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Unesco: “827 giornalisti uccisi dal 2006, 213 nell’ultimo biennio”. Il 17 rapporto discusso in sede IPDC

NEW YORK/PARIS, 9 Novembre – “Almeno 827 giornalisti sono stati uccisi nell’ultimo decennio. La cifra dimostra la grandezza del rischio di esprimere le proprie opinioni e fare informazione”. Si apre così il rapporto sulla sicurezza dei giornalisti e il pericolo dell’impunità pubblicato da Unesco quest’anno. Il focus è sugli omicidi avvenuti tra il 2014 e il 2015, ma si guarda anche al decennio 2006-2015 per denunciare questa “forma ultima di censura”. Il 17 novembre sarà discusso dai 39 Stati membri del Programma internazionale per lo sviluppo della comunicazione (IPDC) dell’agenzia Onu, l’unico forum multilaterale del sistema delle Nazioni Unite creato sul funzionamento dei mezzi di comunicazione nei Paesi in Via di Sviluppo.

Il caso più recente è quello del 4 novembre che ha visto la morte del giornalista Nematullah Zahir. Reporter per Ariana TV, Zahir è stato ucciso in Afghanistan da una bomba vicino alla città di Lashkar Gah nella provincia di Helmand, mentre andava a lavoro. “E’ essenziale che le autorità e i media in Afghanistan facciano tutto ciò che è in loro potere per incrementare al sicurezza della stampa”, ha commentato la direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova, condannando nuovamente l’uccisione di Zahir.

Nel biennio 2014-2015, l’Unesco ha registrato l’uccisione di 213 giornalisti, 115 solo quest’anno, il secondo più mortale dell’ultimo decennio. In questo periodo, sono i Paesi arabi quelli più colpiti (36,5% dei casi, 78 uccisioni) “soprattutto per i conflitti in Siria, Iraq, Yemen, Libia”. Poi la regione dell’America Latina e dei Caraibi (24%), quella asiatica e del Pacifico (16%), e ancora Africa (12,5%), Europa centrale e orientale (6%), Europa occidentale e nord-America (5%).

conflict-graph-2014-2015_en_0Dai dati Unesco emerge che i più colpiti sono gli uomini (195 uccisioni) rispetto alle donne (18), e questo per uno squilibrio professionale alla base del settore a maggioranza maschile, e per una minore percentuale di inviate nelle zone di guerra. Nell’ultimo anno è cresciuto il numero di blogger e giornalisti di testate online vittime di agguati: 21 casi documentati nel 2015 rispetto ai due dell’anno precedente, metà dei quali siriani impegnati nella copertura della guerra in Siria. Nel biennio 2014-2015 la maggioranza dei reporter uccisi lavorava per tv, contro i reporter alla prevalenza di report di carta stampata negli anni precedenti.

Non sono contati nel rapporto i reporter che hanno subito torture, intimidazione, rapimenti, distruzione di materia, minacce, anche online. (@annaaserafini)

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