Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Sottosegretario Borletti Buitoni: i 51 siti italiani UNESCO fonte di innovazione

Intervistata da OnuItalia.com la "numero due" della Cultura italiana parla chiaro su obiettivi ma anche negligenze, da Roma Vicenza. "Errori nella valorizzazione del nostro patrimonio sono enorme danno al Paese".

Il Sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Ilaria Borletti Buitoni

(di Francesca Morandi) ROMA, 1 LUGLIO  – “Lavoriamo affinché i siti italiani dell’Unesco siano fonte di innovazione e volano per il turismo”. Lo afferma il Sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Ilaria Borletti Buitoni che lo scorso maggio ha ricevuto dal ministro Dario Franceschini la delega per il coordinamento delle attività e delle iniziative relative all’attuazione delle Convenzioni Unesco di competenza del Ministero. “Queste importanti convenzioni prevedono l’avvio e la realizzazione di iniziative ministeriali riguardanti la tutela del patrimonio culturale e naturale, la salvaguardia dei beni culturali immateriali, oltre alla protezione e alla promozione delle espressioni della diversità culturale – spiega Borletti Buitoni -. Dal nostro impegno derivano dunque enormi potenzialità e possibilità di azione, ma anche grandi responsabilità connesse alla capacità di saper gestire, mantenere e valorizzare un patrimonio vasto e diversificato. L’Italia è da sempre protagonista in molti degli organismi che dirigono le strategie e le azioni dell’UNESCO, oltre a esserne uno dei maggiori contributori globali ed il Paese con il maggior numero di siti iscritti. Una presenza che interpreta anche in modo innovativo: basti pensare a come recentemente è venuta proprio dall’Italia la proposta di dotare l’Onu di ‘Caschi Blu’ per difendere il patrimonio culturale mondiale aggredito da fanatismi e oscurantismi, e non solo da incuria”.

I trulli di Alberobello, in Puglia

I trulli di Alberobello, in Puglia

Sottosegretario, qual è la strategia del governo per valorizzare il patrimonio italiano?

“Da Villa Adriana ai territori del vino nelle Langhe, dalle aree rupestri della Val Camonica ai Trulli di Alberobello, i 51 siti Unesco italiani sono un meraviglioso catalogo di monumenti, archeologia, natura e storia che non ha paragoni al mondo e la cui valorizzazione può rappresentare anche un fantastico volano di quel turismo culturale diffuso su tutto il territorio nazionale che oggi è un obiettivo fondamentale dell’azione del Mibact. L’obiettivo strategico è dunque quello di utilizzare il prestigio che un sito Unesco conferisce per allargarlo all’immenso patrimonio storico-artistico italiano. Per fare ciò, occorre vigilare che i siti UNESCO siano fonte di innovazione nella tutela e nella valorizzazione, e non di problemi. Per questo stiamo monitorando e operando per risolvere i nodi che si sono intrecciati, talvolta in modo assai intricato, in alcune situazioni. Penso innanzitutto a Villa Adriana, dove nell’estate del 2014 il Mibact ha dichiarato che c’erano i presupposti per annullare le autorizzazioni per la realizzazione della lottizzazione Nathan nella ‘buffer zone’, che aveva allarmato l’UNESCO con possibilità di entrare nella lista dei beni in pericolo. In ogni caso la lottizzazione almeno è stata fermata e non sta andando avanti. Eventuale elemento che può essere letto come positivo è che questo sito ora diventerà ‘museo autonomo’ come gli altri 20 già esistenti dall’anno scorso ed è aperto il bando per il direttore che si chiuderà il 20 luglio e nomine dopo l’estate. Oppure a Venezia, dove Comune e autorità portuale hanno presentato ancora una volta dei progetti per la realizzazione di un canale dentro la laguna per far entrare le grandi navi, mentre il report dell’UNESCO ha invece chiaramente detto che sono ipotesi da abbandonare lasciando le navi fuori. Ma noi non ci rassegniamo e operiamo per una consapevolezza più avanzata di ciò che Venezia è per l’ONU e per il mondo, anche ampliando il dibattito ad una innovativa gestione dei flussi turistici. Positiva in questo senso è l’approvazione in Consiglio dei Ministri del cosiddetto decreto “botteghe storiche”, che aiuterà a limitare i negozi di ‘paccottiglie’ che snaturano decoro e anima dei nostri centri storici. Si potrebbe parlare poi di Portovenere e delle Cinque Terre, dove proprio in questi giorni è in corso la redazione dell’accordo di programma per il coordinamento della gestione del sito UNESCO, oppure al nostro strenuo tentativo di recuperare il colpevole ritardo con cui sono rimasti inutilizzati gran parte dei 100 milioni di fondi dedicati al Centro storico di Napoli. Oppure al nodo di Vicenza, dove l’indagine Unesco e la relazione degli ispettori di quest’anno evidenzino a il problema di Borgo Berga, anche qui come a Villa Adriana una lottizzazione nella buffer zone. Come si vede, interpreto il mio mandato con tanto entusiasmo, ma con assai poca diplomazia nel coprire errori e negligenze”.

Villa Adriana a Roma

Villa Adriana a Roma

Dal 1985 al 1995 Lei ha dedicato ogni anno un mese di volontariato in un ospedale del Kenya e tutt’oggi lei è presidente onorario di AMREF-Italia ONLUS, che sostiene programmi sanitari e scolastici in Africa. Oggi l’Africa è centrale nella Politica estera italiana. Cosa ricorda della sua esperienza africana e come guarda oggi all’Africa?

“L’Africa è sempre stata parte della mia vita, sin dall’infanzia. Già da piccola la mia famiglia aveva comprato una tenuta in Kenya, dove io andavo molto spesso. Erano tempi in cui questo non solo era faticoso dal punto di vista pratico, ma anche inusuale. Una frequentazione che è continuata anche dopo la sua vendita e nazionalizzazione da parte del presidente Kenyatta. Prima con mia madre, ospiti di amici oppure viaggiatori – tra i pochissimi di allora – percorrendo chilometri di strade sterrate e prendendo decine di voli con improvvisati piccoli bimotori, o frequentando dei ‘lodge’, piccoli alberghi a conduzione familiare. E poi come volontaria, prima nell’ospedale di Wamba – nel nord del Kenya –  in una sperduta missione della Consolata di Torino. Dopo quell’esperienza di volontaria nel centro chirurgico assai avanzato fondato grazie ad un medico italiano, Silvio Prandoni, che aveva lasciato un posto sicuro all’Ospedale di Legnano per dedicarvi tutta la sua vita. Per diciassette anni vi ho passato un mese all’anno, sempre accompagnando gruppi di medici e di volontari collaborando con loro. Per questo, quando mi hanno proposto di presiedere AMREF Italia – l’arrivo dei chirurghi di AMREF, i ‘flying doctors’, era un evento sempre atteso da noi con grande ansia perché arrivavano come angeli, operavano senza interruzione e poi ripartivano, per altre sperdute destinazioni – che aveva appena aperto una sede a Roma, ho subito aderito con entusiasmo. Oggi l’Africa è molto cambiata, ma non gli occhi con cui la guardiamo noi. E dovremmo renderci conto che è un continente ricchissimo di spiritualità e insieme di materie prime, oltre che di voglia di riscatto su palcoscenico del mondo,  e che guardare a queste realtà con gli occhi degli anni Cinquanta, come sembriamo fare quando riduciamo tutta l’Africa ai migranti che approdano da noi, è non solo ingiusto ma sbagliato”.

photo: Sven Torfinn Kenya, Nairobi, Januari 2007 Nurse James Mwaura, working for AMREF Flying Doctors, during a evacuation flight from Shirati in Tanzania, to Wilson Airport in Nairobi. The patient is a small baby, Lemos Dooso, born on the 13th of January 2007, in Shirati hospital, with neural problems. A charity organisation asked for the evacuation from the remote rural area of Shirati to Nairobi. The baby will receive an operation and treatment. Medical, aeroplane, service, repatriation, flying, equipment,

photo: Sven Torfinn
Kenya, Nairobi, Januari 2007
Nurse James Mwaura, working for AMREF Flying Doctors, during a evacuation flight from Shirati in Tanzania, to Wilson Airport in Nairobi.
The patient is a small baby, Lemos Dooso, born on the 13th of January 2007, in Shirati hospital, with neural problems. A charity organisation asked for the evacuation from the remote rural area of Shirati to Nairobi. The baby will receive an operation and treatment.
Medical, aeroplane, service, repatriation, flying, equipment,

Lei ha scritto un libro, “Cammino ControCorrente”, dedicato alle generazioni future. Ci presenta brevemente il testo e come mai lo dedica al giovani?

“Quando ho cominciato a scrivere ‘Cammino Controcorrente’, durante il Natale del 2013, l’Italia era appena scampata alla bancarotta, grazie all’azione del Governo Monti, ma si leccava ancora ferite spirituali ed anche finanziarie. Le elezioni dell’aprile del 2013 erano state un colpo a vuoto e una somma di incompetenze, pavidità e timori del futuro. E come tali avevano prodotto un risultato inconcludente, una somma di sconfitte politiche. L’Italia era inquieta, e il Governo Letta – di cui pure facevo parte – non mostrava di avere una marcia in più. Pensavo ai giovani, cioè il nostro futuro, a come dovevano essere inquieti e sentirsi smarriti. il mio desiderio era farli partecipe di come una famiglia italiana come i Borletti, e una loro discendente, avevano reagito e come si erano comportati durante altre crisi. Perché l’Italia ha vissuto molte crisi, è stata anche sul punto di schiantarsi per colpa di un regime dittatoriale e di una tragica guerra mondiale, ma ha sempre trovato in sé risorse insperate e nascoste. Il mio era un messaggio di fiducia, in fondo, un chiaro e forte “possiamo farcela”. Ho voluto farlo con un racconto che intreccia la storia d’Italia con quello di una famiglia che ha sempre cercato di viverla a fondo, quasi senza respiro. Ne è venuto fuori un racconto monografico di una famiglia, che però – ho visto nelle presentazioni che ho tenuto – è stato ritenuto  utile”. (@francesmorandi, 1 luglio 2016)

The following two tabs change content below.

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts