NEW YORK/WASHINGTON, 28 OTTOBRE – 4 novembre 1966: 50 anni fa l’Arno usci’ dagli argini e il mondo si unì al capezzale di Firenze alluvionata. Gli Stati Uniti ricordano con due mostre, una a New York nella sede dell’Istituto italiano di cultura e l’altra a Washington, presso l’ambasciata d’Italia. Entrambe allestite grazie alle fotografie del professor Joe Blaustein che durante l’ alluvione era in visita a Firenze e ha così potuto registrare attraverso i suoi scatti quei drammatici giorni.

images-3 La mostra newyorchese,inaugurata dal sindaco di Firenze Dario Nardella, durerà fino al 23 novembre. Si intitola “The flood. Florence 1966, New York 2012” e mette a confronto le immagini a colori scattate durante l’ alluvione nel capoluogo della Toscana e quelle in bianco e nero fatte 46 anni dopo dal fotografo Massimo Berruti quando l’uragano Sandy colpì la costa orientale degli Stati Uniti.

A Washington come a New York ricordare non e’ fine a se stesso, è fondamentale che implichi imparare da ciò che è avvenuto. Con l’interesse per il patrimonio culturale dell’umanità come stimolo, i due eventi hanno avuto un comune denominatore: inviare un messaggio alle giovani generazioni. Qualsiasi sia la causa della distruzione, sia essa di origine naturale o umana, il risultato sarà sempre e solo lo stesso: distruzione. “Dobbiamo assicurarci che il flusso costante della storia non venga interrotto,” ha detto l’Ambasciatore d’Italia Armando Varricchio: “In Italia si trova buona parte del patrimonio culturale mondiale e ciò è un privilegio, ma anche un onere. Con questo patrimonio ci è stata affidata anche la responsabilità di proteggerlo e di mantenerlo vivo per i nostri figli e le generazioni future.” Questo è il motivo del titolo del simposio Protecting Cultural Heritage in an Uncertain Time.

images-2Il patrimonio culturale è sempre più in pericolo a causa delle distruzioni intenzionali o di danni accidentali nei contesti di guerra o terrorismo e a causa del traffico d’arte illecito. I partecipanti al convegno hanno approfondito il tema della ricerca dei metodi migliori per documentare e preservare gli artefatti e i siti che sono patrimonio culturale a rischio. Hanno inoltre discusso della fattibilità, della volontà e dell’etica della ricostruzione di beni culturali distrutti; delle strategie per il controllo del traffico d’arte illecito e di come la tecnologia possa contribuire a trovare delle soluzioni.

Le foto di Blaustein mostrate a New York rimasero chiuse in una scatola per molti anni. Donate ora al Comune di Firenze, vengono esposte nella mostra all’Istituto Italiano di Cultura su Park Avenue. La loro particolarità? Sono tra le poche immagini a colori che esistono di quell’evento. Con l’accostamento colore/bianco e nero l’Istituto diretto da Giorgio van Straten ha inteso creare un legame tra la cultura americana e quella italiana: il fotografo americano a Firenze, quello italiano a New York. Una mostra che non vuole solo mantenere viva la memoria di ciò che è successo ma che punta anche a dare il via a una discussione sul tema della resilienza delle cosiddette città d’arte di fronte ai disastri naturali. E sui mezzi che si hanno per proteggere il patrimonio artistico e culturale, un tema attualissimo attuale dopo i recenti terremoti che hanno colpito l’Italia centrale. (@OnuItalia)