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Bollicine italiane all’Onu: il Moscato d’Asti è di un’azienda che unisce lotta al clima e migrazioni

Di Anna Serafini

NEW YORK, 20 Settembre 2016 – Bollicine italiane all’Onu. E’ il secondo anno consecutivo che un vino made in Italy arriva tra i grandi della terra, nel pranzo della giornata di apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Stavolta nei bicchieri dei leader mondiali balla il Moscato d’Asti della cantina Marenco. La cantina di Strevi, un piccolo comune in provincia di Alessandria il cui logo rappresenta proprio sette coppe di vino locale, è in prima linea nella sperimentazione di nuove tecniche per far fronte al cambiamento climatico e sostenere la produzione di uva, mantenendo il processo naturale. Delle 32 persone che lavorano in azienda, la metà sono migranti. E proprio cambiamento climatico e migrazioni sono al centro di questa Assemblea Generale: ieri il summit sui grandi movimenti di migranti e rifugiati – tema che fa da leit-motif in questa settimana al quartier generale delle Nazioni Unite –, domani la cerimonia delle ratifiche dell’accordo sul clima, raggiunto lo scorso dicembre a Parigi: saranno 31 Paesi a farlo che si aggiungono ai 29 che già hanno ratificato.

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Risponde al telefono mentre sta ancora vendemmiando. Sono le 13:30 e a dargli la notizia che il Moscato d’Asti è arrivato al Palazzo di Vetro è Onuitalia. Andrea Costa, 37 anni, responsabile dell’export nell’azienda fondata dal bisnonno, è “onorato” di sapere del successo del prodotto di famiglia, servito a chiusura del pranzo offerto da Ban Ki-moon, accompagnato da una mousse al cioccolato con salsa di lamponi e perle di mango: “E’ il nostro vino migliore, ci permette di vivere e di dare lavoro qui in paese, di cui il Moscato è un simbolo come dimostra il logo del comune”.

“Dei 32 che lavorano per noi in campagna, il 50% è costituto da migranti: macedoni, marocchini, rumeni, il trattorista è iracheno. Sono risorse fondamentali, persone che hanno voglia di lavorare, superando la fatica di raccogliere l’uva bassa a 20 cm da terra. Ci permettono di andare avanti”, ha raccontato ad Onuitalia Andrea, senza sapere che lì dove il suo vino è stato servito oggi, il tema delle migrazioni è al centro dell’agenda. Non solo per il summit che ha preceduto l’Assemblea Generale o per i riferimenti contenuti nelle dichiarazioni dei leader dal famoso podio in marmo verde dell’Onu, ma anche per gli eventi che si susseguono questa settimana, tra cui la “pledging conference” di oggi, voluta dal presidente americano Barack Obama, aperta ai Paesi maggiormente coinvolti nella crisi dei rifugiati e dei migranti.

Ma non solo migrazioni. Un altro punto di contatto esiste tra l’azienda piemontese e l’Organizzazione internazionale: è la lotta al cambiamento climatico, di cui risentono anche i vigneti. “Il clima sta cambiando. Meno piovosità vuol dire più stress idrico per la pianta, che può non avere acqua a sufficienza. Nella nostra regione tra l’altro non si può irrigare”, ha spiegato Andrea.

Scrapona

Scrapona

Se “il frutto è davvero un prodotto di madre natura”, la sfida dell’azienda è intervenire con delicatezza, ma portando innovazione: “Abbiamo diviso uno dei nostri vigneti più belli, Scrapona, in sette appezzamenti nei quali sperimentiamo tecniche diverse. Queste includono uno sfogliamento più incisivo, un maggiore e un minore utilizzo di concime naturale, la creazione di zone d’ombra e un’aratura più significativa”. L’obiettivo è quello di sostenere in modo naturale la produzione, mantenendo la qualità del Moscato che è “un succo d’uva con un tocco di alcool”: “Dopo la vendemmia, procediamo con le analisi dell’uva, realizzate con la facoltà di Agraria dell’Università di Torino e il Consorzio Moscato dell’Asti e da lì ripartiamo”, ha aggiunto il 37enne che, insieme al fratello Edoardo e al cugino 18enne, rappresenta la quarta generazione dell’azienda fondata agli inizi del ‘900 dal bisnonno Michele e ereditata prima dal figlio Giuseppe, poi dalle figlie Michela, Doretta e Patrizia, attuali proprietarie dell’azienda.

Anche Ban Ki-moon, per il quale questa è l’ultima Assemblea Generale, essendo il suo mandato in scadenza a dicembre, ha colto l’occasione del pranzo coi leader per sottolineare il traguardo rappresentato dall’accordo sul clima, in vista della cerimonia di domani di consegna degli strumenti di ratifica: “Uno dei momenti più memorabili del mio incarico è stato due settimane fa, al G20, quando eravamo insieme mentre gli Stati Uniti e la Cina hanno ratificato l’accordo di Parigi. La diplomazia sul clima ha incontrato molte opposizioni e richiesto tante notti in bianco. Ma ora l’accordo sta per entrare in vigore. E’ un risultato di cui si sentirà l’eco per decenni”. (@annaaserafini)

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