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A “Isole che Parlano” il dramma dei rifugiati visto dall’obiettivo di Alessandro Penso

Lesbos, Greece, August 05, 2015

PALAU, 29 AGOSTO – “Quando stavo lavorando insieme al fotografo Santi Palacios, abbiamo visto che alcune delle coppie che stavano arrivando piangevano. Ci siamo avvicinati a loro, erano afgani, e abbiamo potuto constatare che  il loro bambino era deceduto durante la traversata”. Il fotografo Alessandro Penso, considerato uno dei più importanti fotoreporter italiani contemporanei e vincitore del World Press Photo 2014  nella categoria ‘General News’, è il protagonista a Palau (Sardegna) della sezione fotografica del Festival internazionale Isole che Parlano.

Lesbos, Greece Oct. 18, 2015.

Lesbos, Greece Oct. 18, 2015.

Nello spazio espositivo del  Centro di Documentazione del Territorio, verrà esposta la mostra fotografica “Lesvos”, un reportage di 40 straordinarie immagini che documentano il dramma dei rifugiati nell’avanposto greco. La mostra, organizzata in collaborazione tra l’associazione Sarditudine e Ogros Fotografi Associati,  verrà inaugurata l’8 settembre alle 21.30 con un incontro con l’autore intitolato ‘Riflessioni sull’etica di un mestiere’ e sarà  aperta fino al 30 settembre.

Lesvos – in italiano Lesbo – è un’isola fino a poco tempo fa pressoché sconosciuta, arrivata alla ribalta della cronache in Europa per l’immane tragedia  dei profughi in cui è stata coinvolta. Secondo l’UNHCR, nel  2015 sono arrivati in Grecia via mare circa 850.000 rifugiati. Di questi compresi i bambini, circa 500.000 sono sbarcati sull’isola a solo otto miglia nautiche dalla costa della Turchia.

Madre siriana col bambino (Ph. Alessandro Penso per UNHCR)

Madre siriana col bambino (Ph. Alessandro Penso per UNHCR)

Pur rappresentando il cuore nevralgico dei flussi migratori, Lesbo non era preparata a sostenere una pressione di questo tipo e aveva ben poco da offrire ai rifugiati, principalmente siriani, afghani e iracheni, richiedenti asilo e ai migranti arrivati lì. Una volta raggiunte le spiagge d’Europa, i profughi proseguivano (e proseguono) il loro lungo viaggio attraverso l’interno montuoso dell’isola, odissea seguita da giorni e notti trascorse nei campi profughi affollati, dove mancano le condizioni di prima accoglienza.

Arrivati nella zona nord dell’isola, la parte maggiormente esposta alla migrazione, migranti e profughi sono costretti a proseguire a piedi per 50 km, fino ad arrivare nell’area del porto della città, dove li attende una lunghissima fila per la richiesta dei documenti e dove la polizia decide se accettare o meno la richiesta di asilo.

Alessandro PensoAlessandro Penso ha raccontato le restrizioni che hanno limitato il suo lavoro di reporter nell’isola: “La polizia mi faceva aspettare in macchina, mi allontanavano dalla spiaggia, pur trattandosi di aree pubbliche”. Il fotografo, vincitore del Magnum Foundation Emergency Found, segnala che uno dei principali problemi in Europa è il regolamento di Dublino ed evidenzia che, nel 2011, il 99,5% delle richieste di asilo sono state respinte dalla Grecia. Questo ha fatto si che i rifugiati si siano trovati in più casi a interrompere il loro viaggio in una nuova forma di prigionia, ossia nei CIE: “La Grecia è l’unico paese che detiene i migranti nei centri per 24 giorni, una violazione del diritto europeo che prevede come tempo limite 18 mesi”. (@OnuItalia)

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