha assicurato che la proposta sarebbe stata presentata in Parlamento, al fine di rafforzare il codice penale e di consentire le condanne a morte. D’altra parte, il Presidente, Peter Mutharika, ha già indicato la sua riluttanza ad applicare la pena di morte, la cui ultima esecuzione, in Malawi, risale al 1992.
Intanto, nell’Africa subsahariana, non è facile essere albini. Essere affetti da questa anomalia congenita, più frequente in Africa che in Europa, significa subire discriminazioni, violenze, rapimenti, uccisioni e abusi. E nemmeno la morte garantisce la pace: i cadaveri degli albini, infatti, sono oggetti di un macabro mercato, usati nella produzione di pozioni magiche. Negli ultimi dieci anni, in 26 Paesi africani, con particolare frequenza in Malawi, si sono verificati 547 attacchi nei confronti degli albini e si 178 omicidi. E questi sono soltanto i casi registrati dalle autorità.

(@novellatop,  22 giugno 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts