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Festa ad Eataly per l’arte dei pizzaiuoli napoletani. A novembre eventi in tutto il mondo per #pizzaUnesco

NEW YORK, 12 Ottobre 2016 – L’inno di Mameli, seguito da ‘O Sole mio, riempie il terzo piano del World Trade Center Tower 4, sede di Eataly a Downtown Manhattan. A suonare è la Banda di Andretta che si fa strada tra tavolini e scaffali per fermarsi di fronte a un forno, uno dei tanti dai quali nasce la protagonista della serata: la vera pizza napoletana. L’occasione è ghiotta: festeggiare questo “simbolo dell’italianità” e “l’arte dei pizzaiuoli napoletani”, un know-how trasmesso di generazione in generazione che è tesoro di un territorio, ma anche per gli organizzatori un patrimonio dell’umanità. E’ per ottenere ufficialmente questo riconoscimento dall’Unesco che la Fondazione Univerde di Pecoraro Scanio ha lanciato la candidatura e la petizione #pizzaUnesco a sostegno. L’evento di mercoledì per annunciare le iniziative di promozione della campagna all’interno della Settimana della cucina italiana nel mondo.

“A novembre si terrà la Settimana della cucina italiana in 100 paesi del mondo. In tutti gli Eataly degli Stati Uniti sia a New York sia a Chicago, nelle pizzerie Rossopomodoro e Eataly a San Paolo e a Monaco di Baviera, e ancora a Copenaghen, Istanbul, Gran Bretagna e in altre pizzerie, Da Michele a quella di Salvatore Cuomo in Giappone, fino a Sydney e Melbourne, ci saranno una serie di eventi per far conoscere l’arte della vera pizza napoletana”, ha annunciato Scanio, la cui campagna ha riscosso 1,2 milioni di firme da 40 Paesi e ora ambisce ad arrivare in 100 Stati.

“L’attività di promozione internazionale dell’arte dei piazzaiuoli napoletani che sosteniamo e in cui crediamo si inserisce in maniera molto efficace in queste strategie aggiornate che l’Italia persegue sull’alta cucina, sulla pizza, sull’integrare sempre di più questa promozione del food con la promozione del territorio, dell’economia e della cultura italiana”, ha sottolineato il console italiano a New York Francesco Genuardi.

Il riconoscimento dell’Unesco, che darà un responso ad autunno 2017 definendo o meno l’arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio immateriale dell’umanità, significherebbe molto per Napoli e l’Italia, continua l’ex ministro dell’Ambiente: “Innanzitutto, vorrebbe dire ristabilire la verità, cioè che l’arte della pizza napoletana è nata a Napoli, mentre c’è chi vorrebbe dire negli USA. La seconda cosa è che con milioni di persone che lavorano nel circuito della pizza, una parte di questi, come noi andiamo a studiare l’inglese nei paesi di lingua anglosassone, potrebbe fare dei corsi di formazione su come si fa veramente una pizza a regola d’arte in Italia”.

L’obiettivo, d’altronde, “non è tutelare una pietanza, la più diffusa e conosciuta del pianeta, ma l’arte e l’artigiano che sta dietro la pietanza. La caratteristica che fa veramente la pizza a regola d’arte è che è stesa e cotta una per una, non è un prodotto industriale ma un prodotto artigianale”.

Ne sa qualcosa Simone Falco che con Rossopomodoro sta cercando di far rimare tradizione con innovazione. “Stiamo lavorando con il mulino Caputo a una soluzione di un professore di Bari che è riuscito a fare un brevetto per deglutinare il grano saraceno. È un’idea di pizza gluten-free che stiamo preparando con Eataly. Un’altra tipologia che stiamo esplorando è quella con la farina di tipo 1, con cui le nostre nonne facevano il pane”. Ma la tecnica, assicura, rimane quella della tradizione. “L’importante è assicurarsi che i cinque ingredienti fondamentali siano originali e che la formazione dei pizzaioli sia fatta a Napoli”.

Tra gli altri hanno partecipato all’evento anche Davide Civitiello, pizzaiuolo campione del mondo – trofeo Caputo 2013, Dino Borri (Eataly USA), Federico Tozzi (Segretario Generale Italy-America Chamber of Commerce) e Antonio Gaudioso (Cittadinanzattiva). (@annaaserafini)

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