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RE: BUILD: a Za’atari un centro per le arti e un centro per le donne, dall’assistenza alla resilienza

Building Peace Fundation, da Udine con UNHCR e UN Women

ZA’ATARI (GIORDANIA), 6 OTTOBRE  – Due nuove importanti iniziative sono state inaugurate oggi nel campo profughi di Za’atari in Giordania grazie alla partnership tra una fondazione italiana e due agenzie specializzate dell’ONU: UNHCR e Un Women. Un centro per le arti e l’artigianato e un centro per le donne: entrambi realizzati in tempi record dalla Building Peace Foundation di Udine secondo il modello Re:Build, lo stesso usato nelle scuole “riutilizzabili” con cui la BPF e’ entrata al MoMA come rara “best practice” della mostra “Insecurities” sull'”architettura del diplacement”.

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A Za’atari, aperto nel 2012, trovano alloggio “temporaneo”, per molti di loro per mesi e anni, 80 mila tra uomini, donne e bambini in fuga dalla Siria. “Abbiamo lavorato davvero duramente a questo progetto ed ora stiamo iniziando a raccogliere i frutti di quanto seminato, anche se c’e’ moltissimo da fare e farlo dall’Italia, dove la filantropia e’ un oggetto sconosciuto o peggio visto con sospetto, non e’ facile”, ha detto a OnuItalia Luca Drigani, che ha creato la fondazione assieme a Dario Roustayan e Ilenia Moroso in collaborazione con l’architetto britannico Cameron Sinclair.

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Il  Centre for Arts and Crafts sosterra’ il lavoro di artigiani di tutto il campo facendo da “hub” per la loro creativita’. Sara’ possibile praticare varie discipline artistiche e artigianali nell’obiettivo di promuovere e preservare l’eredita’ culturale della Siria anche nei giorni dello sradicamento. “Gli artisti rappresentano l’anima del popolo siriano. Molto di quel che conosciamo delle antiche civilta’ e’ stato conservato attraverso la loro arte, dai geroglifici egiziani ai dipinti delle caverne: noi pensiamo di avere un ruolo importante nel conservare attraverso il nostro lavoro la legacy della nostra cultura”, ha detto Mahmoud Hariri, un giovane artista originario di Dara’a.

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Decine di migliaia di bambini vivono a Za’atari, molti dei quali non hanno piu’ memoria della Siria.  Dario Roustayan, co-fondatore e presidente della Building Peace Foundation, ha osservato che “anche dal punto di vista della costruzione ci siamo messi d’accordo con UNHCR di realizzare una struttura che ricordasse la tipica tradizione culturale siriana. Il centro, al di la’ della modularita’ e della possibilita’ di essere riutilizzato, e’ formato da quattro comode stanze a ‘L’ con un cortile interno. Ancora piu’ importante e’ che la struttura e’ stata pensata avendo in mente la comunita’ a cui e’ destinata: profughi a cui viene data l’opportunità’ di sviluppare nuove skills, creare opportunita’ di lavoro e recuperare il senso di un futuro che torna nelle loro mani”.

Per UN Women, il cui obiettivo e’ di passare dall’assistenza alla resilienza, la struttura Re:Build offre l’opportunita’ di lanciare un “incubatore” per opportunita’ di lavoro per le donne siriane di Za’atari facilitando l’ingresso nel mercato del lavoro attraverso l’opportunita’ di imparare modelli di business. Il centro offre spazi, attrezzature, consulenti per trovare  spazi di mercato per merci prodotte localmente passando da un concetto di “cash for work” a un vera e propria atttivita’ di business. Il centro integra altri progetti di Un Women contro la violenza domestica e vede l’empowerment economico delle donne profughe come un punto di partenza per ridurla. RE: anche come resilienza.

img_2212Nell’ultimo anno, Building Peace Foundation ha costruito sei centri educativi a Za’atari e ad Amman, in partnership con UN Women, UNHCR e molte altre NGO. Le iniziative permettono a oltre 1,500 bambini, donne e membri vulnerabili della societa’ di avere accesso all’istruzione e a opportunita’ di sussistenza. Il progetto RE:BUILD fa parte del Commitment to Action della BPF con la Clinton Global Initiative e piu’ di recente con la Tent Alliance.

rebuild-construction-syrian-refugee-camps-by-pilosio-2RE:BUILD e’ stato creato per mettere al comunita’ al centro del progetto: in virtu’ della velocita’ e della facilita’ dell’assemblaggio, la comunita’ locale – nel caso specifico piccole squadre di profughi – hanno il compito di montare la struttura che puo’ essere facilmente smantellata e riutilizzata ma puo’ durare 20 anni. Una squadra di sei operai priva di esperienza nell’edilizia puo’ montare il modulo-tipo di 256 metri quadri in 15 giorni, con la possibilita’ di imparare nuove tecniche, creare opportunita’ di lavoro e dare ai profughi la sensazione che il futuro dipende da loro. (@alebal)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts