Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Il comandante Coppola a OnuItalia: Carabinieri per l’arte, in fase pre-operativa il progetto “Psyche”

Il Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) è il primo reparto di polizia al mondo specializzato nel settore, oggi punto di riferimento internazionale

(Di Francesca Morandi)

mostra arte3

ROMA (21 luglio) – Con una nuova banca dati di nome “Psyche” i Carabinieri italiani proteggono l’inestimabile patrimonio artistico e archeologico del Paese. Il Tenente colonnello del Nucleo per la Protezione del Patrimonio Culturale Antonio Coppola spiega a OnuItalia come funziona. L’Italia conta su 51 siti riconosciuti come “Patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO, 3.847 musei, 240 aree archeologiche e oltre 500 monumenti. Cifre che escludono archivi, biblioteche, beni architettonici, e scavi archeologici autorizzati, che tutt’oggi possono riportare alla luce statue e oggetti di antiche civiltà. Un tesoro incalcobile, esposto non solo al rischio di incuria ma anche ad atti criminali. A difenderlo c’è in prima linea il Nucleo dei Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale (TPC), il primo reparto al mondo specializzato nel settore. “Il nostro compito fondamentale è recuperare oggetti d’arte trafugati in qualsiasi modo: da opere museali e d’antiquariato rubate a beni archeologici scavati illegalmente”, spiega Coppola, comandante del reparto operativo per la TPC”. Siamo particolarmente attivi nel contrastare il mercato della falsificazione dell’arte contemporanea, dove il business illecito prolifera”.

Comandante Coppola, come opera il TPC?

“Svolgiamo una fitta attività preventiva, che si muove su diverse direttrici, ad esempio, sul fronte del controllo di negozi, fiere antiquariali e di tutti gli enti che si occupano di commercializzare opere d’arte. Negli ultimi anni abbiamo inoltre intensificato la vigilanza sulle piattaforme telematiche, come aste online, per cercare di contrastare il traffico internazionale di opere d’arte che si muove sulla Rete. Sempre nell’ambito dell’attività preventiva, elaboriamo una mappatura delle ‘aree di rischio’”.

Che cosa significa?

“Aggiorniamo e monitoriamo i nuovi scavi autorizzati di reperti d’arte e vigiliamo sulle maggiori aree archeologiche del territorio nazionale, allo scopo di individuare e reprimere possibili scavi clandestini. La nostra azione è svolta di concerto con le sovraintendenze competenti e con il CNR (Centro Nazionale per le Ricerche). Tra le attività del TPC rientra il controllo dei sistemi di sicurezza dei musei: redigiamo relazioni in merito allo stato degli apparati e le inviamo al ministero. Nella nostra azione rientra anche la formazione del personale di polizia e delle dogane di Paesi esteri che intendono rafforzare la tutela del proprio patrimonio culturale e che si vogliono dotare del modello italiano, ritenuto efficace”.

Opere esposte alla mostra “L’Arma a difesa dell’Arte”

Alcune opere esposte alla mostra in corso a Roma “L’Arma a difesa dell’Arte”

Quali sono i crimini più frequenti?

“La ricettazione di opere d’arte e lo scavo clandestino, anche se negli ultimi anni il trend di quest’ultimo fenomeno è in netta diminuzione grazie a un contrasto efficace: oggi gli scavi rilevati in un anno ammontano a 50-60 mentre negli anni Ottanta e Novanta i dati riferivano di centinaia di scavi. Tuttavia, il materiale scavato 10 o 15 anni fa è ancora presente sul mercato illecito, ed è nostro compito cercare di recuperarlo”.

Chi c’è dietro queste organizzazioni criminali specializzate nell’arte?

“Agli antipodi della struttura c’è, da un lato, il committente – grandi collezionisti d’arte o musei – dall’altro, il ‘braccio operativo’ che commette concretamente i furti in loco. Operano poi una molteplicità di figure intermedie, che si dividono il territorio in ‘aree di competenza criminale’. Se il bene che la banda mira a sottrarre è di alto valore, agiscono un numero maggiore persone di ‘livello superiore’ ed esperti, che si adoperano anche per collocare la refurtiva sui mercati internazionali, ad esempio, indirizzandoli verso musei e case d’asta. Queste organizzazioni includono restauratori compiacenti e storici dell’arte che collaborano sia nell’avallare l’origine dell’oggetto sia nell’immetterlo nel mercato come se fosse un bene lecito”.

 A che punto è il progetto “Psyche” (Protection System for Cultural Heritage) nato grazie ai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale?

“Il progetto ‘Psyche’ è oggi in fase pre-operativa. Ideato dal Comando della TPC e sviluppato in collaborazione con l’Interpol (Organizzazione internazionale della polizia criminale, ndr), l’obiettivo del piano è creare uno strumento investigativo efficiente rafforzando e migliorando lo scambio di informazioni sulle opere d’arte trafugate a livello globale attraverso la modernizzazione del database di Interpol. Il sistema fornirà un collegamento telematico tra le varie banche dati che aderiscono al progetto ‘Psyche’ e la banca dati dell’Interpol, in modo tale che sia possibile verificare, da ogni Paese e in tempi rapidi e semplici, la liceità o meno di un determinato bene d’arte. La Banca dati ‘Psyche’ ha anche lo scopo, oggi realizzato, di fornire alle banche dati dei Paesi aderenti il modello di catalogazione  del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale  chiamato ‘Leonardo’, molto apprezzato a livello internazionale”.

mostra arte carabinieri Ci racconta un aneddoto legato al recupero di opere d’arte di alto valore?

“In un’unica attività investigativa, iniziata nel 2013 dopo il furto degli ori etruschi rubati nel 2013 dalla ‘Collezione Castellani’ del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, abbiamo ritrovato anche gruppi scultorei di investimabile valore. Durante un controllo, infatti, lo scorso gennaio, fermammo un furgoncino, che trasportava piante e alberi, tra i quali era nascosto un gruppo scultoreo del Dio Mitra risalente al II-III secolo d.C., rubato illegalmente da uno scavo. Dopo un esame tecnico, il pezzo fu individuato come appartenente all’area etrusca di Tarquinia, e attraverso un incrocio di dati ottenuti tramite la ‘mappatura delle aree di rischio’, riuscimmo anche a indicare il punto di scavo dove il gruppo scultoreo era stato presumibilmente prelevato illecitamente: fu così che proprio in quello scavo è stato ritrovato anche il ‘mitreo’, l’area di collocazione del gruppo scultoreo, oltre a pezzi che facevano parte del gruppo scultoreo, come la statua di un cane. Grazie a quell’unica indagine tutti gli ori etruschi sono stati ritrovati e riconsegnati, e le statue mitraiche, esempio di arte ritenuta eccezionale, sono state esposte al Quirinale, ai Musei Vaticani ed ora a Roma, dove è in corso fino al 30 ottobre, presso il Museo storico dell’Arma, l’esposizione “L’Arma a difesa dell’Arte”, che mette in mostra i capolavori artistici rubati e recuperati”.

Come sta andando la mostra?

“Molto bene, credo per due motivi: i beni in mostra sono di alto valore e interesse, come il gruppo scultore del Dio Mitra, la lettera di Cristoforo Colombo inviata ai Reali di Spagna per comunicare la scoperta del Nuovo Mondo, un dipinto del Canaletto e la statua di ‘Arianna Dormiente’ risalente al II secolo D. C.. Inoltre, la mostra è gratuita, perché quello offerto dai Carabinieri è sempre un servizio a favore della popolazione.  L’esposizione è concepita in maniera didattica, intende, non solo informare sull’attività del TPC, ma anche sulle problematiche del settore artistico, implementando la coscienza civica a favore della protezione del patrimonio culturale che è patrimonio di tutti e dovrebbe unirci in egual misura”. tpc simbolo

La reputazione dei Carabinieri è eccellente a livello internazionale, anche presso le Nazioni Unite. Che ne pensa?

“Da sempre l’azione dell’Arma dei Carabinieri ha una vasta proiezione nei teatri internazionali, basta pensare all’impegno in Iraq, Afghanistan e nei Balcani.  Per quanto riguada la TPC cerchiamo di esportare i nostri protocolli operativi che sono molto apprezzati, anche perché la nostra esperienza è unica: a livello mondiale  il TPC è stata la prima forza di polizia, nata nel 1990,  che si è dotata di una struttura organica e specializzata nel settore dell’arte. A metterci in evidenza è anche il nostro organico articolato, contiamo su 15 nuclei operativi, e capillarmente diffuso su tutto il territorio nazionale. Anche la banca dati Leonardo che utilizziamo per la nostra attività investigativa è ritenuta uno strumento efficace che ci pone come riferimento nel settore a livello internazionale”.

(@francesmorandi, 21 luglio 2016)

 

 

 

 

 

The following two tabs change content below.

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts