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Sviluppo sostenibile, presentato il rapporto 2016. Perucci (Onu): Ecco le aree con progresso troppo lento

I dati come “advocacy” e spinta all’azione. Prima verifica sulla strada fatta tra almeno due, tre anni

Francesca Perucci

NEW YORK, 21 Luglio – “In dieci anni il numero delle donne in Parlamento è cresciuto a livello globale dal 17% al 23%. Date le campagne sull’uguaglianza di genere e women’s empowerment e considerato il lavoro dei ministeri delle pari opportunità ci si sarebbe aspettato un altro miglioramento, più significativo”. Lo ha sottolineato Francesca Perucci, capo Servizi Statistici presso il Dipartimento Statistiche dell’Onu, presentando il Rapporto 2016 sull’Agenda 2030, il primo dalla sua adozione da parte degli Stati membri avvenuta a settembre dello scorso anno, e confrontandolo con i dati dei rapporti precedenti riferiti agli obiettivi di sviluppo del millennio. “Se si guardano i trend attuali si può avere la percezione che procedendo così non si arrivi in tempo a raggiungere gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati al 2030. Per questo c’è l’agenda, che è un impegno ad agire, e i rapporti annuali che mostrano la strada fatta”, ha detto Perucci a Onuitalia.

Una persona su otto nel 2012 (è il dato più recente) viveva sotto sotto la soglia di povertà assoluta: -13% rispetto al 2002. 800 milioni di persone soffrono ancora la fame, un miglioramento del 4% nel periodo 2014-2016 rispetto al 2000-2002. Nonostante nel 2015 il tasso di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni sia diminuito del 48% rispetto al 1990, 5,9 milioni di bambini sotto i cinque anni sono morti per cause prevenibili lo scorso anno. Nello stesso periodo (1990-2015) il tasso di mortalità materna globale è sceso del 44%, il che significa 216 decessi per 100mila parti, un fallimento rispetto ai relativi MDG (riduzione del tasso di mortalità di 3/4) e SDG (70 su 100mila).

“La parte di agenda incompiuta degli obiettivi per il millennio è il primo set di priorità: riguarda bisogni fondamentali, come eliminare povertà estrema e mortalità materna infantile. Poi c’è un gruppo di nuove aree non incluse negli MDG, per esempio l’obiettivo 16 che include indicatori che non erano assolutamente parte dell’agenda dei 15 anni precedenti, relativi allo stato di diritto, pace e sicurezza. Inoltre, ci sono indicatori nuovi anche in alcune delle aree coperte dagli MDG, per esempio sull’obiettivo del gender equality e women’s empowerment, è molto importante l’inclusione della violenza contro le donne, delle mutilazione genitale femminile, delle spose bambine”, ha commentato il capo dell’Ufficio Servizi Statistici.

I dati, che “fanno da advocacy” nell’evidenziare la strada fatta, in questo momento rappresentano il punto d’avvio rispetto all’implementazione dell’agenda, su cui si potrà fare un punto tra due/tre anni. Vengono raccolti a livello nazionale e inviati all’Onu dalle agenzie di riferimento (ILO su lavoro; UNESCO su educazione, WHO su salute). L’ufficio statistiche mantiene i dati disaggregati (visionabili sul sito) e li aggrega nel rapporto finale, dove i risultati sono raggruppati a livello regionale e globale. Gli indicatori sono stati messi insieme dal gruppo di 28 paesi rappresentati da uffici statistici nazionali, the “High-level Group for partnership, coordination and capacity-building for statistics for the 2030 Agenda for Sustainable Development”, del quale fa parte anche Giorgio Alleva, presidente dell’Istat. (@annaaserafini)

Clicca qui per visualizzare l’intero Report 2016.

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