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Mario Giro a OnuItalia: “Italia ha aumentato del 100% gli investimenti in Africa, Tunisia è priorità”

Il viceministro agli Esteri: la Cina ha riportato l’Africa al centro dell’attezione globale e ha stimolato una ‘rincorsa’ al business, che va vantaggio degli africani e frena le migrazioni

Il vice ministro Mario Giro in missione nella Repubblica centrafricana lo scorso 11 ottobre

(Di Francesca Morandi)

ROMA, 4 NOV –  “Tra il 2014 e il 2015 l’Italia ha aumentato del 100% gli investimenti in Africa ed è passata dal 22esimo all’11esimo posto dei Paesi investitori nel continente africano”. Lo racconta a OnuItalia Mario Giro, vice ministro agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, dopo la sua recente missione ufficiale nella Repubblica centrafricana, Paese segnato da conflitti e povertà, ma, evidenzia Giro, “non esiste una sola Africa, ce ne sono tante, e molti Stati africani sono stabili e offrono opportunità di investimento”.

Vice ministro Giro, come lei sottolinea spesso, l’Africa è vasta, ha molte potenzialità spesso non colte dall’opinione pubblica. Ci aiuta a raccontarle?

“L’Africa è di grande importanza strategica per l’Europa, non solo per  problemi come migrazioni, povertà e crisi, ma perché ci sono tantissime opportunità per le imprese. Stiamo lavorando per sostenere investimenti, sicurezza e aiuto pubblico allo sviluppo perché vogliamo dare un’idea multidimensionale, reale, dell’Africa, dove ci sono Stati molto stabili e sicuri, nei quali ci sono molte possibilità di investimento. Ripeto: non c’è un’Africa sola, ce ne sono tante e noi siamo in grado di indirizzare sia chi vuole fare business sia chi vuole aiutare”.

Mentre l’Europa tentenna sul “Migration compact”, la Cina sta investendo ampiamente in Africa, dove grandi aziende statali e piccole imprese private cinesi fanno business, anche a vantaggio degli africani e con uno risvolto positivo sul fronte del contenimento delle migrazioni. Che ne pensa?

“Noi dobbiamo alla Cina il merito di aver riportato l’Africa al centro dell’attenzione globale. Il fatto che i cinesi  hanno concentrato i loro investimenti in Africa, ha portato a una “rincorsa” di opportunità in questo continente” .

La “Nova Cidade de Kilamba” enorme progetto edilizio a 30 km da Luanda, Angola, portato avanti dalla China International Trust and Investment Corporation

La “Nova Cidade de Kilamba” enorme progetto edilizio a 30 km da Luanda, Angola, portato avanti dalla China International Trust and Investment Corporation

Da alcuni definito negativamente come “neo-coloniale”, l’approccio cinese sta portando in concreto alla costruzione in territorio africano di infrastrutture importanti, industria e vere e proprie città, come la “Nova Cidade de Kilamba”, enorme progetto edilizio a 30 km da Luanda, capitale dell’Angola, portato avanti dalla China International Trust and Investment Corporation. Qual è la sua visione?

“Non ho una posizione critica sugli investimenti cinesi, anche se si può discutere su specifici programmi. Tuttavia è evidente l’interesse della Cina in Africa, dove cerca energia e cibo per la propria immensa popolazione. Allo svoltare del millennio, Pechino si è molto impegnata a fare grandi investimenti in Africa, che sono andati a vantaggio dell’Africa stessa. Condivido la prospettiva che vede nell’Africa un investimento”.

Parliamo dell’Italia in Africa, quali sono gli Stati africani prioritari per il nostro Paese?

“In Africa ci stiamo muovendo con tutti gli strumenti a nostra disposizione per essere presenti. Sul fronte del settore privato abbiamo fatto moltissimo dal 2014, anche grazie al sostegno della Cassa Depositi e Prestiti: siamo passati dal 22esimo all’11esimo posto dei Paesi investitori nel continente africano. Per quanto riguarda la cooperazione in senso stretto il nostro primo Paese prioritario è la Tunisia, un’Africa araba e unica democrazia araba che ci rimane e che dobbiamo proteggere, innanzitutto facendo in modo che i giovani trovino lavoro. Gli stessi obiettivi che abbiamo per la Tunisia li auspichiamo in Paesi dell’Africa occidentale, come Senegal, Mali, Niger, Costa d’Avorio e Guinea, per citarne alcuni. In Niger e in Guinea abbiamo aperto due nuove ambasciate e abbiamo messo in campo programmi volti a stimolare lo sviluppo per creare lavoro per i giovani, mentre, sul versante delle migrazioni, stiamo sostenendo rimpatri volontari assistiti.   Nel Corno d’Africa ci sono Paesi con cui la cooperazione dell’Italia è lungo corso, come in Etiopia in campo agricolo, e con altri Stati nel settore dell’energia o sanità. Recentemente sono stato  nella zona centrale dell’Africa, precisamente nella Repubblica Centroafricana, dove c’è un problema di stabilizzazione, ed è quindi  nostro obiettivo anche difendere la pace.  La Cooperazione Italiana ha aperto un ufficio a Bangui, capitale del Paese.  In Africa conduciamo un lavoro su molteplici livelli: un misto di cooperazione allo sviluppo, diplomazia e di lavoro sulle migrazioni. Siamo evidentemente molto focalizzati sul problema migratorio e siamo soddisfatti che nell’ultima Finanziaria sia previsto un Fondo per l’Africa dedicato alle migrazioni”.tunisia

Certamente l’Africa è  un territorio vasto, che si estende su circa 30 milioni di chilometri quadrati, ma non si può nascondere che sono numerosi gli Stati africani instabili o un guerra, la Somalia, ne è un esempio. Qual è la situazione in questo Paese?

“In Somalia la situazione per la cooperazione è ancora molto complicata. La nostra ambasciata è ancora in un container, stiamo cominciando la costruzione dell’ambasciata vera e propria”.

Uno dei Paesi chiave per la gestione dei flussi migratori è il Sudan, dove la diplomazia e la cooperazione italiana stanno lavorando intensamente…

“Con il Sudan abbiamo instaurato buoni rapporti. Si tratta di un Paese che ha varie aree di instabilità, come in Darfur, e ci sono guerriglie che seminano violenza.  Sarebbe necessario un vero processo di pace che ancora non è stato avviato. La nostra cooperazione allo sviluppo è però presente con molte iniziative, dal noto ospedale di Emergency a tante attività legate al settore agricolo, sanitario ed educativo. Critica è la situazione in  Sud Sudan, che è uno dei Paesi più poveri al mondo che di fatto è in uno stato di guerra, ed è quindi difficile operare, nonostante contiamo su alcune persone della nostra cooperazione, soprattutto per aiutare i rifugiati interni”.

In queste ultime settimane c’è stato un “turnover” di ambasciatori italiani in Africa. Che cosa ci dice in merito?

“Si è trattato di un avvicendamento fisiologico, tutti i nostri diplomatici, dopo quattro anni, ovunque si trovino, da New York a Pechino, arrivano alla scadenza naturale del loro mandato. Tutti lavorano con grande dedizione”.

(@francesmorandi, 4 novembre 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts