Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Sami (UNHCR) a OnuItalia: la rotta di migranti dalla Libia si è strutturata, i trafficanti non si sono fermati

La portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati: numeri invariati degli sbarchi confermano che gli scafisti continuano a operare. Auspichiamo un'azione globale decisa al summit alle Nazioni Unite il prossimo 19 settembre

Carlotta Sami

(Di Francesca Morandi)

Roma – “La rotta di migranti dalla Libia è ormai strutturata e i trafficanti di esseri umani non si sono fermati nonostante la robusta azione di contrasto delle istituzioni nazionali e europee”.  Lo riferisce a OnuItalia Carlotta Sami,  portavoce dell’UNHCR per il Sud Europa, l’agenzia Onu per i rifugiati, che osserva come “la via di transito irregolare che dalla Libia porta flussi di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa, attraverso il Mar Mediterraneo, è diventata solida, si è, in qualche modo, ‘adattata’ all’attività di contrasto di Frontex e della nostra Marina militare.

“Lo confermano i numeri: l’anno scorso alla fine di settembre erano arrivate in Italia 132mila pesone, mentre quest’anno, ad oggi, si parla di 125mila – continua Sami -. Anche rispetto agli sbarchi del 2014 i numeri non sono molto diversi. Questo significa che i trafficanti continuano a gestire il territorio, da varie parti del Corno d’Africa e dell’Africa occidentale alle coste libiche”.

Quali ragionamenti si possono fare di fronte alle cifre degli sbarchi che non diminuiscono?

“Si deduce che le organizzazioni criminali si sono adeguate a situazioni anche pericolose, come il conflitto armato in corso in Libia e il maggiore controllo che c’è nel Mar Mediterraneo ad opera delle navi militari della nostra Marina e di quelle che agiscono sotto l’egida dell’operazione europea Frontex, che compiono un’azione molto serrata. La distruzione delle barche usate dagli scafisti per  ‘i viaggi della disperazione’ avviene: i trafficanti impiegano, quindi, più tempo a reperire le imbarcazioni, ma quando le ottengono, le caricano il più possibile di migranti, di fatto ‘buttandole’ in mare aperto su mezzi sempre più precari e alle spese di un numero sempre maggiore di vite umane”.

Non ha rilevato alcun risultato nel corso dell’ultimo anno?  

“Quest’anno la differenza è stata lo stop di arrivi in alcuni brevi periodi, ma i flussi sono poi ripresi in maniera molto intesa con migliaia e migliaia di persone stipate su barconi sempre più fatiscenti, in arrivo nell’arco di una o due giornate. Inoltre, la rotta balcanica, che coinvolge i flussi provenienti dalla Turchia verso la Grecia, si è ridotta moltissimo, ma questo non ha avuto alcun effetto nel modificare la rotta tra la Libia e l’Italia, che coinvolge prevalentemente rifugiati e migranti provenienti da Paesi del Corno d’Africa e dell’Africa Sub-sahariana come Eritrea, Nigeria, Mali, Sudan. Fra l’altro, sono aumentati i bambini a bordo dei barconi, soprattutto dall’Egitto e dal Gambia. Temiano ci sia una forma di sfruttamento sia economico che sessuale; per questo il sistema di indentificazione anagrafica deve essere rafforzato anche a livello europeo con una raccolta di dati sistematica”.bimbo-salvato

Che cosa chiedono queste persone quando sbarcano?

“Sono aumentate le persone che vogliono fare domanda di asilo in Italia, con una crescita del 53% delle richieste nel nostro Paese, oltre 65mila. Molti altri vogliono raggiungere i propri famigliari in altri Stati europei. Quest’anno la situazione è molto cambiata in seguito ai controlli molto serrati alle frontiere con Francia, Austria e Svizzera, che impediscono alla maggior parte dei rifugiati e dei migranti di muoversi fuori dai confini italiani. Inoltre, a un anno dal via libera dell’Unione europea al piano comune di asilo per la redistribuzione dei rifugiati all’interno del territorio europeo, i risultati sono ancora limitati. Il piano avrebbe dovuto aiutare Paesi come Italia e Grecia a trasferire in maniera regolare e legale migliaia e migliaia di richiedenti asilo, innanzitutto siriani, eritrei e di altre nazionalità. Di fatto dall’Italia sono stati redistribuiti solo il 2% dei richiedenti asilo rispetto ai numeri decisi un anno fa. Questo comporta che migliaia di persone che potrebbero raggiungere altri Stati europei, di fatto rimangono in Italia”.

Nei giorni scorsi l’UNHCR ha annunciato che sono 4.176 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nell’ultimo anno, in media 11 persone al giorno. Che cosa fare?

“Il Mediterraneo è diventato la via di passaggio più mortale al mondo per  migranti e rifugiati. L’unico modo per arginare questo è aprire delle vie legali per la richiesta di asilo per coloro che fuggono da situazioni di persecuzione, guerra e violenza. Questo significa rendere possibile per queste persone raggiungere i Paesi d’asilo in modo sicuro. Noi lo chiediamo con insistenza, le quote per le vie legali, che possono essere di vario tipo – dalle borse di studio, a maggiori quote per i reinsediamenti, ai permessi umanitari -, sono ancora troppo basse, soprattutto in Europa. Ci sono poi altre strade, come le cosiddette “sponsorizzazioni private”, ovvero  privati cittadini e organizzazioni che, con il sostegno dell’UNHCR e del governo, possono  decidere di aiutare persone o famiglie particolarmente vulnerabili e ottenere legalmente il loro ingresso in un Paese sicuro. Si tratta di una goccia nel mare di fronte a milioni di persone in fuga, ma è un canale per salvare vite e contrastare il traffico di esseri umani. Esperienze interessanti sono state avviate in alcuni Paesi come in Italia, Canada e Germania. Lo scorso anno comuni cittadini e organizzazioni private del Canada hanno deciso di accogliere così migliaia di persone. Anche in Italia questo è avvenuto tramite la sinergia di organizzazioni private come Sant’Egidio e la Fcei, e il governo italiano si è impegnato a portare  2mila rifugiati, in prevalenza siriani nel nostro Paese”.

Dal vertice del G20 in Cina, i vertici le istituzioni europee hanno chiesto che la gestione della crisi migranti diventi un globale.  Che cosa dovrebbe avvenire in concreto?

“E’ incontrovertibile che l’UE faccia appello, ma si tenga conto che l’Europa non è al centro di questa crisi, che certamente è globale, a fronte di oltre  65 milioni di persone in fuga nel mondo, sfollati o rifugiati. Si consideri che la maggioranza dei rifugiati e degli sfollati nel globo è accolta da Stati non certamente ricchi, come avviene in Uganda, Kenya, Pakistan, Iraq o in Libano, dove c’è un rifugiato siriano ogni tre libanesi, mentre in Europa abbiamo una media di tre rifugiati ogni mille abitanti. Si consideri, inoltre, che il 90% dei 65 milioni di persone in fuga nel mondo non viene accolta da Paesi industrializzati. L’Europa resta tuttavia un attore fondamentale per risolvere la crisi globale dei rifugiati. L’Europa deve mettere in atto un piano forte e fare la propria parte. Auspichiamo che il 19 di settembre, quando  ci sarà un summit alle Nazioni Unite per discutere della crisi di rifugiati e migranti, venga messa in atto un’azione globale che riaffermi in maniera forte e perentoria i principi che sono alla base della Convenzione di Ginevra, e che riaffermi che il diritto di asilo è un caposaldo dell’umanità. Di fondo c’è poi un problema da affrontare: capire come poter concretamente risolvere i conflitti, che sono alla base della fuga di milioni di persone”.

Il premier Matteo Renzi ha parlato della necessità dei rimpatri verso i Paesi dove non c’è la guerra. Che ne pensa?

“Per dare reale protezione a chi ne ha diritto il sistema di asilo non può includere i migranti economici, per i quali vanno aperte vie legali di ingresso ma che siano gestite in maniera distinta. Se la persona che non ha effettivamente diritto a rimanere sul nostro territorio, l’UNHCR non è contrario a eventuali rimpatri, ma devono essere fatti sulla base di valutazioni individuali e accurate, rispettandone i diritti fondamentali. I rimpatri sono possibili sulla base di accordi bilaterali tra i Paesi: l’Italia ha fatto accordi in questo senso con Egitto, Tunisia e recentemente con il Sudan”.

(@francesmorandi, 14 settembre 2016)

The following two tabs change content below.

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts