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Unesco: barriera corallina australiana rischia la ‘black list’

E Avaaz lancia raccolta firme contro progetto di una 'miniera sul fondo dell'Oceano'

Barriera corallina

SYDNEY,  22 AGOSTO – La Grande Barriera Corallina australiana, uno dei Patrimoni dell’umanità per l’Unesco, è ad un passo dall’essere declassata e inserita dall’organizzazione dell’Onu nella ‘black list’ delle aree in pericolo viste le minacce al suo ecosistema che negli ultimi anni si sono moltiplicate.Barriera corallina

Di fronte alla minaccia di ‘retrocessione’ il governo del Queensland ha chiesto all’Unesco di concedere più tempo per risolvere i problemi del delicato ecosistema. Comprensibile apprensione quella del governo del Qeensland visto che la barriera corallina è una delle principali attrazioni turistiche dell’Australia e genera cinque miliardi di dollari australiani, pari a 3,9 miliardi di dollari Usa, all’anno, fornendo circa 70.000 posti di lavoro. Infatti negli ultimi anni si è registrata una sorta di ”Corsa alla Grande barriera corallina australiana, prima che sia troppo tardi”. L’allarme per la sorte di questo ecosistema unico al mondo agisce infatti da richiamo per i turisti. Oltre due terzi dei viaggiatori interpellati l’anno scorso dall’Università del Queensland hanno infatti ammesso di aver visitato la Grande barriera nel timore che un giorno potrebbe non essere più possibile.

Negli ultimi tre decenni la metà dei coralli è scomparsa a causa di un insieme di fattori: gli scarichi agricoli, il riscaldamento delle acque dell’oceano, lo sviluppo costiero, l’invasione di stelle marine nocive. E fa riflettere che lo studio sia stato condotto prima degli ultimi Sos lanciati dalla comunità scientifica internazionale per via del maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli che ha colpito il 93% dei 2.300 chilometri di reef.  Dallo studio australiano, pubblicato sul Journal of Sustainable Tourism, emerge quindi che lo stato di salute della Barriera ha dato ai turisti un nuovo motivo per visitarla.

Tendenza che però potrebbe rivelarsi controproducente visto che i flussi turistici costituiscono una pressione ulteriore sull’ecosistema. Ai visitatori è stato chiesto di scegliere tra 15 ragioni per il loro viaggio. “Vederla prima che sia troppo tardi” è la risposta che si è piazzata al quarto posto, preceduta dalla volontà di scoprire un nuovo luogo, di rilassarsi e di isolarsi dalla quotidianità. Di recente il magazine Time ha inserito la Barriera nella top ten dei “posti meravigliosi da visitare prima che scompaiano”.Barriera corallina

Da tutto questo si comprende la richiesta all’organizzazione Onu di non compromettere il sito oggi Patrimonio dell’umanità con la definizione di ”area a rischio”, concedendo più tempo all’esecutivo per affrontare la questione delle ‘zone di compensazione’ che starebbero minando l’ecosistema della barriera. Proprio giovedì scorso, infatti, il governo dello stato australiano del Nord-est aveva tentato di far passare una norma contro il piano di compensazione ambientale che, secondo gli scienziati, starebbe erodendo il suolo, aumentando la quantità di sedimento che scorre nell’Oceano. I sedimenti, secondo gli esperti, uccidono coralli e alghe perchè bloccano la luce del sole. ”La nostra intenzione è quella di far valere all’Unesco le nostre ragioni e ottenere più tempo” ha spiegato il ministro dell’ambiente del Queensland Steven Miles. ”Ciò che è in gioco qui è molto, molto consistente” ha avvertito Miles. Il ministro ha inoltre riferito che scriverà al premier liberale Malcolm Turnbull per chiedergli di sostenere la richiesta avanzata all’Unesco la cui decisione potrebbe influenzare in modo significativo il turismo e l’occupazione australiani.

Frattanto è partita sulla rete una campagna di raccolta firme lanciata dal movimento Avaaz per contrastare il progetto di una compagnia mineraria che ha ottenuto il permesso per sfruttare quella che viene definita la prima miniera sul fondo di un oceano.Barriera corallina

”Abbiamo visto miniere devastare interi ecosistemi sulla terraferma – scrive Avaaz –  immaginate i danni che potrebbero fare delle grandi multinazionali scavando il fondo del mare, lontano dagli occhi dei cittadini. Sarebbe il colpo di grazia per gli oceani!”

Il sito prescelto per la miniera è ”vicino a uno dei fondali più incredibili al mondo: un ecosistema al largo della Papua Nuova Guinea dove vive di tutto, dalla barriera corallina agli enormi capodogli. Un’idea spregiudicata che potrebbe essere solo l’inizio di una distruzione consistente. Lazienda che ha ottenuto il permesso non ha mai gestito un progetto di questa portata ed è già in grande difficoltà finanziaria. È un’impresa rischiosa e dando visibilità in tutto il mondo ai dubbi sulla fattibilità economica si può fermare il progetto e mandare un messaggio a tutto il settore minerario: giù le mani dai nostri oceani!”

(@novellatop, 22 agosto 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts