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Nadia Murad, eroina yazida, nuova ambasciatrice Onu

Nadia Nurad

NEW YORK, 16 SETTEMBRE – L’Onu ha una nuova ambasciatrice di ‘buona volontà’ che rappresenta la lotta delle donne yazide contro la sottomissione, la schiavitù, per la dignità dell’essere umano. E’ Nadia Murad Basee Taha, oggi nominata – in occasione della Giornata internazionale della Pace – “Ambasciatrice di Buona Volontà per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani” dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). 

Nadia Murad

Nadia Murad all’Onu

La ragazza, 23 anni, è considerate un’eroina della resistenza yazida, sopravvissuta alla schiavitùdopo essere stata fatta prigioniera. Da schiava dello Stato Islamico  Nadia  è impegnata da molti mesi in un’infaticabile attività per sensibilizzare la comunità internazionale sulla tragedia della sua comunità. Nell’agosto 2015, dopo la caduta di Sinjar, la patria yazida nel nord dell’Iraq, almeno cinquemila yazidi per lo più giovani donne, sono stati rapiti dagli uomini del califfato. Gran parte delle ragazze rapite vennero stuprate o vendute come schiave del sesso; tra loro anche Nadia che però è riuscita a fuggire. Nominata per il premio Nobel per la Pace e inclusa dal Times tra le 100 persone più influenti del 2016, Nadia il 16 settembre 2015, ha raccontato dal Palazzo di Vetro la tragedia della sua gente.

“Sono stata violentata, torturata, costretta a indossare vestiti che non coprivano il mio corpo. Ho cercato di fuggire ma una delle guardie mi ha catturata e picchiata, mi ha messo in una stanza con altri uomini e tutti hanno fatto quello che volevano finché non sono svenuta”.
La ragazza con grande coraggio aveva denunciato le torture alle quali lo Stato Islamico aveva sottoposto le donne e i bambini yazidi, considerati ‘fedeli del diavolo’ perché il loro credo contiene elementi di cristianesimo, zoroastrismo e islam.

Nadia Murad

Donne yazide

Nadia era  stata rapita nell’agosto del 2015 e trattenuta per tre mesi come ‘bottino di guerra’ insieme ad altre 150 famiglie. “Ci hanno portato in un grosso complesso dove c’erano migliaia di altre persone. Ci hanno molestato, umiliato”. Dopo aver subito torture e violenze di ogni tipo la giovane era riuscita a fuggire ed è andata a vivere in Germania.
Da allora non sono mancati gli appelli per sconfiggere lo Stato Islamico: “Ho visto cosa hanno fatto a ragazzine e bambine. Tutti quelli che commettono crimini come il traffico di essere umani devono essere portati davanti alla giustizia in modo che donne e bambini possano vivere in pace in Siria, Iraq, Somalia, Nigeria… ovunque”.

(@novellatop,  16 settembre  2015)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts