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Microplastiche in mare una bomba a orologeria, il nuovo rapporto di Greenpeace

microplastiche

ROMA, 12 SETTEMBRE – Un nuovo rapporto di Greenpeace sull’impatto delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei e sui rischi di contaminazione di tutta la catena alimentare, dal mare alle nostre tavole, afferma che  la produzione globale di plastica aumenta in modo esponenziale – erano 204 tonnellate nel 2002, 299 tonnellate nel 2013 – e i mari sono sempre più inquinati, la salute degli organismi marini sempre più a rischio.
L’inquinamento causato dalla plastica che finisce in mare è visibile a tutti, ma non tutti sanno che sono proprio i frammenti di plastica più piccoli sono quelli più pericolosi: a causa delle ridotte dimensioni – diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm – le microplastiche possono essere involontariamente ingerite da un numero enorme di organismi e possono assorbire più contaminanti tossici (a parità di peso) dei frammenti di maggiori dimensioni.microplastiche
Con questo nuovo rapporto  “La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare” l’organizzazione mette in evidenza i risultati di recenti ricerche scientifiche sugli impatti delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei e definisce il fenomeno una ”bomba a orologeria”.

Le microplastiche possono essere state prodotte dall’industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l’igiene personale) o derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o dei raggi ultravioletti.
Gli organismi marini possono ingerirle in diversi modi: gli organismi filtratori, come le cozze, le vongole e le ostriche, possono semplicemente contaminarsi con l’acqua che filtrano per nutrirsi, mentre i pesci possono ingerirle sia direttamente, scambiandole per prede, sia  attraverso il consumo di prede contaminate. In entrambi i casi le microplasticheconseguenze sono gravi: possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l’accumulo o un trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono.

La contaminazione può inoltre risalire la catena alimentare e arrivare dritta sulle nostre tavole. Gli studi scientifici che riguardano il possibile effetto tossicologico generato dall’ingestione di cibo contaminato con microplastiche nell’uomo sono ancora agli albori, ma il rischio che attraverso l’alimentazione si possano ingerire microplastiche è assai concreto soprattutto nel caso dei molluschi, che sono consumati interi.
La situazione è grave e occorre agire subito applicando il principio di precauzione, afferma l’organizzazione ambientalista che chiede al Parlamento italiano di adottare al più presto il bando della produzione e dell’uso di microsfere di plastica. Su iniziativa dell’associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.

(@novellatop,  12 settembre 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts