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Migrazioni: Gentiloni in West Africa getta le basi per un “mini compact”

The Italian Guardia Costiera saving lives in the Mediterranean

DAKAR, 11 NOVEMBRE – Colpire nei Paesi di partenza dei migranti i trafficanti di esseri umani, ma allo stesso tempo creare le condizioni in loco perché nessuno sia più costretto a partire rischiando la morte. Questo il senso dei colloqui del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che oggi a Dakar ha chiuso la prima missione congiunta di Italia e Commissione Ue in Africa occidentale. Il Senegal e’ stata l’ultima tappa dopo Niger e Mali di questo viaggio. I tre Paesi fanno parte dei cinque beneficiari dei primi progetti europei finanziati dal Trust Fund for Africa (gli altri due sono Etiopia e
Nigeria). Con questa visita l’Italia ha voluto dare un seguito al proprio impegno per l’Africa, che verrà portato anche al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2017.

La missione in West Africa è servita a gettare le basi per un ‘mini compact’ sui migranti. Il capo della Farnesina informerà personalmente il Commissario Ue Dimitris Avramopoulos (che ha annullato la sua partecipazione per motivi di salute) e l’Alto Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, alla quale “spetta il coordinamento dell’operazione”.

Il presidente senegalese Macky Sall

Il presidente senegalese Macky Sall

Le autorità del Senegal “ci hanno ripetuto le parole del presidente senegalese Macky Sall (in questi giorni negli Usa, ndr) sulla tolleranza zero contro le migrazioni illegali, che io condivido. E lo dico da rappresentante di un Paese che ha una delle due più grandi comunità senegalesi in Europa che è molto ben integrata, produce e dà lavoro, con eccellenti rapporti con l’Italia e gli italiani”, ha detto il ministro dopo l’incontro a Dakar con il collega senegalese Mankeur Ndiaye. Secondo Gentiloni, “man mano che ridurremo l’immigrazione irregolare potremo aumentarne le forme regolari”. Perché “il fenomeno durerà decine di anni, sta a noi decidere se saranno anni di lutto e criminalità, o anni di migrazione regolare controllata”.

Dal Senegal, come dal Mali, parte ogni anno il 5% dei migranti che, attraverso il deserto e il Mediterraneo, raggiungono le coste italiane in modo illegale, 8.740 solo nel 2016. Tuttavia, il Senegal non è – al contrario del Mali – un Paese reduce da una guerra e in via di stabilizzazione. Ed è per questo che si “lavora sui rimpatri” degli irregolari, alcuni dei quali ‘si spacciano’ per senegalesi pur non essendolo. “Le autorità locali – ha spiegato Gentiloni – tengono molto a concentrarsi sui rimpatri dei loro concittadini e non dei presunti senegalesi”. L’idea sul tavolo, non ancora definita, è che siano direttamente agenti senegalesi a identificare i migranti da rimpatriare “in base al loro registro di stato civile”.

A questo scopo il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, parte della delegazione italiana, ha invitato a Roma il ministro dell’Interno senegalese Abdoulaye Daouda Diallo. “Nei prossimi giorni”, ha aggiunto Gentiloni, ci sarà un incontro a Roma “per definire gli aspetti tecnici di questa collaborazione”. (@OnuItalia)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts