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Libano, comandante UNIFIL Portolano: “L’Italia primeggia nel rapporto con la popolazione”

“Stabilità con un cessate il fuoco permanente”. Il 19 luglio il generale lascerà la guida della missione. Poi verso l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Allied Joint Force Command-Naples

Il comandante di UNIFIL Luciano Portolano alle Nazioni Unite

(Di Anna Serafini)

NEW YORK, 12 Luglio – “L’Italia primeggia nel rapporto con la popolazione e in quello che è il concetto di peacekeeping nazionale che per i nostri è svolgere ogni giorno tutte le attività previste nel pieno rispetto della cultura, delle tradizioni, della religione della popolazione locale, ricevendone affetto, simpatia e supporto qualora necessario”. A una settimana dalla fine del suo mandato come comandante della missione Onu nel Sud del Libano, il generale Luciano Portolano elogia il lavoro dei 1100 peacekeepers italiani impegnati “non solo del settore ovest dell’area di responsabilità ma anche in assetti specialistici quali la componente elicotteri” e fa un punto dei suoi due anni alla guida di UNIFIL. Il 19 luglio la lascerà nelle mani dell’irlandese Michael Beary, prima di partire alla volta di Napoli, dove dovrebbe assumere l’incarico di Capo di Stato Maggiore del comando militare Nato, Allied Joint Force Command-Naples.

“Sono stati due anni intensi, nei quali siamo riusciti a mantenere con l’intera missione sotto la guida Onu una situazione di calma in un ambiente regionale segnato da grande instabilità”, ha detto Portolano a Onuitalia, condividendo le parole della coordinatrice speciale Onu per il Libano Sigrid Kaag che incontrando il Consiglio di Sicurezza l’8 luglio aveva ammonito: “La calma dominante non vada confusa con stabilità”.

“Solo quando verrà attuato un cessate il fuoco permanente si potrà parlare di stabilità nell’ambito dell’area responsabilità di UNIFIL e del Sud del Libano”, ha spiegato il comandante italiano (attualmente al quartier generale delle Nazioni Unite per il briefing di fine missione e l’incontro di mercoledì con il segretario generale Ban Ki-moon), secondo il quale le minacce alla sicurezza vanno frenate con una “continua e efficace attività di prevenzione”.

Le sfide sul terreno per la missione Onu sono oggi quelle di ogni giorno: “La necessità di mantenere ottimi rapporti con la popolazione, centro di gravità della missione, mantenere l’integrità della linea blu, garantire un’adeguata presenza nell’ambito di responsabilità marittima per contribuire ad evitare l’ingresso in Libano di mezzi materiali, di strumenti che possano destabilizzare non solo l’area meridionale del Libano ma tutto il Paese”. (@annaaserafini)

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