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Turchia: allarme diritti umani tra purghe, epurazioni e vendette

Amnesty International denuncia anche il rischio del ritorno alla pena di morte

Turchia

ROMA, 20 LUGLIO – Epurazioni, vendette, licenziamenti: e sono solo i provvedimenti del presidente Tayyp Erdogan che emergono alla luce del sole, mentre resta alta la preoccupazione per quello che, all’indomani del tentato golpe in Turchia, resta nell’ombra.

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Prigionieri

Per questo Amnesty International si è unita a coloro che hanno lanciato l’allarme sui rischi per la situazione dei diritti umani dopo il tentativo di colpo di stato del 15 luglio, a seguito del quale sono morte almeno 208 persone e sono stati eseguiti quasi 8000 arresti. Inoltre, si rileva, diversi esponenti governativi hanno proposto la reintroduzione della pena di morte per punire i responsabili del fallito colpo di stato, incuranti degli altolà che subito molti paesi europei hanno lanciato, pena l’impossibilità di Ankara di entrare nella Ue.
Amnesty International sta indagando sulle notizie di detenuti sottoposti a maltrattamenti ad Ankara e Istanbul e ai quali verrebbe negato l’accesso agli avvocati.

“L’elevato numero di arresti e di rimozioni dall’incarico è allarmante e stiamo monitorando attentamente la situazione. Il tentativo di colpo di stato ha scatenato un impressionante livello di violenza. I responsabili di uccisioni illegali e di altre violazioni dei diritti umani devono essere portati di fronte alla giustizia, ma la repressione contro il dissenso e la minaccia di ripristinare la pena di morte sono un’altra cosa rispetto alla giustizia”,  ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty International.  “Sollecitiamo le autorità turche a esercitare moderazione e a rispettare lo stato di diritto nello svolgimento delle necessarie indagini, a garantire processi equi a tutti i detenuti e a rilasciare tutti coloro contro i quali non vi sono prove concrete di aver preso parte ad azioni criminali. Un arretramento nel campo dei diritti umani è l’ultima cosa di cui la Turchia ha bisogno”, ha aggiunto.

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Erdogan

In assenza di numeri esatti, le autorità turche hanno riferito che venerdì notte 208 persone sono state uccise e oltre 1400 ferite a Istanbul e Ankara. Tra le persone uccise figurano 24 persone definite “complottisti”, alcuni dei quali sarebbero stati linciati dopo che avevano cercato di arrendersi. Tra le vittime, figurano anche civili scesi in strada a fronteggiare carri armati ed elicotteri in risposta all’appello a protestare rivolto dal presidente Erdogan.
Nei giorni successivi al fallito colpo di stato, le autorità turche hanno avviato rapide purghe all’interno dell’esercito, del potere giudiziario e dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno: 7543 “complottisti” arrestati, 318 dei quali posti in detenzione preventiva; 7000 poliziotti sospesi, 2700 giudici e procuratori rimossi dall’incarico (appena meno di un quinto del personale della magistratura), 450 dei quali arrestati.

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La notte del golpe

Le dichiarazioni del presidente Erdogan e di rappresentanti del governo circa il ripristino della pena di morte e il suo uso retroattivo per punire i responsabili del tentato colpo di stato sono particolarmente inquietanti: un passo del genere violerebbe le convenzioni sui diritti umani di cui la Turchia è parte, oltre che le stesse garanzie costituzionali del paese.
“Gli arresti di massa e le rimozioni dall’incarico costituiscono sviluppi preoccupanti in un contesto di crescente intolleranza verso il dissenso pacifico da parte del governo turco. Il rischio è che il giro di vite si estenda ai giornalisti e agli attivisti della società civile. Negli ultimi mesi attivisti politici, giornalisti e altre voci critiche sono stati frequentemente presi di mira e mezzi d’informazione sono stati chiusi”,  ha commentato Dalhuisen.
“Ora è più importante che mai che il governo turco rispetti i diritti umani e lo stato di diritto, esattamente come i promotori del colpo di stato non hanno fatto” ha concluso Dalhuisen.

(@novellatop,  20 luglio  2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts