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Corte Aia condanna vandalo Timbuctù. Distruzione patrimonio culturale e’ crimine di guerra

Porta moschea di Sidi Yahia restaurata e reinstallata la scorsa settimana

Ahmad Al Faqi Al Mahdi. Foto: ICC-CPI

L’AIA, 27 SETTEMBRE – La Corte penale internazionale ha condannato l’estremista islamico Ahmed Al-Faqi Al-Mahdi a nove anni di carcere per la distruzione operata nel 2012 di nove mausolei e della porta della moschea di Sidi Yahia a Timbuctù, in Mali, riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. “La decisione rappresenta una pietra miliare”, ha commentato Irina Bokova, direttore generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la cultura: è la prima volta che la Corte dell’Aia riconosce la distruzione dei beni culturali come un crimine di guerra.

“Questa decisione storica è un passo fondamentale per porre fine all’impunità per la distruzione del patrimonio culturale. Conferma decisioni precedentemente prese da giurisdizioni internazionali e le amplifica in una sentenza interamente incentrata sulla distruzione del patrimonio culturale”, ha dichiarato Bokova, secondo la quale gli attacchi deliberati alla cultura sono diventati armi da guerra in una strategia globale di pulizia culturale. “In un contesto di ripetute violenze contro i popoli e il loro patrimonio culturale, la sentenza della Corte penale internazionale è un elemento chiave nella più ampia risposta all’estremismo violento”.

Durante il processo all’Aia, Al Mahdi, membro di Ansar Dine, un movimento fondamentalista legato ad Al Quaeda, si è dichiarato colpevole della distruzione dei monumenti avvenuta a Timbuctu tra il 30 giugno e l’11 luglio 2012. Ha chiesto perdono, mentre le immagini di lui che devastava i mausolei maliani venivano mostrate in tribunale.

Tra il 15° e il 16° secolo, Timbuctù è emersa come una capitale intellettuale e spirituale per la diffusione dell’Islam in tutta l’Africa. I siti distrutti, tranne uno, erano già iscritti nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità.

© UNESCO / Clarisse Njikam

© UNESCO / Clarisse Njikam

A seguito della distruzione, a gennaio 2013 l’Unesco e il governo del Mali hanno lanciato un programma di ricostruzione, beneficiando del sostegno della missione di pace Onu nel Paese (Minusma) e dei fondi provenienti dalla Svizzera e dall’Ue. Il 19 settembre è stata ufficialmente reinstallata la porta sacra della moschea di Sidi Yahia: “La nostra gratitudine va a Unesco, a Minusma e a tutti i partner che hanno fatto della salvaguardia del nostro patrimonio una priorità”, ha detto alla cerimonia di inaugurazione Addarawi Assekou Maiga, Vice Sindaco di Timbuctù.

L’Unesco – aggiunge una nota diffusa oggi dall’Agenzia delle Nazioni Unite – accoglie la sentenza dell’Aia come “un incoraggiamento a continuare il lavoro intrapreso negli ultimi anni per proteggere e ripristinare il patrimonio maliano in stretta collaborazione Minusma, e per tutelare la diversità culturale e i diritti umani come solide fondamenta per la pace non solo in Mali, ma in tutto il mondo”. (@annaaserafini)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma. Contact: Website | Facebook | Twitter | YouTube | More Posts