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Cooperazione, scuola-itinerante strappa i giovani del Salvador a bande criminali

Professor Micheli: ragazzi imparano a restaurare centri storici e a costruirsi una casa. Il ministro delle Opere pubbliche Martínez intende realizzare con un piano governativo il progetto urbanistico proposto dall’Italia

Giovani salvadoregni coinvolti nel progetto della Cooperazione italiana

(Di Francesca Morandi)

Roma – “Abbiamo italianizzato il modello spagnolo della ‘Escuela Taller’, attraverso la creazione di una scuola di formazione itinerante, che sta dando risultati straordinari nella Repubblica di El Salvador”.  Lo racconta a OnuItalia Mario Micheli, professore Associato di Museologia e critica artistica e del restauro presso l’Università degli Studi di Roma Tre, presente all’inizio di settembre a Zacatecoluca, città nell’est del Paese centroamericano, alla firma di un accordo con quella municipalità nell’ambito di un complesso progetto della Cooperazione Italiana in El Salvador.

“Nato nel 2012 da una proposta dell’Università degli Studi Roma Tre formulata assieme alla Secretaria de Cultura de la Presidencia del paese centroamericano,  il progetto di formazione, co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione alo Sviluppo, riguarda la conservazione del patrimonio culturale e architettonico del Paese ma, al contempo, mira a ridurre la violenza giovanile organizzata e si rivolge, dunque, a ragazzi provenienti dalle aree più disagiate dello Stato centroamericano – spiega Micheli, responsabile del progetto e dal 2014 delegato del Rettore dell’università romana per la Cooperazione allo Sviluppo -. Il modello è quello della scuola-laboratorio, la ‘Escuela Taller’, che ha il fine  di creare carpentieri e muratori specializzati e, al contempo, assicura il recupero dell’identità culturale”.

Mario Micheli, professore Associato di Museologia e critica artistica e del restauro presso l’Università di Roma tre

Mario Micheli, professore Associato di Museologia e critica artistica e del restauro presso l’Università di Roma tre

 Professor Micheli, ci spieghi, come questo modello implementato dalla Cooperazione italiana, coniuga l’aspetto pratico del restauro architettonico con l’identità culturale e il recupero di giovani ai margini della società?

“Abbiamo creato una scuola itinerante che si sposta di città in città, allo scopo di insegnare ai giovani come restaurare edifici storici, che costituiscono il patrimonio architettonico diffuso e che caratterizzano i piccoli centri storici del paese.  Si tratta di edifici costruiti in epoca coloniale e repubblicana che devono essere recuperati e non sostituiti da nuove costruzioni in cemento. Nell’arco di quattro anni saremo attivi in tre città del Paese: Zacatecoluca, nell’Est, Izalco, nell’Ovest, e la capitale, San Salvador, al centro. Considerando che il Salvador ha un’estensione territoriale limitata, paragonabile a quella dell’Emilia Romagna, e tenendo conto della ubicazione di queste prime sedi della Escuela Taller, possiamo facilmente immaginare una copertura pressoché totale del territorio del paese in meno di dieci anni. Il progetto è entrato nel vivo nel giugno del 2015 con la progettazione dei cantieri e prevediamo la prima inaugurazione alla fine di ottobre di quest’anno nella cttà di Zacatecoluca che per le sue problematiche sociali rapresenta il vero cuore del progetto”.

Quali?

“Nei pressi di Zacatecoluca si trova un carcere di massima sicurezza, soprannominato ‘Zacatraz’ (dal noto carcere statunitense Alcatraz, ndr), dove sono detenuti i capi delle gang più pericolose de El Salvador.  Il carismatico sindaco di quella città   Francisco Salvador Hirezi, di lontana origine cristiano-palestinese, medico chirurgo laureato a Strasburgo in Francia, da sette anni  si dedica a risollevare la sua città da povertà e criminalità. Hirezi ha accolto con passione il nostro progetto, facendolo proprio, così come dovrebbe sempre accadere nella cooperazione internazionale. In concreto a Zacatecoluca abbiamo selezionato 50 ragazzi e ragazze, provenienti da aree di povertà estrema, che apprenderanno un mestiere  restaurando nei primi sei mesi di scuola la Antica Stazione Ferroviaria di quella città. Successivamente, nella seconda fase dell’attività  didattica a Zacatecoluca, insegneremo ai nostri allievi, figli di 140 famiglie che vivono in abitazioni precarie e in un’area caratterizzata  da povertà estrema, come auto-costruirsi una casa, anche recuperando tecniche tradizionali come la terra cruda (Adobe). A tal fine costruiremo un edificio  che sarà adibito ad attività comunitarie di vario tipo, e dove, ad esempio, sarà installato un ambulatorio per il controllo sanitario di quella comunità. Inoltre stiamo studiando un piano per la risistemazione urbanistica e della rete infrastrutturale dell’intera area. Queste attività hanno suscitato il forte interesse del Ministro delle Opere Pubbliche di El Salvador,  Gerson Martínez, in questi giorni in visita in Italia invitato dal mio ateneo”.

 Parte di un edificio a Zacatecoluca in ristrutturazione

Parte di un edificio a Zacatecoluca in ristrutturazione

Qual è la peculiarità di questo modello di intervento?

“In sintesi il modello della Escuela Taller perfezionato dall’Italia si radica nel territorio dove opera, e attraverso il forte coinvolgimento finanziario e con risorse umane degli enti locali, i comuni, continuerà a diffodersi e a riprodursi. Si tratta di un modello che si inserisce all’interno delle comunità e si diffonde nel territorio. Un importante punto di forza del progetto è costituito dalla rete inter-istituzionale della quale fanno parte i ministeri, come quello della Educazione, dei Lavori Pubblici, la Universidad El Salvador, organizzazioni non governative come FUNDASAL”.

Ci fornisce dettagli sugli progetti a Izalco e nella capitale San Salvador?

“Izalco è una città situata nella parte occidentale di El Salvador, caratterizzata da una forte presenza di popolazione indigena, che fu oggetto di una mattanza – 30mila morti – nel 1932, tragedia che ancora oggi rappresenta una ferita aperta nella comunità. Il cantiere didattico, che anche in quel caso coinvolgerà 50  giovani con parità di genere, consentirà il recupero della Casa de los Barrientos,  un edificio simbolo dell’epoca storica nella quale avvenne quello sterminio”.

 A San Salvador che cosa farete?

“Fino agli anni Venti del Novecento San Salvador, la capitale del Paese, era bella come alcune città europee, una piccola Vienna, con tram ed edifici realizzati con  lamiere metalliche importate dal Belgio. I grandi terremoti e le criticità sociali hanno prodotto un forte degrado di quella città.   Ma oggi, grazie all’azione decisa e sapiente dell’amministrazione comunale, si inizia a vedere la luce per un recupero del centro storico di quella città. Il nostro progetto prevede, attraverso la Escuela Taller,  la riqualificazione di una delle ultime testimonianze di quell’architettura in lamina metallica a cui ho fatto cenno  e che, dopo il restauro, diventerà un centro sociale e culturale”.

 Un bambino accanto a una casa-baracca a Zacatecoluca

Un bambino accanto a una casa-baracca a Zacatecoluca

 Dalle sue parole trapela molta soddisfazione per come procedono i progetti. Qual è il suo auspicio?

“Spero che la nostra Escuela Taller possa restare attiva per molto tempo e possa quindi contribuire, attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro di molti giovani salvadoregni, alla riduzione del fenomeno della violenza giovanile e nel contempo possa contribuire a proteggere e a far sopravvivere il patrimonio architettonico tradizonale di quel piccolo e meraviglioso paese”.

(@francesmorandi, 9 settembre 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts