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Migranti e rifugiati, suona la campanella nella scuola di Sant’Egidio a Torino

TORINO, 29 Settembre – Vengono da più di 20 Paesi. Tra loro, anche alcuni rifugiati siriani e richiedenti asilo da diversi Stati africani. Prima di loro, ragazzi e ragazze che allo stesso modo hanno lasciato nella terra natale guerra e violenze, trovando accoglienza in Italia e uno strumento di crescita e integrazione nella Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio a Torino. Nei locali della parrocchia del Sacro Cuore a via Nizza, nel quartiere multietnico di San Salvario, per vecchi e nuovi studenti è suonata la campanella. E’ iniziato l’anno scolastico, ma non solo.

In quel punto di riferimento per tanti immigrati nella città, “attraverso l’insegnamento della lingua e della cultura italiane sono nati percorsi positivi di integrazione, favorendo l’incontro tra persone di fede e culture diverse e contrastando fenomeni di marginalizzazione”, raccontano dall’ONG fondata da Andrea Riccardi e che della promozione del dialogo e della solidarietà ha fatto dei punti cardine.

Lo dimostra anche il progetto dei corridoi umanitari, di cui l’associazione si è fatta promotrice con la Tavola valdese e Federazione delle chiese evangeliche in Italia e in collaborazione con i ministeri di Interno e Esteri. Con questa iniziativa pilota lodata a vari livelli come una “buona pratica replicabile in altri Paesi”, l’Italia si è impegnata a accogliere mille profughi in condizioni di vulnerabilità prima del 2017. Si tratta di donne sole con bambini, vittime potenziali della tratta di essere umani, anziani, persone affette da disabilità o serie patologie, e soggetti riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati. Ad oggi gli organizzatori ne hanno portati in Italia, in condizioni di sicurezza, 280: accolti in varie regioni italiane, ricevono cure e istruzione.

La cerimonia per la riapertura della scuola è stata per i ragazzi l’occasione per rompere il ghiaccio, presentarsi e conoscere i compagni di banco. Gerardo, giovane salvadoregno, ha raccontato di aver dovuto lasciare il suo Paese per sfuggire alla violenza delle bande criminali locali (maras) che divorano la vita di tanti giovani, e di aver trovato nella scuola di Sant’Egidio un ambiente familiare e lo strumento per guardare al futuro con speranza. (@annaaserafini)

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