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Pinotti e Gentiloni chiedono una “Schengen per la Difesa”

PARIGI, 10 AGO – Per rispondere alla “deriva populista che cerca di approfittare della situazione per mettere in avanti argomenti antieuropei”, dopo la Brexit e i diversi attacchi terroristici, l’Ue deve tentare di rilanciare il percorso di una Difesa comune europea. E’ quanto scrivono, in un intervento a quattro mani sulle colonne del quotidiano francese Le Monde, i ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal titolo “L’Italia propone una Schengen per la Difesa.” Questo rilancio, argomentano, “ci permetterebbe non solo di rafforzare la nostra capacitá operativa nelle zone di crisi e nella lotta contro il terrorismo, e di aumentare l’efficacia delle nostre risorse, ma anche di ottenere un impatto politico importante, sottolineando la nostra volontá di appoggiare concretamente il progetto d’integrazione”. L’Italia, spiegano ancora, propone “due vie che meritano di essere esplorate”, una ordinaria, basata sui trattati in vigore, e una piú ambiziosa, che porterebbe alla nascita di “una sorta di Unione per la difesa europea”.

pinottiNel primo caso, proseguono Pinotti e Gentiloni, “si tratterebbe di dotare l’Unione di un’autonomia di azione aumentata”, stimolando la cooperazione e sostenendo l’industria della Difesa soprattutto sul fronte della ricerca e sviluppo, ma anche di “sfruttare il potenziale inespresso di certe disposizioni innovative del trattato di Lisbona”, per esempio sulle missioni internazionali e sulla cooperazione permanente.Nel secondo caso, sui cui l’Italia invita ad aprire il dibattito, si entrerebbe nell’ottica di una “Schengen della Difesa”, una “soluzione straordinaria” alle sfide attuali in cui “un gruppo di Stati membri potrebbe accelerare la sua integrazione mutualizzando un certo numero di capacitá e risorse, sulla base di un modello e di un concetto condivisi e di un accordo costitutivo che ne stabilisca le finalitá e le modalitá operative”. Le forze così sviluppate potrebbero poi essere messe al servizio non solo dell’Ue, ma anche della Nato e delle Nazioni Unite. A portare il progetto sarebbero prima un gruppo ristretto di Paesi, per esempio i fondatori dell’Unione, che aprirebbero poi “all’adesione di tutti gli Stati membri che ne condividano l’obiettivo politico e il metodo innovativo, sulla base di uno schema d’integrazione”.

(ANSA)

 

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