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Giovani italiani all’Onu, Caterina Tino (UNICEF): “Obiettivo lasciare un mondo migliore”

NEW YORK, 15 LUGLIO – “Lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”: dai lupetti alla fase conclusiva del percorso educativo rappresentata dalla “partenza” nel mondo, uno scout cresce confrontandosi col messaggio del fondatore Baden Powell. Così è stato anche per Caterina Tino entrata nel “branco” a otto anni e che alla fine nel mondo è partita per davvero. “Cerco di fare la differenza, anche se – ammette sorridendo – non penso sia necessario girare la terra per cambiare le cose”.

La sintesi perfetta, Caterina, romana, classe 1980, l’ha trovata facendo della sua motivazione e della passione per i diritti umani, il settore umanitario e lo sviluppo sostenibile, la sua professione. Dal 2011 lavora all’UNICEF a New York come consulente, dopo anni spesi a cavallo tra il volontariato e posizioni nel sistema Onu. “A 15 anni sapevo che avrei lavorato in ambito internazionale. Avrei detto forse in un’organizzazione non governativa, perché non conoscevo bene le realtà delle istituzioni internazionali/intergovernative”.

Alle organizzazioni e al diritto internazionale si è avvicinata nei mesi del master alla Sant’Anna di Pisa (2006), dove ha conosciuto l’attuale marito Gabriele, anche lui all’Onu con OCHA (l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari). Ma la vocazione per il campo è ancora precedente.

1998: la guerra in Bosnia è finita e Caterina parte con gli scout parte per Sarajevo, “un’esperienza che mi ha influenzata molto”. Studia sociologia alla Sapienza, nel frattempo fa volontariato con Amnesty a Roma e corsi sui Balcani e sulla cooperazione internazionale con il VIS dei Salesiani, l’ong cristiana FOCSIV e la Caritas, con la quale torna in Kosovo nel 2005 e poi di nuovo nel 2007, dopo il master “Diritti umani e gestione dei conflitti” e lo stage universitario all’UNRIC (Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite). Lavora tre mesi con la IOM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), poi con la missione Onu UNMIK.

Gabriele viene accettato come Junior Professional Officer al Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace dell’Onu (DPKO): Caterina lascia i Balcani e lo segue a New York. Non ha un lavoro, come le era successo prima in Kosovo, e di fronte alla “scelta di buttarmi in un altro campo o di insistere in questo settore, ho deciso di fare un corso sulla tratta di esseri umani alla New York University e fare volontariato all’IRC” (International Rescue Committee).

Dopo un anno di incertezze, nel 2010 approda alla IANSA, International Action Network on Small Arms, diventando rappresentante dell’Ong all’Onu, poi alla missione spagnola, sapendo di spagnolo solo i rudimenti: “Nel mio primo report in spagnolo solo una parola andava bene. Ma nell’ultimo, dopo sei mesi, c’era solo una parola corretta in rosso”. Il 2010 è anche l’anno del matrimonio. Caterina trova lavoro come consulente al Dipartimento di Affari Politici (due mesi), poi al Counter-Terrorism Committee Executive Directorate e dopo tre mesi cambia di nuovo ufficio: arriva a UNICEF, dove, riconfermata quasi di mese in mese, dopo 4 anni e mezzo di consulenza, da poco ha avuto un contratto temporaneo da staff.

Il futuro, che vede “in giro per il mondo, nel campo da qualche parte, magari un giorno a Ginevra poi di nuovo a New York, sicuramente non stabile”, sarà più ricco da novembre, quando la famiglia si allargherà con l’arrivo di un maschietto. (@annaaserafini)

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