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Mutilazioni genitali femminili: Amref contro l’Economist, mai nessun ‘taglietto’

ROMA, 1 LUGLIO – Dura polemica tra l’organizzazione umanitaria Amref e la prestigiosa rivista The Economist sulla pratica delle mutilazioni genitali femminili. L’accusa della Ong al giornale è che, in un articolo sul tema,   sia stato troppo tiepido nel condannarle, quasi vi fosse una versione meno cruenta delle mutilazioni. In un intervento di Githinji Gitahi, Direttore Generale Amref Health Africa, sul sito dell’organizzazione, si plaude all’attenzione dell’Economist su di una pratica pericolosa – le mutilazioni genitali femminili (FGM) – che ancora oggi riguarda molte giovani ragazze, nonostante nella maggior parte dei Paesi sia illegale. Ma si rileva che in molti paesi africani questa pratica viene vista come un ‘rito di passaggio’ che contrassegna l’entrata delle ragazze nel mondo degli adulti, spesso l’età media delle giovani che subiscono le FGM è di dieci anni. Ma, afferma Gitahi, ”mi rammarica constatare che nell’editoriale dell’ Economist viene trascurato un fatto evidente: che internazionalmente le mutilazioni genitali siano considerate una violazione dei diritti umani. L’editoriale, inoltre, pecca disperatamente di mancanza di chiarezza. Cos’è esattamente che The Economist considera un ‘taglietto’ sugli organi genitali di giovani ragazze? E quale ‘forma’ di FGM The Economist sostiene : la versione ‘meno terribile’ oppure ‘nessuna forma di mutilazione’? Sostenere la ‘versione meno terribile’ – continua Gitahi – negherebbe il fatto che ogni forma di FGM è una violazione della salute e del benessere di circa tre milioni di ragazze ogni anno. E’  anche scioccante la pessima scelta delle parole usate rispetto a un argomento già molto sensibile; dire che ”un taglietto simbolico” è meglio di ”essere massacrate in una stanza buia da un anziano del villaggio” è un’affermazione che non mi pare essere attinente al contesto fondamentale di questo tema, ovvero l’umanità”.mutilazioni genitali femminil

Secondo Gitahi  ”è estremamente pericoloso suggerire che la professione medica possa considerare una qualsiasi forma di medicalizzazione delle mutilazioni. Un atto simile veicola infatti un messaggio sbagliato alle comunità, che arrivano alla conclusione che le FGM siano una pratica giusta, dal momento che anche i medici le ammettono. Amref Health Africa considera irresponsabile da parte del The Economist sostenere la medicalizzazione delle FGM mentre migliaia di donne muoiono ogni giorno nelle stesse comunità a causa dell’impossibilità di accedere ad assistenza medica qualificata durante la gravidanza e il parto. Il giornale suggerisce per caso di riallocare i già limitati fondi investititi in Risorse Umane per la Sanità e destinarli alla formazione di operatori sanitari che possano effettuare quello che nell’articolo viene definito ‘taglietto’, che non ha tra l’altro alcun beneficio medico?”

Tra gli errori commessi dall’Economist, afferma ancora Amref,  parlare della pratica delle mutilazioni come se queste iniziassero e si concludessero con il taglio. ”In realtà le FGM sono parte di un enorme processo di violazione e soggiogamento delle donne, non si tratta di eventi isolati e circoscritti, includono violenza, matrimoni e gravidanze precoci, il divieto per le ragazze di raggiungere il loro massimo potenziale”.

mutilazioniIn secondo luogo, per Amref l’editoriale parte dal presupposto che in questo ambito non ci siano stati progressi e che perciò sia ora necessario valutare delle alternative. Tuttavia, successi importanti sono stati raggiunti nelle campagne anti FGM. Nel solo Kenya, il tasso di diffusione delle mutilazioni tra le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni è sceso dal 38% del 1998 al 21% del 2014 e molti altri Paesi dell’Africa Sub-Sahariana stanno sperimentando un trend simile.

Da diversi anni Amref Health Africa lavora fianco a fianco con le comunità in Tanzania, Kenya ed Etiopia per costruire partnership e relazioni di fiducia, affinché siano evidenti e noti a tutti i danni a lungo termine delle FGM sulla vita di tante giovani ragazze. Sono stati  fatti grandi progressi, sostituendo una pratica dannosa con cerimonie di Riti di Passaggio Alternativi. ”Noi crediamo – dice Gitahi – in alternative alle FGM sviluppate ed attuate dalle stesse comunità – senza alcuna forma di taglio – per far sì che le ragazze possano proseguire con la loro istruzione ed evitare di diventare spose bambine. Fino ad ora più di 10.000 ragazze hanno compiuto il passaggio di età grazie al programma dei Riti di Passaggio Alternativi – ed il tasso di successo del programma continua a crescere, con un numero sempre maggiore di comunità che lo adottano ogni giorno. ”Mentre l’intenzione del vostro editoriale può essere stata quella di promuovere pratiche che causano il danno minore, mi è chiaro che quanto scritto potrebbe avere fatto più danni che del bene. Per noi non esiste nessuna ”versione meno terribile” delle FGM , semplicemente non dev’esserci alcuna mutilazione genitale femminile”.

(@novellatop,  1 luglio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts