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Iacomini (UNICEF): l’istruzione aiuta come cibo e medicine. Solo con la conoscenza si ricostruiscono comunità

Intervista al portavoce italiano dell’Agenzia dell’ONU per la tutela dei minori: 75 milioni di bambini vivono in aree di crisi, di cui 16 milioni rifugiati

Andrea Iacomini, portavoce italiano UNICEF

(Di Francesca Morandi)

“Le scuole dell’UNICEF nelle aree di crisi sono spesso tende, ma l’istruzione aiuta a superare traumi e a ricostruire comunità. Per i bambini che vivono in situazioni di emergenza umanitaria, la scuola è importante tanto quanto cibo e medicine ”. Tocca ogni continente del globo la lista di crisi umanitarie e guerre dove opera l’UNICEF, delineata da Andrea Iacomini, portavoce italiano dell’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della tutela dei minorenni.

Sono 75 milioni i bambini che vivono in 35 Stati del globo colpiti da crisi, di cui 16 milioni rifugiati: si parla di una “generazione perduta” di futuri adulti che, senza istruzione, avranno una vita ulteriormente segnata. Come opera l’UNICEF?

“La mancanza di istruzione in molte parti del globo, dall’Afghanistan al Sud Sudan all’Iraq, è grave e farvi fronte è uno dei cardini dell’azione dell’UNICEF. L’istruzione offre ai minorenni un mezzo per superare i traumi di conflitti e catastrofi naturali e offre una comunità, quella scolastica, alla quale appartenere. Portandoli a scuola, strappiamo i minorenni alla strada, alla criminalità. Quando i bambini non possono frequentare la scuola, il rischio di subire violenze e sfruttamento cresce drasticamente. L’educazione offre normalità ai bambini traumatizzati, ma anche gli strumenti per crearsi un futuro. Adulti istruiti sono necessari a ricostruire e a far progredire intere comunità. L’istruzione è poi fondamentale per combattere retaggi culturali che vanno contro i diritti dei minorenni, come matrimoni forzati, mutilazioni genitali, superstizione, prostituzione ed estremismi di varia natura”.

Lei ha scritto un libro “Il giorno dopo”, in cui dà voce alle storie di bambini segnati dal dolore. Ce ne parla? 

“Non volevo andassero perse le storie di queste giovani vite segnate dal dolore.  Ora mi viene in mente un bambino siriano, Mohammed,   che ho incontrato di recente nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, popolato da 80mila siriani. Orfano di padre, morto in Siria, questo bambino di 8 anni vendeva gelati per aiutare sua madre nel sostentamento dei suoi 5 fratelli. Con l’UNICEF Mohammed è tornato a studiare, e ne era felice”. 1470221612-andrea-iacomini-libro

Oltre 398mila bambini sono giunti in Europa via mare dal 2015, il 30% del totale dei migranti sbarcati. Come gestire questa emergenza?

“Sono 8.000 i minorenni non accompagnati giunti in Europa e scomparsi. Molti di questi finiscono nelle reti del caporalato, dei traffici di droga e prostituzione. Le prime ore sono determinanti per tenere i minorenni ‘attaccati’ a percorsi di tutela e legalità. Quando sbarcano in Italia, dopo la prima assistenza sanitaria e l’identificazione, cerchiamo di spiegare loro diritti e doveri. I nostri piani di aiuto includono un percorso di sostegno psicologico, e usiamo mezzi come sport e musica per dare loro un po’ di normalità. Spesso vogliono ricongiungersi con i propri familiari che vivono in Stati europei e abbandonano i centri di accoglienza, ma, con i serrati controlli alle frontiere come avviene in Francia e Austria, si trovano davanti dei ‘blocchi’ e finiscono nell’illegalità. Un altro fattore che porta i minori a ‘scappare’ è la lunga detenzione nei centri di accoglienza dove i migranti rimangono finché le loro richieste di asilo sono vagliate, accettate o meno. In questi centri, soprattutto in Libia e  Grecia, le condizioni in cui vivono sono disperate. L’unico modo per affrontare questa emergenza è creare vie legali e sicure che offrano protezione a bambini e famiglie che chiedono l’asilo”.

Come mai gli arrivi di minori sui “barconi” sono aumentati?  

“Il fenomeno ha derivazioni diverse, ma una cosa è certa: se un bambino o una famiglia si mettono nelle mani dei trafficanti di esseri umani e salgono sui barconi, sono disperati. Gli scenari di guerra e terrorismo sono inoltre aumentati, dal Medio Oriente all’Africa, e quindi un maggior numero di persone è in fuga. Alla radice del fenomeno delle migrazioni ci sono le guerre, alle quali la comunità internazionale deve trovare soluzioni. Dobbiamo esigere soluzioni da una classe dirigente mondiale che fa finta di non vedere che oggi il conflitto in Siria è una guerra mondiale, è un conflitto condotto ‘per procura’, le cui conseguenze sono decine di migliaia di morti, 5 milioni di rifugiati, tra i quali migliaia di bambini”.

Bambine di terza elementare di una scuola di Damasco con zainetti e materiali didattici donati dall'UNICEF

Bambine di terza elementare di una scuola di Damasco con zainetti e materiali didattici donati dall’UNICEF

Ci sono poi emergenze che non sono opera dell’uomo, come quella causata da El Niño, uno dei più devastanti fenomeni climatici mai registrati, che sta mettendo a rischio la vita di 26,5 milioni di bambini in dieci Paesi dell’Africa orientale e meridionale. Come interviene l’UNICEF?

“Abbiamo attivi programmi legati all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, essenziali alla vita delle persone, e necessari a fermare l’insorgenza di malattie. Inoltre, grazie all’UNICEF oggi la copertura vaccinale globale è prossima all’80%, un risultato enorme, se si pensa che negli anni ’70, soltanto un bambino su dieci nel mondo era regolarmente vaccinato contro le principali malattie mortali”.

(@francesmorandi, 22 settembre 2016)

 

 

 

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts