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Cracco a OnuItalia: con IFAD in Marocco ho cucinato con donne che fanno sopravvivere le famiglie con poca acqua e cibo

Lo chef di Masterchef e Hell’s Kitchen: “Ho in cantiere un progetto in Iran su cereali e pane. Contro lo spreco il “Refettorio Ambrosiano” ha dato esempio”

A sostegno di IFad Carlo Cracco in Cambogia prepara con una donna e un bimbo le erbe selvatiche, la zucca e la papaya verde per cucinare un piatto locale, il Somlar Kako

(di Francesca Morandi)

MILANO, 7 NOVEMBRE – “Con IFAD ho fatto un bellissimo viaggio alle porte del deserto del Marocco, a 100 km dalla città di Oujda, per un progetto di tutela del territorio. In questa zona il deserto avanza senza sosta, l’acqua diminuisce di giorno in giorno e non lascia scampo ai pochi allevatori nomadi che cercano di sopravvivere con le proprie bestie. Cucinare con le donne delle famiglie locali è stato straordinario: partecipare al loro rito del tè, accendere il fuoco, preparare il burro dentro a una marmitta arrugginita. Abbiamo preparato un tajine di pecora, accompagnato a tartufi selvatici”. Quello che parla con OnuItalia è un Carlo Cracco diverso dal severo giudice che si vede nelle cucine televisive di Masterchef Italia e Hell’s Kitchen: racconta della sua esperienza per l’IFAD, agenzia delle Nazioni Unite che sostiene lo sviluppo rurale, per la quale ha partecipato alla campagna “Ricette per il cambiamento”, una serie tv trasmessa sul web in cui grandi chef sensibilizzano l’opinione pubblica cucinando piatti con alimenti minacciati dal cambiamento climatico e mostra come l’IFAD aiuti gli agricoltori ad adattarsi.

Proprietario del ristorante “Cracco” a Milano, che ha conquistato tre stelle Michelin e figura nella classifica dei 50 ristoranti migliori del mondo, e reduce dell’apertura, dieci giorni fa, del nuovo ristorante “Ovo” a Mosca, il famoso chef, originario della provincia di Vicenza, ha piani che non riguardano solo la cucina italiana: “Con IFAD ho in cantiere  un progetto in Iran su cereali e pane”.  In Cambogia, invece, Cracco ha visitato, la scorsa estate, un progetto dell’IFAD nella provincia di Kandal, nel sud del Paese asiatico, dove siccità e piogge torrenziali hanno dimezzato i raccolti di riso, alimento di base in tutta l’Asia. “Il cambiamento climatico è un dato di fatto – evidenzia Cracco -. Forse si può rallentare, ma non si può fermare. Dobbiamo aiutare chi lavora la terra per sopravvivere”.

Chef Cracco, com’è nata la sua collaborazione con l’IFAD?

“E’ iniziata un po’ per caso, ma sta diventando sempre più forte e interessante. Mi sono appassionato alle loro cause e alle tematiche che vengono di volta in volta affrontate, a seconda dei Paesi e delle regioni che trattiamo. Spero, inoltre, che la mia esperienza con l’IFad possa rappresentare un messaggio positivo per le persone che fanno il mio mestiere, specialmente i giovani ai quali cerco di trasmettere valori, anche quelli del viaggio e della scoperta, fondamentali per crearsi una propria identità. La prossima tappa, non appena troverò il tempo, sarà l’Iran, per un progetto sui cereali e il pane”.

L’ultimo libro dello chef Carlo Cracco “In principio era l’anguria salata” (ed. Rizzoli)

L’ultimo libro dello chef Carlo Cracco “In principio era l’anguria salata” (ed. Rizzoli)

Il cibo è tante cose: è sinomino di famiglia, crescita, comunità, oggi è anche spettacolo, ma soprattutto è nutrimento vitale. Tuttavia, nel mondo coesistono più di un miliardo di persone che soffre la fame e un numero equivalente che patisce le conseguenze di un eccesso di nutrizione, nella forma di malattie metaboliche. Che ne pensa?

“E’ un paradosso inaccettabile. Il mondo è spaccato a metà: da una parte l’abbondanza, dall’altra la penuria di cibo, che continua a fare molte, troppe, vittime. Le cause sono molteplici e complesse: ci sono ragioni di natura economica, culturale e sociale.  Non sono un esperto di questo, ma la cosa certa è che noi che viviamo nei Paesi ‘ricchi’ abbiamo il dovere soprattutto morale, oltre che civile, di fare qualcosa per impedire questo. Un primo passo dovrebbe essere quello di educare: solo aumentando la  consapevolezza e l’informazione si possono sensibilizzare le persone ad avere una corretta condotta alimentare e a capire l’importanza di un sistema volto alla condivisione del cibo. Già nelle scuole si sta cominciando ad introdurre programmi di educazione alimentare, perché fin da piccoli è importante avere rispetto per il cibo, per la stagionalità degli alimenti, per gli ingredienti sani, che significa anche prima di tutto rispetto per se stessi e per gli altri”.

Il ristorante "Ovo" di Mosca, aperto da Carlo Cracco il 25 ottobre

Il ristorante “Ovo” di Mosca, aperto da Carlo Cracco il 25 ottobre

Oggi il sistema alimentare globale sarebbe in grado di garantire a tutti gli abitanti del pianeta una corretta nutrizione – come sostiene anche la campagna Onu #SfidaFameZero -, ma questo non avviene, anche a causa dello spreco di cibo. Qual è la sua opinione?

“Lo spreco di cibo è un grave  problema per cui si deve fare assolutamente qualcosa di concreto. Una bella iniziativa che tengo a menzionare è quella del “Refettorio Ambrosiano”, nata da un’idea di un grande chef come Massimo Bottura in collaborazione con la Caritas di Milano. Durante tutto il periodo di Expo 2015, negli spazi dell’ex teatro Greco di Milano, si sono alternati oltre 40 chef da tutto il mondo che hanno cucinato e ideato un menu per i più bisognosi, partendo dalle eccedenze e dagli avanzi alimentari raccolti ogni giorno ad Expo, ovviamente nel pieno rispetto delle normative europee in tema di sicurezza alimentare. In questo modo si sono salvati tantissimi ingredienti come pane, cereali, ecc..,  che sarebbero certamente stati buttati. L’iniziativa ha avuto talmente tanto successo che si sta tendanto di replicarla anche in altre città d’Italia e all’estero, come è avvenuto pochi mesi fa in occasione dei mondiali di Rio”.

(@francesmorandi, 7 novembre 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts